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Fran

"Nel deserto di New York". Cinquantadue storie per vivere un anno, seppur virtualmente, nella Grande Mela. Racconto numero 16
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Il mio nome è Francoise, ma tutti mi chiamano Fran. C’è anche chi dice Frannie, ma non mi è mai piaciuto: lo usa solo chi esibisce un’intimità che non c’è.

Ho intervistato tre premi Nobel, sette Pulitzer, otto National Book Award e ho perso il conto dei vincitori dei premi minori. Per non parlare delle personalità politiche, gli scienziati e la gente di spettacolo.

Scrivo per un giornale francese piccolo e poco autorevole, dove sono una star perché sono l’unica in grado di intervistare personaggi di questo calibro.

Le mie conoscenze sono invidiate da tutti, e i miei metodi segreti.

Mio padre è stato un professore molto stimato, autore di saggi critici pubblicati in tutto il mondo, e mio nonno era uno scrittore famoso: credono tutti che debba a loro il mio successo, ma in realtà il mio cognome è servito solo per farmi assumere. All’epoca mio padre fece una telefonata al quale il mio …

Il mio nome è Francoise, ma tutti mi chiamano Fran. C’è anche chi dice Frannie, ma non mi è mai piaciuto: lo usa solo chi esibisce un’intimità che non c’è.

Ho intervistato tre premi Nobel, sette Pulitzer, otto National Book Award e ho perso il conto dei vincitori dei premi minori. Per non parlare delle personalità politiche, gli scienziati e la gente di spettacolo.

Scrivo per un giornale francese piccolo e poco autorevole, dove sono una star perché sono l’unica in grado di intervistare personaggi di questo calibro.

Le mie conoscenze sono invidiate da tutti, e i miei metodi segreti.

Mio padre è stato un professore molto stimato, autore di saggi critici pubblicati in tutto il mondo, e mio nonno era uno scrittore famoso: credono tutti che debba a loro il mio successo, ma in realtà il mio cognome è servito solo per farmi assumere. All’epoca mio padre fece una telefonata al quale il mio direttore rispose con deferenza. Quando è morto, sei mesi fa, mi ha detto che era fiero di una figlia come me. Ogni volta che facevo un’intervista mi chiedeva di salutare i suoi amici scrittori, anche i più giovani, che seguiva con interesse, e io gli raccontavo di come rispondevano ai suoi saluti, del calore con cui contraccambiavano, delle loro caratteristiche più intime e anche dei loro tic.

Voleva sapere sempre come erano le loro case: si capisce molto di uno scrittore, da come vive, Francoise.

Ma la verità è che io non ho mai intervistato nessuno: i miei articoli sono dei collage d’interviste che trovo su internet ed adatto secondo l’opportunità del momento. Non crediate sia facile, è un lavoro lungo e faticoso. E sfido io chiunque a dire che si tratta di falsi: le dichiarazioni sono tutte vere, solo che non le hanno fatte a me.

Si, qualcosa la aggiungo sempre, ma sto ben attenta a non scrivere una parola che non avrebbero detto o contraria ai loro ideali e alla loro poetica. La verità è che nelle mie interviste gli scrittori escono molto bene: dicono cose ispirate, esattamente quello che il lettore vuole sentire e il mio editore vuole pubblicare.

La settimana scorsa un mio articolo è stato rilanciato da molte agenzie, e un romanziere ha smentito la mia intervista. È un uomo amaro, giunto al tramonto della vita: “non so nemmeno chi sia, questa signora”, ha dichiarato, e il sarcasmo con cui ha pronunciato signora era pieno di misoginia.

Negli ultimi anni ho pubblicato almeno tre interviste con lui, nelle quali il sarcasmo era enfatizzato per rivelarne l’anima: non l’ho mai incontrato, ma lo conosco come pochi.

Questa sua dichiarazione mi ha messo nei guai, perché è stata pubblicata su tutti i giornali, e nel giro di pochi giorni sono arrivate le smentite dei tre premi Nobel, dei National Book Award e di tutti i Pulitzer tranne uno, che nel frattempo è morto.

Il mio direttore mi ha convocato d’urgenza, ma io mi sono tenuta alla larga: ho lasciato un messaggio in segreteria in cui dicevo che ero in Francia. Non ho risposto alle chiamate, sempre più pressanti e infuocate, né alle e-mail. So cosa diranno e io non so cosa possa dire.

Ma oggi ho deciso di andare in redazione, e sarò licenziata. Forse perderà il posto anche il direttore, ma credo che abbia sempre saputo.

È un ipocrita ed un ingrato, come gli scrittori del resto: non sono mai stati così acuti e intelligenti come nei miei articoli. Non sapete quanti complimenti ho avuto, dai lettori.

Mio padre ne avrebbe sofferto molto, ma avrebbe continuato a dire che le mie interviste sono bellissime.