La mostra. Ritratto di Leandra, la signora del futurismo
di Lara Crinò , di Lara CrinòVortice, cromatismo, luce. Non solo aeropittura, nella scia del conterraneo Gerardo Dottori: i titoli dei quadri di Leandra Cominazzini alludono a qualcosa che va oltre il paesaggio visto dall'alto e la sua astrazione. Sono parole che cercano, come la sua pittura, di avvicinarsi a una dimensione altra, spirituale e cosmica, che è stata per tutta la sua vita il territorio coerente e solitario in cui si è mossa. Ora Leandra Angelucci Cominazzini. Una donna futurista, al Palazzo Trinci di Foligno fino al 24 gennaio, permette di riscoprire una futurista poco conosciuta, che pure fu una delle poche donne di quell'avanguardia. Curata da Massimo Duranti e Andrea Baffoni, questa antologica nel quarantennale della morte di Leandra è, con circa 90 opere - tele ma anche arazzi e oggetti d'arredo, nonché una sezione dedicata alle pubblicazioni futuriste dell'editore Campitelli - la mostra più vasta che le sia mai stata dedicata: nel passato sono …
Vortice, cromatismo, luce. Non solo aeropittura, nella scia del conterraneo Gerardo Dottori: i titoli dei quadri di Leandra Cominazzini alludono a qualcosa che va oltre il paesaggio visto dall'alto e la sua astrazione. Sono parole che cercano, come la sua pittura, di avvicinarsi a una dimensione altra, spirituale e cosmica, che è stata per tutta la sua vita il territorio coerente e solitario in cui si è mossa. Ora Leandra Angelucci Cominazzini. Una donna futurista, al Palazzo Trinci di Foligno fino al 24 gennaio, permette di riscoprire una futurista poco conosciuta, che pure fu una delle poche donne di quell'avanguardia. Curata da Massimo Duranti e Andrea Baffoni, questa antologica nel quarantennale della morte di Leandra è, con circa 90 opere - tele ma anche arazzi e oggetti d'arredo, nonché una sezione dedicata alle pubblicazioni futuriste dell'editore Campitelli - la mostra più vasta che le sia mai stata dedicata: nel passato sono da ricordare la sua partecipazione, poco prima della morte, alla storica L'altra metà dell'avanguardia (1981) ideata da Lea Vergine e la prima antologica, nel 1983, curata da Duranti con la collaborazione di Enrico Crispolti.
Nata in una famiglia altoborghese di Foligno nel 1890, Leandra Cominazzini si appassiona al disegno fin da bambina. Ma le donne di buona famiglia possono dipingere acquarelli per vezzo, non certo studiare pittura, e quindi Leandra viene mandata in collegio, a Perugia, e poi avviata a un buon matrimonio. In quel matrimonio, che fu pare riuscito, Leandra riuscì a ricavare una stanza tutta per sé; continuò infatti a decorare, tessere, dipingere per tutta la vita, fino alla morte nel 1981.
Nell'allestimento di Palazzo Trinci, con felice contrasto, è il suo vestito da sposa in pizzo, dal vitino stretto, ad accogliere i visitatori accanto al ritratto della famiglia Marinetti di Gerardo Dottori. Dottori e i Marinetti saranno infatti i numi tutelari di Leandra artista, i corrispondenti del suo epistolario, gli amici che le permetteranno, senza lasciare la provincia se non per viaggi sporadici a Roma e in altre città, di avere contezza del mondo. Ma basta entrare nelle sale folignati per accorgersi che Cominazzini non è una semplice seguace: piuttosto il futurismo è il suo strumento per esplorare regioni sconosciute, dell'interiorità o dello spazio, lontano dal decorativismo.
Si mette alla prova con arredi e arazzi, secondo la lezione di Balla (di cui era stata allieva l'amica Benedetta Cappa Marinetti) che insieme a Depero, nel 1915, aveva inneggiato alla rivoluzione estetica del quotidiano nel manifesto della Ricostruzione futurista dell'universo. Non solo decora Villa Leandra, la casa di famiglia, ma insieme a Ugo Scaramucci inventa e deposita la tecnica Hispellum, riprendendo l'antica tecnica locale di tessere con gli avanzi dei tessuti. Si ispira ai mosaici bizantini poi utilizza quel supporto per composizioni astratte: perduto è purtroppo - resta soltanto il disegno - un arazzo in bianco e nero donato a Marinetti.
Dagli anni '30, e per i decenni successivi, si dedica con foga alla pittura. Esplora il paesaggio umbro trasfigurandolo - Il lago (1937), Darsena (1939) Aeropittura (1938); si dedica anche a temi "di regime" - La battaglia del grano (1940), Eliche in festa (dello stesso anno) ma soprattutto insegue, tra figurativo e astrazione, una serie di motivi personali. Ne sono esempio opere come Luci crepuscolari (1930), Flora e fauna marina (1930), tele per cui si è parlato di "futurismo onirico" come Follia e Ballo (1932), ma anche quadri più tardi, come Cromatismo di esplosione atomica (1944) e Struttura atomica (1947).
Nei decenni successivi continua a dipingere, precisando una sua tavolozza - da Paesaggio (1951) a Pittura cosmica (1960) - fatta di azzurri intensi, di rosa chiaro, di verdi e gialli. Una tavolozza femminile, si potrebbe dire. Ma ancor di più la tavolozza dell'arte umbra quattrocentesca che aveva avuto davanti agli occhi fin da bambina. Gli affreschi di Ottaviano Nelli, di Gentile da Fabriano e della sua scuola nel meraviglioso Palazzo Trinci che oggi ospita la sua mostra: nella Sala delle Arti liberali e dei Pianeti, l'Astronomia e la Musica sono eleganti signore d'arte e d'ingegno. Un messaggio per Leandra, e per le artiste del futuro.