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Oltre la fede. Una Chiesa moderna in cammino

(agf)
Il fondatore di “Repubblica” ripercorre la storia del cristianesimo fino all’impegno di Francesco per rispondere alle sfide del nostro tempo
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Ho deciso di ritornare su un tema che mi è caro e che ho affrontato in un articolo di qualche settimana fa. Mi riferisco all’argomento che è anche centrale nel mio libro dal titolo Il Dio unico e la società moderna — Incontri con papa Francesco e il cardinale Carlo Maria Martini (Einaudi) di cui mi piace riproporvi parte della introduzione.

Un non credente quale io sono è molto interessato alla storia della Chiesa che cominciò quando Paolo cadde da cavallo mentre andava da Gerusalemme a Damasco. Svenne, si risvegliò — come lui racconta in alcune sue lettere — quando un angelo lo sollevò da terra ed entrò nell’anima e la trasformò. Paolo si considerò uno degli apostoli di Gesù. Gli apostoli erano tredici uno dei quali però tradì Gesù e lo denunciò alle autorità del Tempio di Gerusalemme dalle quali fu anche pagato per questa sua confessione. Qua…

Ho deciso di ritornare su un tema che mi è caro e che ho affrontato in un articolo di qualche settimana fa. Mi riferisco all’argomento che è anche centrale nel mio libro dal titolo Il Dio unico e la società moderna — Incontri con papa Francesco e il cardinale Carlo Maria Martini (Einaudi) di cui mi piace riproporvi parte della introduzione.

Un non credente quale io sono è molto interessato alla storia della Chiesa che cominciò quando Paolo cadde da cavallo mentre andava da Gerusalemme a Damasco. Svenne, si risvegliò — come lui racconta in alcune sue lettere — quando un angelo lo sollevò da terra ed entrò nell’anima e la trasformò. Paolo si considerò uno degli apostoli di Gesù. Gli apostoli erano tredici uno dei quali però tradì Gesù e lo denunciò alle autorità del Tempio di Gerusalemme dalle quali fu anche pagato per questa sua confessione. Quando Gesù fu poi crocifisso l’apostolo traditore che si chiamava Giuda si impiccò. Paolo, il cui nome ebraico era Saul, diventò una delle figure più importanti del nascente cristianesimo che al tempo era una delle tante comunità ebraiche che praticavano ognuna a suo modo la religione diretta dai sacerdoti del Tempio. Strano a dirsi ma in realtà il primo a considerare l’insegnamento di Gesù, la sua predicazione durata tre anni ed infine il suo arrivo a Gerusalemme, l’Ultima Cena e la Crocifissione, fu Paolo. Tutti gli altri, apostoli e seguaci, ritenevano l’insegnamento di Cristo come una sorta di aggiornamento della religione ebraica che restava il punto di riferimento, almeno fino a quando i sacerdoti del Tempio guidato da Anna e Caifa, chiesero che Gesù fosse arrestato e giustiziato. Tuttavia nonostante ciò il Cristianesimo continuava ad essere concepito come una variante, sia pure molto importante, dell’Ebraismo.

Di qui comincia la parte della Bibbia chiamata il Nuovo Testamento che racconta a suo modo la storia di Gesù. Comunque la storia cristiana era connessa a quella ebraica, ma la differenza fondamentale riguarda i due personaggi che ne furono i fondatori. L’ebraismo vede come rappresentante di Dio in terra la figura di Mosè e dei discendenti, così come la storia cristiana è imperniata su quello che fu ritenuto il figlio di Dio, incarnato per convertire gli uomini alla nuova religione.

La morte di Gesù di Nazareth suscitò una serie di contrasti e polemiche dovuti proprio a una religione da poco sottratta all’iniziale forma concepita dalla comunità ebraico-cristiana, che come abbiamo già detto fu superata dall’intervento di Saul Paolo. Ci furono molte differenze in queste religioni, la prima delle quali è il rapporto del figlio di Dio con Dio Padre. Una delle tesi più accreditate riguarda la lunga polemica poi superata. A me è capitato personalmente di parlarne anche con papa Francesco nel nostro primo incontro qualche anno fa e Sua Santità che in queste cose è preparatissimo, mi rispose: «Quando Dio, che è unico per tutte le genti di tutto il mondo, ad un certo punto decide che vi sia una sua incarnazione per aiutare l’umanità a credere nell’aldilà e a comportarsi adeguatamente, decide di incarnarsi, ma nel momento in cui si incarna diventa un uomo a tutti gli effetti, carne ed ossa perfino nel pensare e nell’agire». Cioè è un uomo vero e totale e lo dimostra nell’ultima settimana trascorsa a Gerusalemme, nell’ultima cena e nell’orto di Getsemani dove prega Dio di esentarlo dall’esser crocifisso, ma Dio non gli risponde. Anche sulla croce è un uomo che si rivolge a quello che chiama il Padre e quasi lo rimprovera dicendogli «Padre perché mi hai abbandonato?». Era un uomo fino a quando fu messo nel sepolcro dalle donne che ne ricomposero il cadavere. Quella notte nel sepolcro l’uomo scomparve e da quella grotta uscì in sembianze di uno spirito.

Nei primi quattrocento anni dopo la morte di Gesù di Nazareth ci sono stati ampie discussioni teologiche come già abbiamo accennato, ma anche persecuzioni da parte del potere pubblico romano ed dei popoli barbarici che percorrevano l’Europa saccheggiando e trucidandone gli abitanti. In mezzo a questa confusione si affermarono alcune eresie rispetto alla dottrina di Pietro e di Paolo nonché di tutti gli Evangelisti a cominciare da Giovanni.

È a questo punto che si staglia una figura che rappresenta una delle colonne della religione cristiana: Agostino, vescovo di Ippona. Prima di avere questa carica e la forza intellettuale e religiosa che essa gli diede, Agostino si era occupato di molti argomenti spesso religiosi ma talvolta semplicemente culturali e politici. A quei tempi la religione cristiana era ancora traballante, riconosciuta da molti imperatori romani, ma osteggiata e perseguitata da altri. Il tutto si svolgeva per di più in una fase in cui l’impero romano era alla propria fine: Odoacre lo proclamò ufficialmente finito nel 476, ma negli ultimi cent’anni l’impero era già l’ombra di se stesso.

Il pensiero cristiano, in tutti i secoli che seguirono la morte di Gesù e definito poi “patristica”, era agitato da contrasti che mettevano in discussione diversi punti della religione ancora nuova. Agostino era diventato molto amico dell’arcivescovo di Milano Ambrogio, che poi fu proclamato Santo e aveva stabilito con lui un rapporto di profonda e reciproca stima tanto che a un certo punto Ambrogio lo costrinse ad accettare la nomina di vescovo nella sede africana. Agostino accettò e naturalmente si trovò al centro dei dibattiti che infuriavano. La sua posizione sosteneva che la Grazia potesse essere conservata dalla libertà degli uomini o violata esponendo i violatori al divino castigo.
Nel frattempo la religione continuava ad espandersi ma negli ultimi cent’anni dell’impero romano già moribondo orde di barbari invasero l’Europa e i paesi dell’Africa affacciata sul Mediterraneo. I Vandali soprattutto e i Goti, i Franchi i seguaci di Attila, i Longobardi. Le coorti che ancora al servizio dell’impero cercavano di contrastarli qualche volta ci riuscivano, ma spesso i loro comandanti erano ex barbari che avevano ritenuto più opportuno comandare le legioni romane ancora esistenti.

In questo caos il Cristianesimo avanzava affindandosi soprattutto a coloro che rifiutavano la violenza, tra questi i vescovi e i monaci che dipendevano dai vescovi, anche se si trattava di una dipendenza più formale che sostanziale. I monaci agivano in modi diversi e più prossimi ai poveri dei quali visitavano le case e offrivano ospitalità nei loro monasteri. È a questo punto che sorge la figura di Gregorio VII il quale fu proclamato Papa nel 1073 e tale rimase fino alla morte nel 1085. Gregorio veniva da un lungo periodo passato nel convento di Cluny, ma la sua forza religiosa era tale che fu proclamato Papa mentre era in corso una vera e propria lotta per le investiture e cioè la nomina dei vescovi e contemporaneamente il riconoscimento e la benedizione dei Papi nei confronti dei Re che ne ottenevano insieme alla benedizione anche, in alcuni casi, la nomina a Imperatore che era uno solo in tutta l’Europa cristiana come uno solo era il Papa.

Negli ultimi sette anni di papato Gregorio cambiò profondamente la Chiesa rivendicando che i vescovi venissero nominati soltanto dal Papa o dal sinodo dei vescovi già esistenti. I re cattolici dovevano prendere atto dei nuovi vescovi nominati nei territori che i re amministravano e a loro volta, benedetti dal Papa come imperatori, ottenevano la supervisione sui reami esistenti. Nessuno ignorava che Gregorio VII aveva reso esplicita la sua grande forza di cambiamento negli ultimi sette anni del suo pontificato. La lotta per le investiture di fatto si concluse con la forza travolgente di papa Gregorio che visse anche il drammatico episodio in cui l’imperatore di Germania Enrico, essendosi appropriato dell’investitura dei vescovi tedeschi, fu scomunicato da Gregorio.

La chiesa cristiana e quella cattolica in particolare si sono gradualmente diffuse in tutto il mondo occidentale ed anche in Russia e in Australia. In maggior parte cattolica anche se molto numerosa pure quella cristiana, ma protestante e ortodossa. Il problema di modernizzare la Chiesa si presenta storicamente ogni due o tre secoli ed è per questo che il Cristianesimo ha resistito oltre duemila anni e continua ad esistere sempre più ampiamente. Ci sono stati naturalmente Papi modesti e Papi dotati di grandi qualità e la stessa cosa è avvenuta nei vescovi e nei cardinali. L’uomo è uomo quali che siano le cariche che ricopre. La società del primo Rinascimento ha attraversato un periodo molto oscuro della Chiesa che era ormai diventata una delle potenze politiche oltreché religiose.

Adesso siamo ad una necessità di modernizzare la Chiesa adeguandola alla società che compone il mondo ed ha le sue proprie religioni, alcune monoteistiche, ma con un Dio proprio, che non è quello della Bibbia e soprattutto quello raccontato dai Vangeli. Il Papa che abbiamo oggi, preceduto nel tempo dall’azione del cardinale Martini, ha affermato ed afferma costantemente che il Dio creatore è unico in tutto il mondo. Non può esistere un dio di proprietà di un solo popolo. Storicamente queste situazione si verificano in molti Paesi ma papa Francesco dice il vero per chi crede in un Dio: quel Dio è uno solo, l’epoca degli dei è ormai di duemila anni fa ed ha perso ogni senso.