Raffaello e Caravaggio nel presepe della Cappella Sistina
di Dario Pappalardo , di Dario PappalardoCITTÀ DEL VATICANO - In cima alla "grotta" della Natività Caravaggio è intento a dipingere. Alle sue spalle, spunta Dante Alighieri. Sulla soglia della casa accanto, Raffaello sta completando il suo autoritratto. In strada, invece, si aggira Giulio II, il Papa mecenate. Non è una fiction distopica sulla storia dell'arte, ma il nuovo presepe della Cappella Sistina. È collocato fino al 15 gennaio 2022 all'ingresso dello spazio affrescato più celebre del mondo, sulla destra della porta da dove i cardinali entrano per il conclave. La sfida di questi pastori speciali di terracotta è quella di distrarre per un attimo l'attenzione dei visitatori dalla volta con gli episodi della Creazione, dalle scene bibliche delle pareti e - ovviamente - dal Giudizio Universale. Non sarà semplicissimo.
L'opera …
CITTÀ DEL VATICANO - In cima alla "grotta" della Natività Caravaggio è intento a dipingere. Alle sue spalle, spunta Dante Alighieri. Sulla soglia della casa accanto, Raffaello sta completando il suo autoritratto. In strada, invece, si aggira Giulio II, il Papa mecenate. Non è una fiction distopica sulla storia dell'arte, ma il nuovo presepe della Cappella Sistina. È collocato fino al 15 gennaio 2022 all'ingresso dello spazio affrescato più celebre del mondo, sulla destra della porta da dove i cardinali entrano per il conclave. La sfida di questi pastori speciali di terracotta è quella di distrarre per un attimo l'attenzione dei visitatori dalla volta con gli episodi della Creazione, dalle scene bibliche delle pareti e - ovviamente - dal Giudizio Universale. Non sarà semplicissimo.
L'opera è stata realizzata con il contributo della Fondazione Giulio e Giovanna Sacchetti, che porta lo stesso nome della famiglia già citata nel XVI canto del Paradiso. Giulio Sacchetti, scomparso nel 2010, era delegato speciale della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano. Fu lui a firmare il contratto nel 1980 per la pulitura e il restauro degli affreschi di Michelangelo. I lavori si conclusero nel 1994 con la messa solenne officiata da Giovanni Paolo II. "Accompagnavo le persone sui ponteggi durante i restauri - ricorda Giovanna Sacchetti, presidente della Fondazione - Ogni volta che potevo mi trovavo a tu per tu con Michelangelo, è un privilegio che non capita più. Mio marito oggi sarebbe contento di questo presepe che commemora il suo rapporto con la Sistina".
Il presepe di 3 metri di lunghezza e 2 di profondità è stato realizzato in nove mesi da Giuseppe Passeri. Doveva essere presentato già lo scorso anno in occasione dei 500 anni dalla morte di Raffaello. La pandemia ha fatto slittare i tempi, ma ha permesso che sulla scena apparissero anche Dante - siamo ancora nel settecentesimo della morte - e Caravaggio, nato 450 anni fa. Il contesto in cui è rappresentata la Natività è ispirato a Villa Adriana con una riproduzione di piazza della Cisterna di San Gimignano.
Sul timpano è riprodotto in miniatura l'affresco con la Scuola di Atene di Raffaello, l'originale si trova a qualche metro di distanza, nella Stanza della Segnatura. Oltre ai pastori tradizionali e ai personaggi storici con i costumi cuciti per l'occasione - Maria e Giuseppe sono vestiti come nello Sposalizio della Vergine di Raffaello che è a Brera - sono stati inseriti sulla scena alcune pietre minerali: un diaspro dell'arcipelago toscano, azzurriti del Marocco, lapislazzuli dell'Afghanistan. "Il presepe è un luogo dove tutto è possibile perché tutto è meraviglia, tutto è stupore", spiega Passeri, che ha prodotto l'opera grazie alle linee guida di Jean Paul Troili. Tutto è possibile, nel presepe: anche che Raffaello incontri Caravaggio. Nella realtà tra il pittore più amato dai papi e quello maledetto chissà come sarebbe andata a finire.