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Riscoprendo Bernardo Strozzi, il Caravaggio di Genova

Bernardo Strozzi, Gesù Bambino dormiente 
Alla Fondazione Pallavicino, a cura di Vittorio Sgarbi, una mostra di soli due giorni che vuole essere un omaggio al Natale, per portare una ventata di ottimismo
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GENOVA
E' un Vittorio Sgarbi soddisfatto quello che guarda con attenzione, aiutato dalla luce della sua pila, ogni particolare delle cinque opere di Bernardo Strozzi esposte a Genova, in una delle sale del Palazzo in Piazza Fontane Marose, sede della Fondazione del principe Domenico Antonio Pallavicino, di cui Sgarbi è il direttore artistico. Inaugura una mostra della durata di soli due giorni (chiude oggi), in realtà un piccolo ma intenso assaggio delle future attività: "Genova, città ricca di palazzi, chiese e di collezioni, ha una nuova voce - spiega Sgarbi - Questa di Bernardo Strozzi non è una mostra che nasce e muore, è un risveglio di un corpo addormentato; in questo complicato periodo abbiamo già mandato altri segnali, abbiamo fatto diverse pubblicazioni, dedicate agli storici dell'arte, a Francesco Arcangeli, anche mio maestro, a Ezia Gavazza, a Gianfranco Bruno".

Non solo esposizioni, ma anche ricerca per qu…

GENOVA
E' un Vittorio Sgarbi soddisfatto quello che guarda con attenzione, aiutato dalla luce della sua pila, ogni particolare delle cinque opere di Bernardo Strozzi esposte a Genova, in una delle sale del Palazzo in Piazza Fontane Marose, sede della Fondazione del principe Domenico Antonio Pallavicino, di cui Sgarbi è il direttore artistico. Inaugura una mostra della durata di soli due giorni (chiude oggi), in realtà un piccolo ma intenso assaggio delle future attività: "Genova, città ricca di palazzi, chiese e di collezioni, ha una nuova voce - spiega Sgarbi - Questa di Bernardo Strozzi non è una mostra che nasce e muore, è un risveglio di un corpo addormentato; in questo complicato periodo abbiamo già mandato altri segnali, abbiamo fatto diverse pubblicazioni, dedicate agli storici dell'arte, a Francesco Arcangeli, anche mio maestro, a Ezia Gavazza, a Gianfranco Bruno".

Non solo esposizioni, ma anche ricerca per questa fondazione che ha donato recentemente una statua alla città su Paganini, realizzata dall'artista Livio Scarpella; per il 2022, definito l'anno del grande barocco, a Palazzo Pallavicino si organizzerà una mostra al piano nobile con le opere della collezione di Sgarbi, una quarantina, a cui si aggiungerà l'apertura di cinque sale per vedere la collezione di Domenico Antonio Pallavicino. Intanto, oggi si è partiti: le porte dello spettacolare palazzo costruito nel Cinquecento sono state aperte al pubblico per ammirare un Bernardo Strozzi in molti casi inedito, un primo assaggio delle numerose opere di Pallavicino, a parte il Gesù Bambino dormiente, che appartiene a una raccolta genovese, e che vuole essere un omaggio al Natale, per portare una ventata di ottimismo.

Per capire Strozzi, uno dei più importanti pittori genovesi del Seicento, influenzato da Caravaggio, bisogna pensare che era un cappuccino, ma la sua condizione di religioso era stata una necessità, più che una scelta. Non a caso trovò un senso di libertà negli ultimi anni della vita, passati a Venezia, il luogo dove l'artista riuscì a far esplodere la sua forza vitale: "Ben tre dipinti in mostra appartengono a quel periodo - sottolinea Sgarbi - È un pittore che festeggia, che spumeggia. Da una partenza caraveggesca, drammatica, intensa con contrasti di luci e di ombre, arriva a una luce totale nel nome dei sensi, del piacere, in assoluto uno tra i pittori più generosi del Seicento. In lui troviamo una trasmutazione delle forme di Caravaggio in nuove forme di vita, di euforia, di potenza che vediamo in particolare nel Gesù Bambino dormiente con i simboli della Passione".

Più esuberante ed euforico di Caravaggio, suo modello iniziale, Strozzi è portato a una pittura di piacere, sensuale, come emerge nel Giuseppe che spiega i sogni, un'opera innovativa: "Con una libertà di stesura senza precedenti, l'emblema di un pittore gaudente - spiega Sgarbi - che negli ultimi anni della sua vita finalmente arriva a Venezia, la città della felicità e della bellezza, della grande tradizione della pittura". Periodo a cui appartiene anche lo spettacolare Ritratto di magistrato veneziano che colpisce lo sguardo per quel rosso vivido. Ma non solo sensualità, c'è anche una profonda spiritualità in Strozzi che si vede potente nel dipinto del Gesù Bambino, con quel bianco del lenzuolo che trasmette una luce senza tempo, che pervade quel bambino addormentato, ma che in realtà ha già la premonizione del suo destino: è circondato dai fiori, e dai simboli del suo supplizio: "È una sintesi formidabile dello spirito stesso e della figura di Cristo", conclude Sgarbi.