Alla Holden tutti tifano per Alessandro Baricco
di Maurizio Crosetti , di Maurizio CrosettiTorino
Il preside è via per un po’, ma torna. In questa specie di “boita” delle parole (la “boita”, in piemontese, è il laboratorio artigiano) chiamata Scuola Holden, l’assenza così formidabilmente presente di Alessadro Baricco è non soltanto un fatto, ma un luogo. Un accadimento, anzi un’altra narrazione. «Il modo che Sandro ha scelto per dire a tutti della sua malattia è un perfetto testo di Baricco» ammette Martino Gozzi, ragazzo gentile che parla a voce bassa e che della Holden è il direttore didattico, come si chiamavano anche alle elementari prima dell’avvento dei “dirigenti scolastici”. Della Holden, Martino era stato studente, «un percorso comune ad alcuni di noi».
Il giorno del trapianto di cellule staminali donate dalla sorella Enrica potrebbe essere oggi, 25 gennaio, compleanno di Alessandro. Storytelling? Piuttosto, il vecchio castello dei destini …
Torino
Il preside è via per un po’, ma torna. In questa specie di “boita” delle parole (la “boita”, in piemontese, è il laboratorio artigiano) chiamata Scuola Holden, l’assenza così formidabilmente presente di Alessadro Baricco è non soltanto un fatto, ma un luogo. Un accadimento, anzi un’altra narrazione. «Il modo che Sandro ha scelto per dire a tutti della sua malattia è un perfetto testo di Baricco» ammette Martino Gozzi, ragazzo gentile che parla a voce bassa e che della Holden è il direttore didattico, come si chiamavano anche alle elementari prima dell’avvento dei “dirigenti scolastici”. Della Holden, Martino era stato studente, «un percorso comune ad alcuni di noi».
Il giorno del trapianto di cellule staminali donate dalla sorella Enrica potrebbe essere oggi, 25 gennaio, compleanno di Alessandro. Storytelling? Piuttosto, il vecchio castello dei destini incrociati, e chissà chi smazza i tarocchi. Si tratta anche di atmosfere. Gli studenti della Holden stanno ascoltando le lezioni nelle aule color aragosta e aranciata, gli abiti per lo più casual, le mascherine ovviamente sul naso. «Abbiamo saputo, e siamo sicuri che tutto andrà bene». C’è, come dire?, molta tranquillità, una placida quiete. «Sandro è via per uno dei progetti suoi, da qui parte e qui sempre torna» dice il direttore Gozzi con quegli occhi da studente.
Però il colpo sta lì nello stomaco, è duro da assorbire. Una botta alla Tyson. Amici di Sandro che insegnano da anni alla Holden, come gli scrittori Dario Voltolini e Davide Longo, preferiscono non dire nulla, è una scelta di rispettoso silenzio e di attesa. Anche a loro, Baricco aveva rivelato le proprie condizioni cinque mesi fa. «Poco a poco, ma senza girarci intorno», spiega Martino. «Gli ho chiesto come mai abbia deciso di farlo sapere a tutti in questo modo, e Sandro mi ha risposto che bisogna uscire dalla convenzione secondo la quale della malattia non si parla, bisogna evitare il cancro nascosto, lo stigma silenzioso, la solitudine e l’isolamento che il percorso di cura a volte impone. Io penso sia stata una scelta molto igienica, come quasi sempre lo è il non nascondersi».
Il preside tornerà nella vecchia caserma dove si fabbricavano bombe, intitolata al generale Giovanni Cavalli che a metà Ottocento inventò il “graffio” sui proiettili, quella zigrinatura che ne aumenta la gittata. Oggi l’arsenale fa esplodere semmai storie e parole. «Trovare quelle giuste, e insegnare a farlo, è il nostro mestiere». Tra tavoli in legno, pedane, monitor, libri, scaffali, biro e matite, con le citazioni scritte sui muri e quell’allure che è anche un po’ moda, ma di certo ha fatto tendenza. E che ancora si fa leggere, moltissimo.
«I ragazzi sono tornati in classe nello scorso autunno, ora ne abbiamo circa trecento e stiamo preparando le novità e i corsi da illustrare in primavera. La malattia di Sandro, com’è ovvio, non cambia niente nei nostri progetti e non deprimerà il nostro lavoro, qui il suo sguardo resta decisivo».
Da un paio d’anni, Baricco è assai più presente di prima alla Holden. Nel 2021 ha condotto un lavoro di ricerca e sviluppo con i neo diplomati che lui chiama “la cantera”, il riferimento è al settore giovanile delle squadre di calcio spagnole, memorabile quella del Barcellona, e nello scorso mese di novembre ha tenuto una lezione allo staff e ai docenti sul tema del viaggio dell’eroe, e sulla necessità di cambiarne le traiettorie. Forse, prima di mettersi in cammino stava parlando anche di sé. Perché Baricco può piacere o non piacere, ma dalla sua fascinazione non si scappa, e neppure dall’attenzione alle sfumature, quei segni che Sandro non si è negato neppure nell’annuncio social, fotografando il comodino d’ospedale con quel Circolo Pickwick accanto al computer. Pickwick: così si chiamava la trasmissione televisiva dove un ragazzo con le maniche bianche arrotolate parlava di libri come mai nessuno prima.
«Tutto fa parte di lui e del suo modo di narrare», conferma Martino Gozzi. «Niente di strappalacrime, è tutta vita. Sandro ci trasmette ottimismo e leggerezza, mai tragedia né cazzeggio, trova sempre i toni esatti e conosce il peso specifico delle parole. “Vediamo che succede e cosa c’è da portare a casa”, ci ripete. Ora vivremo un po’ in dad anche con lui, si può fare, a volte si deve, ben sapendo che la vita vera è didattica in presenza». Per affliggersi c’è tempo, o magari anche mai. In fondo l’ha scritto proprio Baricco, in Barnum, riferendosi a Bruce Springsteen: «Una sgasata e via, tristezza è un’altra cosa».