Una biografia su Walt Disney contro le fake news
di Luca Raffaelli , di Luca RaffaelliÈ ormai soprattutto un marchio di fabbrica, quella di Topolino e Paperino e di altre centinaia di personaggi che hanno partecipato alla nostra vita. Lui, l'uomo Walt Disney, lo si immagina soprattutto come il creatore di un impero americano, anche economico, con tutte le conseguenze e le congetture del caso. Anche per questo Mariuccia Ciotta, giornalista e critica cinematografica, già direttrice del Manifesto, ripubblica con La nave di Teseo Walt Disney. Prima stella a sinistra, un saggio che ripercorre vita e opere di colui che era un formidabile creatore di mondi edire ttore di talenti, con la finalità di eliminare una a una tutte le fake news che lo hanno descritto come se nella vita reale fosse stato un po' Crudelia De Mon e un po' la Regina Cattiva.
È ormai soprattutto un marchio di fabbrica, quella di Topolino e Paperino e di altre centinaia di personaggi che hanno partecipato alla nostra vita. Lui, l'uomo Walt Disney, lo si immagina soprattutto come il creatore di un impero americano, anche economico, con tutte le conseguenze e le congetture del caso. Anche per questo Mariuccia Ciotta, giornalista e critica cinematografica, già direttrice del Manifesto, ripubblica con La nave di Teseo Walt Disney. Prima stella a sinistra, un saggio che ripercorre vita e opere di colui che era un formidabile creatore di mondi edire ttore di talenti, con la finalità di eliminare una a una tutte le fake news che lo hanno descritto come se nella vita reale fosse stato un po' Crudelia De Mon e un po' la Regina Cattiva.
"Sì. Tutto è nato dall'incontro con Diane Disney Miller, la figlia di Walt, e dallo "scontro" con il libro di Marc Elliot, Il principe nero di Hollywood, pieno di calunnie, errori e falsità. Ho cercato di restituire il vero Walt Disney, e, sì, anche il mio punto di vista, insieme a quello di Ejstenstejn, Benjamin, Dalì, Chaplin, che lo consideravano un grande esponente dell'avanguardia artistica. In questa nuova edizione affronto le origini iconografiche e letterarie del suo cinema, la capacità di coniugare le fiabe europee con la cultura americana e di creare un nuovo mondo. La paura e l'horror dei fratelli Grimm sono tornati nei suoi cartoon, altro che Disney zuccheroso".
Qual è stato il rapporto con il mondo disneyano durante la tua infanzia? E in che maniera lo hai rivissuto con questo libro?
"Bertolucci ha dichiarato che tutto il suo cinema è racchiuso nell'emozione provata in un'arena estiva versiliana davanti a Biancaneve e i sette nani. E questo vale anche per me, come critica. Da bambina, l'uscita di ogni cartoon disneyano era un evento incantevole e memorabile, così ho scritto il libro sull'onda di quel piacere, che per molti è ancora proibito. C'è, infatti, chi nasconde l'ammirazione per Walt Disney, considerato perlopiù un imperialista della fantasia e un avido imprenditore. Ho voluto, perciò, raccogliere le voci di chi lo conosceva bene, artisti e collaboratori. Ma è difficile competere con il sentito dire, con la convinzione che Disney sia solo un brand hollywoodiano. E c'è ancora chi definisce Disney un uomo di estrema destra".
"Sì, l'attacco all'ultimo degli indipendenti, lo Studio di Burbank, e il conseguente sciopero hanno provocato una reazione violenta e un giudizio negativo sull'uomo e sulla sua opera. Disney si era opposto fin dall'inizio allo strapotere delle major, aiutato da Charlie Chaplin, ma lo scoppio della guerra e la chiusura del mercato europeo lo avevano reso vulnerabile. Così contro di lui, illuso che i "suoi ragazzi" non l'avrebbero mai abbandonato, si è scatenato un sindacalista sotto copertura del PcUsa, poi risultato di destra, Herbert Sorrell, che minacciò di distruggerlo e di divulgare false accuse di antisemitismo e di razzismo. E così è stato".
John Landis scrive nell'introduzione al libro che, dal punto di vista politico Disney era un conservatore e anche tu lo descrivi come un padre-padrone all'interno del suo Studio. Come far convivere questo aspetto con la sua visione rivoluzionaria?
"'Conservatore sul piano politico' e 'furioso contro i sindacati' dice Landis. La sua è un'immagine disneyana deformata dallo sciopero del 1941, Disney invece fiancheggiò nel corso della sua vita il presidente democratico Franklin D. Roosevelt. Mickey Mouse, alias Walt, è stato un paladino del New Deal. E lo stesso Disney si definiva un liberal. Anche nel dopoguerra restò 'un artista radicale' come precisa Landis, e continuò a inanellare film rivoluzionari come Mary Poppins. Padre? Sì, artista totale, creatore assoluto dei suoi personaggi, che senza di lui perdevano l'anima. Padrone? Nel senso che invadeva con un surplus artistico il campo di disegnatori, fonici, musicisti, tecnici, sceneggiatori, registi, e prestava perfino la voce al Topo".
"Qualcuno continua a inventare 'paesi delle meraviglie', Spielberg, per esempio, Miyazaki, Zhang Yimou, Del Toro, Zemeckis, Miranda July... Nessuno, però, come lui, riesce a dare vita a un albero, a una roccia e a un burattino di carta".