Ece Temelkuran: "Una parola per costruire il mondo nuovo"
di Ece Temelkuran , di Ece TemelkuranTroppi cuori spezzati per un mondo che, un tempo, Nonno Marx etichettò correttamente come senza cuore. Da quando prese il mondo per le spalle, scrollandolo per spronarlo a darsi una di mossa, le persone come me, che pensano che le parole possano essere un massaggio cardiaco per il cuore delle masse, appoggiano l’orecchio al petto dell’umanità e ascoltano. Ascoltiamo per sentire una parola, quella parola magica capace di scuotere l’umanità e farla alzare per salvarsi il cuore. Alcuni pensano che sia giustizia, altri credono che sia rabbia, altri ancora pensano che possa essere amore. Nessuno di noi sa se ha sentito la parola giusta, né se quell’unica parola è abbastanza potente da superare tutti i pericoli del pianeta, ma ci proviamo lo stesso, disperatamente, con la ferma convinzione dei bambini. Oggi, quando avvicino l’orecchio al cuore dell’umanità, sento la parola Dignità. Voglio puntare su questa …
Troppi cuori spezzati per un mondo che, un tempo, Nonno Marx etichettò correttamente come senza cuore. Da quando prese il mondo per le spalle, scrollandolo per spronarlo a darsi una di mossa, le persone come me, che pensano che le parole possano essere un massaggio cardiaco per il cuore delle masse, appoggiano l’orecchio al petto dell’umanità e ascoltano. Ascoltiamo per sentire una parola, quella parola magica capace di scuotere l’umanità e farla alzare per salvarsi il cuore. Alcuni pensano che sia giustizia, altri credono che sia rabbia, altri ancora pensano che possa essere amore. Nessuno di noi sa se ha sentito la parola giusta, né se quell’unica parola è abbastanza potente da superare tutti i pericoli del pianeta, ma ci proviamo lo stesso, disperatamente, con la ferma convinzione dei bambini. Oggi, quando avvicino l’orecchio al cuore dell’umanità, sento la parola Dignità. Voglio puntare su questa parola. Sommetto che, nel XXI secolo, la parola dignità sarà la bandiera dietro cui cammineranno e si solleveranno milioni di persone.
Non serve più essere un novello leninista “in cerca di segnali del momento giusto per la rivoluzione” né un attivista esagitato per riconoscere che il capitalismo, così come lo conosciamo, è giunto all’ultimo atto. Sempre più persone gridano apertamente un fatto: il contratto del capitalismo non viola soltanto il contratto della democrazia, ma anche il contratto dei diritti umani, che aveva dichiarato inviolabile la dignità umana. I popoli del mondo sono profondamente feriti. Non sentono solo il dolore dei morsi della fame, o la disperazione per l’oscena disuguaglianza e ingiustizia subita; le persone sono ferite in un senso più profondo. A tutti noi è molto chiaro che non valiamo niente se non siamo abbastanza redditizi.
Per credere che tutti soffrano, bisogna anche credere che la dignità di vittima e testimone sia danneggiata allo stesso modo. Naturalmente, il dolore provato non può essere lo stesso, ma se pensiamo alla dignità umana come a un valore condiviso, il livello di danno è uguale per tutti. Se così è, allora la dignità è un valore che attraversa tutte le classi: da quelle al vertice, dove si concludono i grandi affari a un costo umano devastante, fino al rifugiato seduto con le spalle cadenti su una barca di fortuna. Anche se non si fa abbastanza per contrastarlo, il danno alla dignità esiste per tutti ed è condiviso. O almeno, credo che lo diventerà se lo diciamo abbastanza.
Mentre scrivo queste parole sto per fare la valigia per venire in Italia. Le parole non significano nulla se non vengono fatte proprie e curate da chi crea eventi. Le parole non sono eventi. Mentre cresce la sofferenza di tutti per le nuove disuguaglianze del XXI secolo, il mio piano è assicurarmi di aver sentito la parola giusta quando ho posato l’orecchio sul petto dell’umanità. Se troviamo la parola giusta, voglio credere che riusciremo a raccogliere tutta la rabbia del pianeta, a unire tutte le proteste, a spazzare via i sintomi morbosi e a dare vita al mondo nuovo.
Ece Temelkuran è autrice de La fiducia e la dignità. Dieci scelte urgenti per un presente migliore (Bollati Beringhieri, traduzione di Giuliana Olivero, pagg. 144 euro 17)
Festival del Classico - La rassegna curata dalla Fondazione Circolo dei lettori, presieduta da Luciano Canfora e curata da Ugo Cardinale, torna in presenza dopo l’edizione “digitale” del 2020. Il tema di quest’anno è la dicotomia tra libertà e schiavitù. Oltre 40 gli appuntamenti previsti dal 2 al 5 dicembre Torino festivaldelclassico.it. Ece Temelkuran il 5 dicembre alle ore 15 sarà a Torino e parlerà di "Antiche e nuove disuguaglianze"
Più libri più liberi - Il 4 dicembre alle ore 13 Ece Temelkuran dialogherà con Francesca Mannocchi al festival Più libri più liberi di Roma