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Se la sinistra abbandona il Natale alla destra

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Perché il documento della Ue, subito ritirato, sulla festa cristiana politicamente corretta, è un’altra occasione mancata per i laici
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Forse perché quasi tutti i suoi leader, a partire dai germanici Enrico e Goffredo, non hanno nomi ebreo-cristiani, la sinistra italiana si è concessa la miseria politica di regalare alla destra di Salvini e Meloni, ai loro sberleffi e alla loro esibita devozione non solo la difesa del Natale ma addirittura la difesa dell'onomastica ebreo-cristiana, a scorno di tutti i Maria, Giovanni, Luca, Giuseppe e ovviamente pure Matteo (tié).


E si è resa complice, con questo silenzio-assenso, di un delitto senza castigo, che il tardivo e goffo pentimento ha reso fantozziano. In gergo Ue si chiama malpractice. Lo ha commesso la laburista Dalli, presidente della commissione europea per la Parità. La signora maltese, che si è messa in salvo perché ha il nome greco, Helena, aveva elaborato infatti il nuovo linguaggio dell'inclusione che esclude, la grammatica che sgrammatica la fatica della Parità e del rispetto, con un documento di ra…

Forse perché quasi tutti i suoi leader, a partire dai germanici Enrico e Goffredo, non hanno nomi ebreo-cristiani, la sinistra italiana si è concessa la miseria politica di regalare alla destra di Salvini e Meloni, ai loro sberleffi e alla loro esibita devozione non solo la difesa del Natale ma addirittura la difesa dell'onomastica ebreo-cristiana, a scorno di tutti i Maria, Giovanni, Luca, Giuseppe e ovviamente pure Matteo (tié).


E si è resa complice, con questo silenzio-assenso, di un delitto senza castigo, che il tardivo e goffo pentimento ha reso fantozziano. In gergo Ue si chiama malpractice. Lo ha commesso la laburista Dalli, presidente della commissione europea per la Parità. La signora maltese, che si è messa in salvo perché ha il nome greco, Helena, aveva elaborato infatti il nuovo linguaggio dell'inclusione che esclude, la grammatica che sgrammatica la fatica della Parità e del rispetto, con un documento di raro umorismo, opera ripudiata per troppa vergogna. Ecco cos'è un malpractice: l'abuso di un'altissima funzione e di una parola nobilissima, Parità appunto, che non meritava l'illecito, la negligenza e l'imperizia di Helena Dalli e neppure le risate di disprezzo che l'hanno seppellita.


Ce l'ha raccontato ieri la collega Ginori, che è rimasta come al solito obiettiva benché anche il suo nome - Anais - verrebbe abolito come variante francese di Anna. Il documento infatti diventa grottesco, vale a dire comico e al tempo stesso allarmante, quando consiglia di cambiare i nomi che rimandano alle religioni, a tutte le religioni, anche se come esempi da escludere ci sono John e Maria e da includere Malika e Julio. Con l'ossessione di non ferire le minoranze, la signora Dalli ha dunque deciso di offendere la maggioranza. Si può dire che è una gran maleducata, ma politicamente corretta? Tanto più che la sua è una difesa non richiesta perché nessun musulmano, nessun indù, nessun scintoista... si sente offeso quando incontra una Maria o un Giovanni.


E chissà cosa hanno detto a Helena nella sua Malta che è un po' siciliana dai tempi di Carlo V, chissà se l'hanno rimproverata per l'esclusione di quasi tutti i siciliani, Carmelo, Rosario, Cateno, Carmine, Crocifissa, Annunziata, Addolorata, Epifània, Venera, Agata, Nunzio, Nunziatellla, Santina... e naturalmente Salvatore in tutte le sue varianti: Turiddu, Salvo, Totò e Sasà. Si può almeno dire che Helena è lunaticamente razzista ma politicamente corretta?


E passi per l'abolizione-esclusione di "Ladies and Gentlemen" che sono categorie a rischio, confinate ormai nell'enfasi delle presentazioni trash, sulla vetrina di qualche antico barbiere e parrucchiere, e nei bagni pubblici che faticano a rendere neutre le loro chiare, fresche e dolci acque.


Ma sul Natale, da abolire anche come nome, bisogna adesso farsi seri e dire che a noi laici sembra ipocrita questa guerra ai simboli religiosi della nostra tradizione. Ci sembra tanto ridicola quanto lo è, ad ogni novembre la crociata di qualche vescovo (primo fu il cardinale Ruini) contro il giocoso carnevalesco Halloween. Tanto più che Natale è la sola festa cristiana che è anche non cristiana, Natale è festa natale, la festa della rinascita, del rinnovamento, del cambiar pelle all'intero pianeta, è l'antico sogno palingenetico dell'umanità che si trasfigura nel bambino, senza nulla di offensivo o di vendicativo come invece c'è semmai nella Pasqua, nel giustizialismo della resurrezione. Il Natale è una festa di convergenza, di incontri di civiltà tra Occidente e Oriente, con i re Magi che vengono dalla Persia a celebrare la rinascita del mondo.


Ebbene, evitando la farsa ormai stantia del politicamente corretto del presepe multirazziale, la presidente inclusiva aveva completamente escluso il Natale, tollerando appena "l'albero della festa" e le generiche "buone vacanze" senza più Merry Christmas neppure nella versione di John Lennon. Ma la signora non ha chiesto ai wahabiti la sostituzione della mezzaluna con un orsacchiotto o un granello di sabbia del deserto.


Ed eccoci tornati all'inizio e alla sinistra che non si è sentita offesa neppure per l'inclusiva esclusione di Mattarella, che porta il nome di Sergio di Radonež, patrono di Russia, il santo più amato dai cristiani ortodossi. E allora - scherzi a parte, si dice - persino l'Iran, che è la teocrazia forse più intollerante, festeggia una tradizione preislamica che nessun ayatollah ha avuto mai il coraggio di proibire, il Capodanno zoroastriano (lo stesso Zarathustra che in Nietzsche diventa metafora).


Ecco, forse stiamo pian piano creando, nel cuore dell'Europa, gli ayatollah del politicamente corretto se è vero che a Natale, in Italia, in sintonia con la presidente Dilla ogni anno c'è chi veste i pastorelli con la kefiah, chi sostituisce la recita di Betlemme con quella di Cappuccetto Rosso, chi vuole la Madonna con il chador, chi vieta Tu scendi dalle stelle.


Si scatena, purtroppo a sinistra, il gioco infantile dell'etnologo dilettante, del siamo tutti Lévi-Strauss, del falso rispetto, della festa religiosa scaricata come il peso di un facchino o la soma di un somaro, con l'idea arrendevole che per onorare le altrui identità bisogna perdere di vista o rinunciare alla propria. Non è questo il relativismo. Ma i laici, che non sono orfani di assoluto, di assolutezze e di assolutismi, dovrebbero irridere e smontare lo sbracato politicamente corretto: il black tree in omaggio al black people, il Gesù nero, la colomba nera della pace, arlecchinate come un'ostia di pane nero.


Ecco perché è un peccato mortale lasciare a Salvini e Meloni la difesa del Natale e dell'onomastica ebreo-cristiana, non certo perché davvero quasi tutti i leader a sinistra non hanno nomi cristiani, non solo Letta e Bettini: D'Alema è latino, Bersani è un composto latino-francone, Vendola e Fratoianni sono greci, Boldrini è latina.... I solo cristiani ('mazza) sono Conte e Grillo, due Giuseppe. E se fosse per questo che non siamo messi tanto bene?