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I miei l'hanno sempre saputo

I miei l'hanno sempre saputo

"Nel deserto di New York". Cinquantadue storie per vivere un anno, seppur virtualmente, nella Grande Mela. Racconto numero 19

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Va a finire sempre così, quando ne parliamo. Ma stavolta è andata peggio del solito. Perché stavolta Hugo me l’aveva promesso, e non si è potuto tirare indietro.

Quando gli ho detto che dobbiamo cambiarci d’abito si è infuriato. Ma po’ di forma i miei l’apprezzano, ed è sempre meglio avere il vestito giusto nei momenti difficili.

Mi ha ripetuto che le promesse le mantiene, ed è giunto il momento di farlo. Ma ora non mi parla, e dorme, o finge di dormire. E allora dormo anch’io, o fingo di dormire.

I miei l’hanno sempre saputo, ne sono certo.

Una volta ho portato a casa una ragazza, e l’hanno trattata come un’attrice che recita un ruolo, e in fondo avevano ragione.

Dopo quella volta non l’ho più chiamata e lei va a dire in giro che non so cosa farne, di una donna. È la verità, ma quando siamo andati a letto le era piaciuto.  

Oggi Hugo è stato nervoso da quando si è alzato. Mentre facevamo colazione non ha detto una parola, e al cantiere per poco non si è fatto male con la fiamma ossidrica. Sembrava quasi che lo cercasse, il dolore. Poi si è anche ferito scaricando a mani nude dei mattoni.

Ma nello spogliatoio mi ha baciato. Lo fa sempre, prima di ricominciare a lavorare dopo la pausa del pranzo. Mi ha fatto sentire che era eccitato. E mi sono eccitato anch’io.

Questo non lo diremo mai ai miei genitori. Tanto immaginano anche questo. E devono star male, come quando da piccolo immaginavo loro a letto.

No, non la prenderanno bene.

O forse no, mi sorprenderanno. E abbracceranno Hugo sapendo che si è vestito bene, ma non recita un ruolo.