Marchionne e la missione del cambiamento
di Francesco Manacorda , di Francesco ManacordaDefinizione del primo intervistato. "Una persona estremamente ruvida". Secondo intervistato: "Un condottiero". Frase finale, pronunciata da lui stesso davanti a una platea di studenti: "Rimanete ambiziosi nei vostri obiettivi, perché rassegnarsi a una vita mediocre non vale mai la pena". Sergio Marchionne, come da titolo senza orpelli del documentario di Francesco Micciché che andrà in onda venerdì 17 alle 21.25 su Rai Tre è stato questo e molto altro. Pragmatico e visionario, durissimo ed esigente con i suoi collaboratori e allo stesso tempo capace di aperture dirette e improvvise, il manager che nell'arco di quasi quindici anni ha guidato la Fiat fuori dalla crisi portandola alla dimensione internazionale e aprendo la strada al futuro del gruppo, esce in molte delle sue sfaccettature da quasi due ore di filmato coprodotto da Red Film con Rai Documentari e Luce Cinecittà.
Micciché fa del suo meglio p…
Definizione del primo intervistato. "Una persona estremamente ruvida". Secondo intervistato: "Un condottiero". Frase finale, pronunciata da lui stesso davanti a una platea di studenti: "Rimanete ambiziosi nei vostri obiettivi, perché rassegnarsi a una vita mediocre non vale mai la pena". Sergio Marchionne, come da titolo senza orpelli del documentario di Francesco Micciché che andrà in onda venerdì 17 alle 21.25 su Rai Tre è stato questo e molto altro. Pragmatico e visionario, durissimo ed esigente con i suoi collaboratori e allo stesso tempo capace di aperture dirette e improvvise, il manager che nell'arco di quasi quindici anni ha guidato la Fiat fuori dalla crisi portandola alla dimensione internazionale e aprendo la strada al futuro del gruppo, esce in molte delle sue sfaccettature da quasi due ore di filmato coprodotto da Red Film con Rai Documentari e Luce Cinecittà.
Micciché fa del suo meglio per sfuggire al rischio dell'agiografia post mortem. Unendo spezzoni di repertorio, interviste a chi ha collaborato con Marchionne o gli è stato anche fieramente avversario, interventi dello stesso manager, tira fuori il quadro di una personalità complessa con una capacità di leadership molto incisiva, che ha fatto del cambiamento - del cambiamento continuo, verrebbe da dire - la sua filosofia di vita e di lavoro; due ambiti che nel suo caso lui stesso non ha mai voluto distinguere fino alla fine, quando muore di tumore in una clinica svizzera nel luglio 2018.
Marchionne è uno "straniero", come da titolo di una delle sue biografie, prima in Canada dove arriva a 14 anni a seguito della famiglia emigrata dall'Abruzzo senza sapere una parola d'inglese, e poi nel 2004, quando dalla Svizzera e da un'esperienza nell'auto che fino ad allora era quella di un semplice consigliere d'amministrazione della Fiat, arriva alla guida del gruppo nel tragico momento della scomparsa di Umberto Agnelli e della cacciata di Giuseppe Morchio. Ma è uno straniero che approfitta della sua esperienza non per adattarsi all'ambiente che trova, ma per modificarlo a fondo secondo il suo credo: "Ho la convinzione che l'onestà intellettuale sia il modo migliore di dare il proprio contributo e per compiere assieme qualche passo avanti".
La rivoluzione al Lingotto con una prima epurazione di manager: la scelta di Marchionne di circondarsi di una prima linea di dirigenti spesso giovanissimi, che nel documentario ricordano quasi con nostalgia le telefonate con due ore di preavviso per partire all'improvviso. Il rapporto con gli azionisti e la riconoscenza dell'attuale presidente di Stellantis ed Exor John Elkann: "Ha trasformato delle situazioni di grande difficoltà nelle società in cui ha lavorato e ha permesso a queste società di risanarsi e di potersi sviluppare".
Ma l'uomo del cambiamento è anche destinato a scontrarsi in modo duro con le sue controparti. Largo spazio, nel documentario, a Maurizio Landini, oggi segretario generale della Cgil e all'epoca dei metalmeccanici Fiom, che non lesina le sue critiche al manager per le scelte fatte sugli stabilimenti italiani, in particolare il passaggio a un contratto separato per Pomigliano d'Arco.
Poi la missione americana, l'impensabile fusione con Chrysler, gli ultimi anni che vedono l'ormai Fca lontana dai pericoli di quel lontano 2004. "Un uomo tutta sostanza e niente apparenza", ce lo consegna Lupo Rattazzi, anche lui tra gli azionisti del gruppo. Ma proprio in tv, dove dell'apparenza non si può fare a meno, l'anti-immagine di Marchionne e del suo iconico maglione resta impressa.