Un documento per far ripartire l’Europa
Claudio Tito , Claudio TitoQuesta Europa non basta. L'architettura dell'Unione, le sue regole non sono più sufficienti per affrontare la seconda fase della globalizzazione e le crisi che il mondo attraversa. Quelle della pandemia ma anche quelle determinate da un nuovo sistema di potere che si sta imponendo sul Pianeta. Che spinge ad uno slittamento a est del centro di gravità di tutti gli interessi e che provoca inevitabilmente una serie di tensioni anche sul piano militare. Per questo il Mulino, attraverso la sua associazione, ha stilato un documento nel tentativo di offrire un contributo alla Conferenza per il futuro dell'Europa che terminerà i suoi lavori nella prossima primavera.
Certo, la speranza che questo organismo possa davvero cambiare i Trattati sembra non essere esattamente ben riposta. Sono in tanti, tra i 27, a chiedere che nulla cambi. Eppure, un adeguamento della governance e delle mission appare fondamentale. Perché il sistema dell'eurozona ha prese…
Questa Europa non basta. L'architettura dell'Unione, le sue regole non sono più sufficienti per affrontare la seconda fase della globalizzazione e le crisi che il mondo attraversa. Quelle della pandemia ma anche quelle determinate da un nuovo sistema di potere che si sta imponendo sul Pianeta. Che spinge ad uno slittamento a est del centro di gravità di tutti gli interessi e che provoca inevitabilmente una serie di tensioni anche sul piano militare. Per questo il Mulino, attraverso la sua associazione, ha stilato un documento nel tentativo di offrire un contributo alla Conferenza per il futuro dell'Europa che terminerà i suoi lavori nella prossima primavera.
Certo, la speranza che questo organismo possa davvero cambiare i Trattati sembra non essere esattamente ben riposta. Sono in tanti, tra i 27, a chiedere che nulla cambi. Eppure, un adeguamento della governance e delle mission appare fondamentale. Perché il sistema dell'eurozona ha presentato in questa fase "modelli che alla fine hanno favorito le economie più forti, imponendo una logica dell'austerità di corto respiro". E ha provocato effetti di disgregazione come ha dimostrato la Brexit e l'affermarsi, soprattutto a est, di spinte sovraniste e sostanzialmente anti-europee. Sugli obiettivi del Mulino, allora, ieri si sono confrontati Giuliano Amato, Romano Prodi, Chiara Saraceno e Paola Severino. Le riflessioni sono in larga parte unanimi.
L'Europa ha bisogno di trasformarsi. Altrimenti è destinata al declino. E deve farlo a tutti i costi. Anche attraverso il meccanismo delle "cooperazioni rafforzate". Una soluzione forse temporanea ma che sarebbe inevitabile dinanzi al potenziale immobilismo dei 27. Che spesso, anzi quasi sistematicamente, si trincerano dietro la regola dell'unanimità per bloccare ogni cambiamento e ogni progresso. E per difendere in primo luogo gli interessi nazionali di breve durata anziché coltivare una visione comunitaria di lungo periodo.
Nel documento si sottolinea l'esigenza di arrivare ad una nuova "dimensione sociale" che individui un welfare comune, l'obbligo di costruire una "identità europea" sulla transizione ecologica, il dovere di una Unione della Salute, e una autonomia strategica capace di disegnare una linea di difesa e sicurezza. Per questo, il progetto consiste nel trasferire sempre più competenze dai singoli Stati all'Unione. "Una riforma vera e profonda è ora ineludibile definendo gli elementi essenziali di un'Europa unita, democratica e solidale".
Il primo a lanciare un velo di realismo è Giuliano Amato. "Ci aspettiamo che si faccia tutto questo a 27? O che ci si arrivi con le cooperazioni rafforzate? Nel primo caso rischiamo di passare i prossimi 20 anni a parlare del voto a maggioranza e non all'unanimità". È questa la malattia di Bruxelles. Quel virus che soffoca qualsiasi aspirazione alla novità: la regola delle decisioni all'unanimità. La prospettiva che il giudice costituzionale indica è quindi quella di costruire una direttrice iniziale tra i tre paesi principali dell'Ue e che sono anche confinanti: Italia, Francia e Germania". Del resto, il nucleo iniziale dell'Unione era composto da 6 membri. E se l'obiettivo sono le politiche sociali con l'individuazione di un "livello minimo di welfare" o l'introduzione di una nuova gestione dei migranti superando la distinzione tra rifugiati ed economici, allora il "ponte" delle cooperazioni rafforzate è sostanzialmente inevitabile.
"Ha ragione Giuliano - dice Prodi - servono le cooperazioni rafforzate". I Trattati prevedono che siano almeno nove stati-membri a realizzarle. Ma se ai tre principali si aggiunge la Spagna, il passo per arrivare a quella quota è breve. "La Conferenza per il futuro dell'Europa è iniziata - osserva sconsolato l'ex presidente della Commissione europea - e già almeno metà degli Stati hanno detto che i Trattati non cambiano". Il vero guado, allora, non si attraversa solo con la transizione ecologica ("dobbiamo ricordarci che l'Europa produce il 7% di inquinamento globale") ma con una politica estera e di Difesa comune. "Altrimenti siamo ridicoli, come lo siamo ad esempio sulla Libia". E se su questo terreno lo scoglio è quasi sempre la Francia, Prodi avverte che l'Ue rischia di perdere del tutto la sua "forza dialettica anche con gli Usa". "Cambiare per sopravvivere".
Per Chiara Saraceno, la dimensione sociale è fondamentale. E il NExtGenerationEu, può rappresentare un modello da seguire anche per il futuro. Ma c'è un aspetto che va valutato e che riguarda la natura stessa dell'Unione europea: i suoi valori democratici. "In alcuni Paesi sono messi in dubbio. E l'Unione è stata ed è meno severa con loro rispetto a chi sfora qualche parametro. Il quesito è: quei Paesi possono stare nell'Unione?". Naturalmente il riferimento è soprattutto alla Polonia e all'Ungheria. E a suo giudizio, un atteggiamento comprensivo "rischia di legittimare i sovranisti".
"Nessuno - ammette l'ex Guardasigilli Severino - si fa illusioni sulla Conferenza per il futuro dell'Europa - ma senza dubbio le cooperazioni rafforzate hanno funzionato in passato. Se poi portano ad obiettivi meno ambiziosi, va bene. L'importante è non fermarsi". Severino, che è anche copresidente del Comitato Scientifico per la partecipazione italiana alla Conferenza, ci tiene a sottolineare l'importanza di alcuni traguardi: "La creazione di valori comuni nei nostri giovani, la democratizzazione del digitale e in particolare del suo accesso e la protezione dei dati e cybersecurity". Il cantiere europeo è dunque aperto. Quando e se si chiuderà, però, è il vero interrogativo che tutti si pongono.