Viaggio al termine della notte: come attraversare la pandemia
di Antonio Spadaro , di Antonio SpadaroIl testo che segue è un estratto dal libro "Fuoco nella notte" di Antonio Spadaro
La prima pandemia globale dell'era digitale è arrivata all'improvviso. La corsa del mondo si è interrotta in una sospensione innaturale che ha fermato affari e abbracci. "Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell'aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti". Così papa Francesco ha dipinto una situazione senza precedenti. Sono le parole che egli ha pronunciato il 27 marzo 2020, in una piazza San Pietro completamente vuota, luogo di un'adorazione eucaristica e di una benedizione Urbi et Orbi accompagnate solamente dal suono delle campane, misto a quello delle ambu…
Il testo che segue è un estratto dal libro "Fuoco nella notte" di Antonio Spadaro
La prima pandemia globale dell'era digitale è arrivata all'improvviso. La corsa del mondo si è interrotta in una sospensione innaturale che ha fermato affari e abbracci. "Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell'aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti". Così papa Francesco ha dipinto una situazione senza precedenti. Sono le parole che egli ha pronunciato il 27 marzo 2020, in una piazza San Pietro completamente vuota, luogo di un'adorazione eucaristica e di una benedizione Urbi et Orbi accompagnate solamente dal suono delle campane, misto a quello delle ambulanze: il sacro e il dolore. Ma il Papa ha anche detto che proprio questo tempo segnato dalla crisi, legata alla pandemia da Covid-19, è un "tempo propizio per trovare il coraggio di una nuova immaginazione del possibile, con il realismo che solo il Vangelo può offrirci".
Dunque: le fitte tenebre ci fanno trovare il coraggio dell'immaginazione. Com'è stato possibile lanciare un messaggio simile in un momento di depressione e di paura? Noi siamo abituati al probabile, a quello che le nostre menti suppongono che, statisticamente parlando, possa accadere. Invece, spesso ci manca la visione del possibile, che a volte viene confinato nel mondo dell'utopia. Non siamo abituati ad abitare nella possibilità, come invece recita un verso di Emily Dickinson: I dwell in possibility. Abbiamo allora bisogno di un "realismo" che rompa "schemi, modalità e strutture fisse o caduche" e ci apra a immaginare un mondo diverso: "fare nuove tutte le cose", come dice l'Apocalisse. "Saremo disposti a cambiare gli stili di vita?", ci chiede il Papa. È chiaro che c'è un enorme bisogno di capire che cosa ci sta accadendo, di dare una lettura umana e spirituale di quel che viviamo. Per Francesco, "capire che cosa Dio ci stia dicendo in questi tempi di pandemia diventa una sfida anche per la missione della Chiesa". È anche chiaro che dobbiamo comprendere innanzitutto che cosa abbiamo sbagliato: il Papa - da leader davvero globale, l'unico, al momento, riconosciuto come tale anche da voci insospettabili - ha parlato di un Pianeta gravemente malato, di ingiustizie planetarie causate da un'economia che punta solo al profitto, di conflitti internazionali che sono oggi da far cessare subito, e così di embarghi ed egoismi nazionali. La pandemia ha smascherato la nostra vulnerabilità e le false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità.
Il cambiamento non potrà che avvenire facendo reagire chimicamente l'"annuncio straripante" del Vangelo e la vita "così come viene". È questo che genera lo "sguardo rinnovatore" che oggi ci serve. Non siamo chiamati a "ripartire" per tornare alla normalità di un'età dell'oro che in realtà non lo era, ma a "ricominciare". Le narrative della ripartenza sono dannose, perché tendono naturalmente a ripristinare equilibri che invece devono cambiare. Serve un nuovo inizio. Il coronavirus è, a suo modo, un alieno. O meglio: invadendo i nostri corpi, all'improvviso ci ha modificato lo sguardo, ci ha costretti a uno sguardo alieno, e noi abbiamo visto il mondo ribaltato. Da quella piazza San Pietro vuota, il 27 marzo 2020, Francesco ha parlato di una "immunità necessaria". Ma questo perché il virus è diventato metafora che svela un "mondo malato". L'immunità al virus diventa immagine dell'immunità necessaria contro il male del mondo. E anche la pandemia viene ribaltata metaforicamente nel suo significato proprio, nefasto, e intesa come "contagio della speranza".
Col Covid-19 ci siamo visti proiettati in uno spazio speculare che si è improvvisamente aperto davanti a noi. Abbiamo visto la nostra immagine invertita, ma, al contempo, connessa a tutto lo spazio che la circonda: le megalopoli deserte, il traffico azzerato, le città come appendici di campi vuoti. L'effetto è stato quello dello spinner, la rotellina che gira sui nostri monitor quando ci sono rallentamenti nei programmi o nelle connessioni del computer. Noi non tolleriamo la lentezza, l'attesa, e così normalmente abbandoniamo il programma bloccato o la connessione rallentata. Adesso invece lo spinner causato dal virus è prolungato, e lo stato di sospensione ha toccato la vita sociale, il senso dei rapporti, il culto e il commercio, il valore della presenza. Per questo l'infezione ci ha fatto provare il senso dell'apocalisse. Ed è emersa, a causa dello shock, l'incapacità di immaginare un futuro.
Durante questo tempo di pandemia Francesco ha pure puntato molto a costruire una nuova immaginazione per interpretare sia il momento presente sia il futuro, la visione del possibile. E per far questo ha fornito nei suoi discorsi potenti immagini quali la barca, la fiamma, il sottosuolo, la guerra, l'unzione, la finestra... Sono tessere che compongono il mosaico di un immaginario del possibile che, da una parte, mette in guardia e, dall'altra, incoraggia: "La fede ci permette una realistica e creativa immaginazione, capace di abbandonare la logica della ripetizione, della sostituzione o della conservazione" e ci spinge a "non avere paura di affrontare la realtà".
Una per tutte: la fiamma nella "notte di un mondo già alle prese con sfide epocali ed ora oppresso dalla pandemia, che mette a dura prova la nostra grande famiglia umana". E proprio in questa notte "è risuonata la voce della Chiesa: "Cristo, mia speranza, è risorto!"".
Francesco descrive quattro "notti". La prima notte tocca la vita del cittadino, che vive "un tempo di preoccupazione per l'avvenire che si presenta incerto, per il lavoro che si rischia di perdere e per le altre conseguenze che l'attuale crisi porta con sé". La seconda notte è rappresentata dalle sanzioni internazionali. Francesco lancia un appello affinché si allentino, dato che "inibiscono la possibilità dei Paesi che ne sono destinatari di fornire adeguato sostegno ai propri cittadini, e si mettano in condizione tutti gli Stati di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri". La terza notte è l'egoismo e la rivalità tra Stati. La quarta notte è quella rappresentata dai conflitti armati, con la richiesta di un "cessate il fuoco globale e immediato in tutti gli angoli del mondo".
È evidente che Francesco intende sviluppare il principio di leadership morale proprio della diplomazia vaticana, in un mondo che vede sconvolti i suoi equilibri geopolitici e che necessita di una robusta conferma delle dinamiche democratiche.
Il libro. Fuoco nella notte di Antonio Spadaro è edito da Edizioni Ares (pagg. 192, euro 14)