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Il viaggiatore etrusco ritrovato e restituito all'Italia

A Venezia è in mostra un frammento che era in vendita da Christie's, a New York. Acquistato dalla Fondazione Luigi Rovati, è stato donato allo Stato italiano
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Venezia - La mostra Una pagana felicità. Massimo Campigli e gli Etruschi allestita a Venezia negli spazi di Palazzo Franchetti (fino al 16 gennaio 2022) e dedicata all'incontro del pittore con l'arte etrusca ("un vero colpo di fulmine", come ha ricordato lo stesso Campigli), si è arricchita in questi giorni di una nuova opera. Si tratta del frammento di una lastra di terracotta dipinta rientrata in Italia dal mercato antiquario internazionale.

Il ritorno è stato reso possibile da una collaborazione tra pubblico e privato: la Fondazione "Luigi Rovati" l'ha acquistato presso la casa d'aste Christie's a New York per cederlo allo Stato italiano consentendone la fruizione pubblica assicurata dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e per l'Etruria Meridionale.

Il frammento, restaurato da Antonio Giglio, mostra un giovane, raffigurato di profilo, caratterizzato da una ricca acconci…

Venezia - La mostra Una pagana felicità. Massimo Campigli e gli Etruschi allestita a Venezia negli spazi di Palazzo Franchetti (fino al 16 gennaio 2022) e dedicata all'incontro del pittore con l'arte etrusca ("un vero colpo di fulmine", come ha ricordato lo stesso Campigli), si è arricchita in questi giorni di una nuova opera. Si tratta del frammento di una lastra di terracotta dipinta rientrata in Italia dal mercato antiquario internazionale.

Il ritorno è stato reso possibile da una collaborazione tra pubblico e privato: la Fondazione "Luigi Rovati" l'ha acquistato presso la casa d'aste Christie's a New York per cederlo allo Stato italiano consentendone la fruizione pubblica assicurata dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e per l'Etruria Meridionale.

Il frammento, restaurato da Antonio Giglio, mostra un giovane, raffigurato di profilo, caratterizzato da una ricca acconciatura costituita da riccioli bruni sulla fronte e da trecce di colore rossiccio che ricadono sulle spalle. Sulla testa indossa un cappello dalla forma caratteristica, che rinvia a un modello tipico dei viaggiatori nell'antichità, e tiene un lungo e sinuoso bastone in mano: altro particolare che può rinviare a un uomo in cammino. Per questo la lastra è stata detta del "Viaggiatore etrusco".

Più precisamente Daniele F. Maras, Leonardo Bochicchio e Rossella Zaccagnini che lo stanno studiando, hanno pensato che si possa trattare di un personaggio del mito raffigurato in atteggiamento di viandante e - in questa eventualità - propendono per riconoscervi Edipo. Non hanno scartato, comunque, del tutto l'ipotesi che il giovane possa raffigurare un attore impegnato in una perfomance rituale. La lastra sembra databile intorno al 500 a.C.

Essa s'inserisce in una produzione etrusca di particolare rilievo realizzata a Cerveteri - una delle maggiori città-stato etrusche e la più aperta verso i traffici commerciali che avvenivano nel Mediterraneo -  la cui conoscenza si è ampliata notevolmente negli ultimi anni grazie a un numero considerevole di esemplari, finiti nel mercato antiquario internazionale e recuperati grazie all'intervento del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale dell'Arma dei Carabinieri, e tramite un accordo di cooperazione internazionale con la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen. Si pensi che, negli anni Sessanta del Novecento, le lastre note erano 53 e il loro numero è arrivato ora a un totale di oltre quattrocento. Tra loro si annoverano anche quelle scoperte finalmente in uno scavo regolare e portato avanti con criteri scientifici in località Manganello sempre a Cerveteri.

Le lastre - realizzate tra la metà del VI e la metà del V secolo a. C. - erano destinate a decorare le pareti di edifici privati e pubblici (sacri e non) e dovevano affiancare tavole di legno con una funzione analoga. La maggioranza degli esemplari presenta misure standard che variano tra i 120-130 centimetri di altezza e i 50-60 di larghezza con uno spessore medio di 3 centimetri. Venivano posizionate affiancate così da comporre un fregio continuo: erano fissate alle pareti con grappe e, più di frequente, con chiodi da carpenteria.

Le scene dipinte rinviano a soggetti ispirati all'ideologia aristocratica e quindi a giochi atletici, a danze al suono della lira, ad esercizi militari svolti a piedi o a cavallo. Non mancano nemmeno riferimenti al mito, come, ad esempio, alle fatiche di Eracle o al giudizio di Paride per limitarsi a qualche esempio.

Nelle lastre si possono trovare riflessi della pittura su tavola che per il mondo etrusco, ma non solo, è andata completamente perduta.