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Gli artisti di Documenta sotto accusa per antisemitismo

Medusa (2020), una video installazione  di Yazan Khalili, artista che sarà a Documenta 
La rassegna è in programma a Kassel, il prossimo giugno
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Berlino
L'esistenza di Israele «per noi è ragion di Stato», come ricordava spesso l’ex cancelliera Angela Merkel. E tre anni fa, il direttore del Museo ebraico di Berlino, Peter Schaefer, si era dovuto dimettere per aver brevemente dimenticato questo concetto fondante della Germania contemporanea. Lo scandalo era nato da un tweet del portavoce che aveva criticato la decisione del Parlamento tedesco – approvata a amplissima maggioranza – di considerare “antisemita” il movimento internazionale di boicottaggio di Israele BDS (“Boicotta, disinvesti, sanziona”). Dopo un’ondata di indignazione internazionale e la minaccia della Comunità ebraica di tagliare i ponti con il famoso museo disegnato da Daniel Libeskind, Schaefer si era convinto al passo indietro «per tutelare l’istituzione», come aveva spiegato allora. Ma nelle ultime settimane si è scatenata una bufera analoga su una delle pi&u…

Berlino
L'esistenza di Israele «per noi è ragion di Stato», come ricordava spesso l’ex cancelliera Angela Merkel. E tre anni fa, il direttore del Museo ebraico di Berlino, Peter Schaefer, si era dovuto dimettere per aver brevemente dimenticato questo concetto fondante della Germania contemporanea. Lo scandalo era nato da un tweet del portavoce che aveva criticato la decisione del Parlamento tedesco – approvata a amplissima maggioranza – di considerare “antisemita” il movimento internazionale di boicottaggio di Israele BDS (“Boicotta, disinvesti, sanziona”). Dopo un’ondata di indignazione internazionale e la minaccia della Comunità ebraica di tagliare i ponti con il famoso museo disegnato da Daniel Libeskind, Schaefer si era convinto al passo indietro «per tutelare l’istituzione», come aveva spiegato allora. Ma nelle ultime settimane si è scatenata una bufera analoga su una delle più importanti manifestazioni artistiche in Germania, la Documenta di Kassel.

Arrivata alla sua quindicesima edizione, considerata insieme alla Biennale di Venezia uno dei più importanti appuntamenti internazionali d’arte contemporanea, Documenta ha allargato per l’edizione che si inaugura il 18 giugno prossimo la squadra dei curatori al collettivo indonesiano Ruangrupa. Una scelta coerente con il tentativo di internazionalizzarne i vertici, in particolare verso l’Asia e “il Sud del mondo” per dirla con gli organizzatori. Ma che ha suscitato le immediate proteste dell’“Alleanza contro l’antisemitismo” di Kassel. Il gruppo accusa i curatori di voler sfruttare il palcoscenico prestigioso di Documenta per «diffondere antisemitismo e messaggi ostili contro Israele».

Ruangrupa ha messo al centro dell’appuntamento dell’edizione del 2022 il collettivo Lumbung che riunisce quattordici collettivi artistici. E tra di essi, come tra i curatori, spiccherebbero alcuni espliciti simpatizzanti del boicottaggio promosso da Bds. Le pietre dello scandalo sono il collettivo “Question of Funding” e gli artisti Yazan Khalili, Charles Esche e Lara Khaldi, considerati sostenitori di iniziative anti-israeliane. Anzi, secondo l’“Alleanza contro l’antisemitismo”, l’artista e attivista palestinese Khalili metterebbe persino in dubbio l’esistenza di Israele. “The Question of Funding”, invece, ha sede a Ramallah ed è nata dal “Khalil al Sakakini Cultural Center” (KSCC), che organizza da decenni mostre, festival, concerti e letture.

Il fondatore, tuttavia, Khalil al Sakakini (1878-1953), sarebbe stato un sostenitore del nazismo e avrebbe appoggiato apertamente la rivolta in Palestina e gli attacchi terroristici contro i sionisti a partire dal 1936. Secondo l’“Alleanza contro l’antisemitismo” la scelta, anni fa, di ribattezzare il centro in “The Question of Funding” sarebbe nata proprio per cancellare le tracce del fondatore filonazista. Netta la presa di posizione di Documenta: «non sosteniamo in alcun modo l’antisemitismo». Gli organizzatori hanno promesso però che analizzeranno “attentamente” le critiche. Anche il sindaco di Kassel e consigliere di sorveglianza di Documenta, Christian Geselle (Spd), ha respinto con forza le accuse dell’“Alleanza contro l’antisemitismo”. Il gruppo di curatori Ruangupa, ha dichiarato, «ha preso chiaramente posizione contro ogni antisemitismo, razzismo, estremismo di destra, fondamentalismo religioso violento e contro ogni forma di discriminazione».

Inoltre, secondo Geselle, le ingerenze nella libertà artistica sono inammissibili, se non varcano determinate linee rosse. «E quelle, dal mio punto di vista, non sono state superate». Il sindaco ritiene il dibattito nato dalle bordate dell’“Alleanza contro l’antisemitismo” sopra le righe e banalizzante. Ma nel frattempo del “caso Documenta” ha cominciato a occuparsi persino il governo, attraverso la ministra della Cultura Claudia Roth (Verdi). A dimostrazione del fatto che quando nel Paese che si macchiò della Shoah nasce un dibattito su Israele, anche se in ambito artistico, è difficile che non finisca per occuparsene la politica.