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Anticipazioni. Ecco l'incipit di "Annientare" di Houellebecq

Michel Houellebecq 
Pubblichiamo l'inizio del nuovo romanzo dello scrittore francese, ora in libreria in Italia
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Certi lunedì di fine novembre, o di inizio dicembre, soprattutto se sei scapolo, hai la sensazione di essere nel braccio della morte. Le vacanze estive non sono che un ricordo sbiadito, l'anno nuovo è ancora lontano; la prossimità del nulla è insolita. Lunedì 23 novembre, Bastien Doutremont decise di andare al lavoro in metropolitana. Quando scese alla stazione di Porte de Clichy, si ritrovò davanti la scritta di cui diversi colleghi gli avevano parlato nei giorni precedenti. Erano da poco passate le dieci del mattino; il binario era deserto.
Fin da adolescente, si interessava ai graffiti del métro parigino.

Spesso li fotografava col suo iPhone desueto - ormai dovevano essere arrivati alla ventitreesima generazione, lui si era fermato all'undicesima. Classificava le foto per stazione e per linea, destinando alla loro archiviazione numerose cartelle del suo computer. Era un hobby, se si vuole, ma lui preferiva l'espressione …

Certi lunedì di fine novembre, o di inizio dicembre, soprattutto se sei scapolo, hai la sensazione di essere nel braccio della morte. Le vacanze estive non sono che un ricordo sbiadito, l'anno nuovo è ancora lontano; la prossimità del nulla è insolita. Lunedì 23 novembre, Bastien Doutremont decise di andare al lavoro in metropolitana. Quando scese alla stazione di Porte de Clichy, si ritrovò davanti la scritta di cui diversi colleghi gli avevano parlato nei giorni precedenti. Erano da poco passate le dieci del mattino; il binario era deserto.
Fin da adolescente, si interessava ai graffiti del métro parigino.

Spesso li fotografava col suo iPhone desueto - ormai dovevano essere arrivati alla ventitreesima generazione, lui si era fermato all'undicesima. Classificava le foto per stazione e per linea, destinando alla loro archiviazione numerose cartelle del suo computer. Era un hobby, se si vuole, ma lui preferiva l'espressione teoricamente più dolce, ma tutto considerato più brutale, di passatempo. Uno dei graffiti che preferiva, d'altronde, era una scritta a lettere inclinate e precise che aveva scoperto al centro di un lungo corridoio bianco della stazione di Place d'Italie, e che proclamava risolutamente: "Il tempo non passerà!"
I manifesti dell'operazione "Poesia RATP", con il loro sfoggio di languide scempiaggini che avevano sommerso per un po' tutte le stazioni di Parigi, fino a diffondersi per capillarità in alcuni convogli, avevano suscitato tra i passeggeri dissennate e molteplici reazioni di rabbia. Aveva così potuto notare, alla stazione Victor Hugo: "Rivendico il titolo onorifico di re d'Israele. Non posso fare diversamente".

Alla stazione Voltaire, il graffito era più brutale e angosciato: "Messaggio definitivo a tutti i telepatici, a tutti gli Stéphane che hanno voluto sconvolgere la mia vita: NO!". La scritta alla stazione di Porte de Clichy, a dire il vero, non era un graffito: tracciata a vernice nera, in lettere enormi e spesse alte due metri, correva lungo l'intero binario della linea in direzione Gabriel Péri-Asnières-Gennevilliers. Anche quando era passato dal binario opposto gli era stato impossibile inquadrarla tutta, ma era riuscito a cogliere il testo nella sua interezza: "Vestigia dei monopoli / Nel cuore della metropoli". Non aveva nulla di particolarmente preoccupante, o di particolarmente esplicito; ma era il genere di cosa che poteva suscitare l'interesse della Dgsi, la Direzione generale per la sicurezza interna, come tutte le comunicazioni misteriose, oscuramente minacciose, che da alcuni anni invadevano lo spazio pubblico e non si potevano attribuire a nessun gruppuscolo politico chiaramente schedato; i messaggi su Internet sui quali lo avevano incaricato di fare chiarezza in quel momento ne erano l'esempio più spettacolare e più allarmante.


Sulla sua scrivania trovò il rapporto del laboratorio di lessicologia; era arrivato con la prima distribuzione del mattino. L'esame dei messaggi attestati eseguito dal laboratorio aveva permesso di isolare cinquantatré lettere - caratteri alfabetici, e non ideogrammi; la spaziatura aveva permesso di ripartire le lettere in parole. Si erano poi dati da fare per stabilire una biiezione con un alfabeto esistente, e avevano fatto il primo tentativo con il francese. Inaspettatamente, la corrispondenza sembrava possibile: se alle ventisei lettere di base si aggiungevano i caratteri accentati e quelli uniti in una legatura o dotati di cediglia, si ottenevano quarantadue segni. In più, si contavano convenzionalmente undici segni di punteggiatura, per un totale complessivo di cinquantatré segni. Erano dunque alle prese con un problema di decodifica classica, che consisteva nello stabilire una corrispondenza biunivoca tra i caratteri dei messaggi e quelli dell'alfabeto francese in senso lato.

Purtroppo, dopo due settimane di sforzi, si erano ritrovati di fronte a un vicolo cieco: non era stato possibile stabilire una corrispondenza con nessuno dei sistemi di crittografia conosciuti; era la prima volta che succedeva da quando il laboratorio era stato creato. Diffondere su Internet dei messaggi che nessuno sarebbe riuscito a leggere era un approccio palesemente assurdo, dovevano per forza esserci dei destinatari; ma chi erano?


Si alzò, si preparò un espresso e, con la tazza in mano, si avvicinò alla vetrata. Una luce accecante si riverberava dalle mura del tribunale di grande istanza. Non aveva mai scorto alcun particolare pregio estetico in quella giustapposizione destrutturata di giganteschi parallelepipedi in vetro e acciaio, che dominava un paesaggio fangoso e tetro. A ogni modo, lo scopo che si erano posti quelli che l'avevano progettato non era la bellezza, né un aspetto piacevole, ma l'ostentazione di un certo know-how tecnico - come se si trattasse anzitutto di lasciare a bocca aperta eventuali visitatori alieni.


Bastien non aveva conosciuto gli edifici storici al quai des Orfèvres 36, quindi, a differenza dei suoi colleghi più anziani, non ne aveva nessuna nostalgia; ma bisognava ammettere che il quartiere della "nuova Clichy" evolveva giorno dopo giorno verso il puro e semplice disastro urbano; il centro commerciale, i caffè e i ristoranti previsti nel piano regolatore iniziale non avevano mai visto la luce e concedersi un po' di relax durante la giornata al di fuori degli orari lavorativi era diventato, nei nuovi locali, quasi impossibile; in compenso, non c'erano difficoltà di parcheggio.


Una cinquantina di metri più in là, una Aston Martin DB11 entrò nel parcheggio dei visitatori; era arrivato Fred, quindi. Per un geek come Fred, che a rigor di logica avrebbe dovuto comprare una Tesla, era una cosa strana, quella fedeltà al fascino desueto del motore a scoppio - a volte rimaneva incantato per minuti interi, estasiandosi al ronzio del suo V12. Alla fine scese, sbattendo la portiera dietro di sé. Tenuto conto delle procedure di sicurezza all'ingresso, sarebbe stato lì nel giro di dieci minuti. Sperava che Fred avesse delle novità; anzi, a dirla tutta, quella era la sua ultima speranza di poter riferire qualche progresso alla prossima riunione.
Traduzione Milena Zemira Ciccimarra © 2022 La nave di Teseo editore, Milano

Il libro. Annientare di Michel Houellebecq è edito da La nave di Teseo (traduzione M.Zemira Ciccimarra, pagg. 620, euro 23)