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Dick, il fratello mite

"Nel deserto di New York". Cinquantadue storie per vivere un anno, seppur virtualmente, nella Grande Mela. Racconto numero 14
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Ezzard è morto stamattina senza riprendere conoscenza. È stato in coma due giorni e mi chiedo quale sia stata l’ultima immagine che abbia visto.

Forse i pugni di Floyd che lo colpivano sul volto, gli spaccavano il naso e poi la tempia destra. Forse l’arbitro che tardava ad intervenire. Forse il pubblico in visibilio per il match più spettacolare degli ultimi anni.

La cosa che mi ha fatto più male è stato rivedere le immagini in tv: in quegli ultimi attimi si vede che l’orgoglio gli diceva di non mollare, ma c’è stato un momento in cui con lo sguardo ha cercato l’arbitro, implorandolo di interrompere lui il combattimento. Avrebbe salvato l’orgoglio e sarebbe caduto in piedi.

Ma era un incontro di quelli che capitano ogni decennio, sarebbe stato un crimine interromperlo.

Durante le operazioni di peso, aveva insultato Floyd, e gli aveva detto quello che aveva fatto alla moglie e la moglie aveva fatto a lui.…

Ezzard è morto stamattina senza riprendere conoscenza. È stato in coma due giorni e mi chiedo quale sia stata l’ultima immagine che abbia visto.

Forse i pugni di Floyd che lo colpivano sul volto, gli spaccavano il naso e poi la tempia destra. Forse l’arbitro che tardava ad intervenire. Forse il pubblico in visibilio per il match più spettacolare degli ultimi anni.

La cosa che mi ha fatto più male è stato rivedere le immagini in tv: in quegli ultimi attimi si vede che l’orgoglio gli diceva di non mollare, ma c’è stato un momento in cui con lo sguardo ha cercato l’arbitro, implorandolo di interrompere lui il combattimento. Avrebbe salvato l’orgoglio e sarebbe caduto in piedi.

Ma era un incontro di quelli che capitano ogni decennio, sarebbe stato un crimine interromperlo.

Durante le operazioni di peso, aveva insultato Floyd, e gli aveva detto quello che aveva fatto alla moglie e la moglie aveva fatto a lui. E lo aveva detto in modo che la stampa lo sentisse. Era fatto così Ezzard, non sapeva quando era il caso di fermarsi. Floyd aveva cominciato a tremare ed era diventato tutto rosso, ma aveva trattenuto l’ira, lui è un vero campione.

Quando l’arbitro ha dato gli ultimi avvertimenti sul ring si sono fissati negli occhi come non ho mai visto nessuno. Gli incontri si vincono in quel momento, questo lo sa ogni pugile, ed Ezzard ha mantenuto il solito atteggiamento strafottente. Quando si sono toccati i guantoni prima del gong ha persino sorriso: era sicuro di umiliarlo sul ring dopo avergli scopato la moglie. Ma nello sguardo di Floyd non c’era la solita promessa di dolore che ogni pugile fa al suo avversario, ma di morte.

Lo ha aggredito subito, con una furia bestiale, prima ancora che raggiungesse il centro del ring. Lo ha colpito con la velocità di un cobra, con la forza di un toro che sa che un giorno morirà anche lui ma in quel momento deve uccidere.

Sugli occhi, sul naso, sulle tempie, sulla bocca, facendogli volare la dentiera tra il pubblico. E ancora sulla bocca perché voleva vedergli sputare sangue. 

Lo sguardo era pieno di sgomento. Paura no, perché non sapeva cosa fosse, ma si guardava intorno come un bambino che scopre il primo dolore, che poi è la verità della vita.

E Floyd ha continuato a colpirlo sulla bocca e poi sulle tempie e ancora sulle tempie: voleva sfondargliele, e ci è riuscito.

Ha continuato a colpirlo anche quando Ezzard era privo di sensi, in balia della sua furia. L’arbitro si è deciso a bloccarlo dopo una combinazione di sedici pugni consecutivi, conclusa da un uppercut che lo ha sollevato di peso e fatto stramazzare sulle corde.   

Aveva gli occhi spalancati, Ezzard, ma non vedeva niente.

Il pubblico urlava e urlava, quello che aveva detto al peso lo avevano riportato tutti. Il silenzio è sceso solo quando lo hanno portato fuori dal ring, sembrava già morto, e in realtà lo era.

La morte cerebrale è arrivata stamattina, e quando gli hanno staccato i tubi ho pensato di andare da Floyd e ucciderlo. Poi ho pensato di uccidere anche l’arbitro.

Poi non ho fatto nulla, perché io sono Dick, il fratello mite, quello che dà sempre i consigli saggi, ma questa volta non è stato ascoltato.

Floyd sa che non ci saranno conseguenze legali: quello che succede sul ring è sciolto dalla legge degli uomini. Non ha fatto dichiarazioni, e non è venuto a trovarlo in ospedale. Quando mi hanno chiesto l’autorizzazione per espiantargli gli organi mi sono chiesto cosa abbia provato la moglie, cosa si sono detti, se stanno ancora insieme.