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Il procuratore Lafont

"Nel deserto di New York". Cinquantadue storie per vivere un anno, seppur virtualmente, nella Grande Mela. Racconto numero 22
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Se credete che il mio piacere sia solo essere rieletto, allora sapete leggere le storie soltanto dalla fine. La mia rielezione è un mezzo, non un fine: quello che mi interessa è far affermare la legge, perché è l’unica cosa che può salvare il mondo. E la giustizia, miei cari, o è assoluta o non è giustizia.

Niente di peggio di chi trova compromessi, di chi è pronto a comprendere e giustificare. Se le leggi sono forti, lo possono essere anche gli uomini.

Quando decido di indagare personalmente mi prendono per pazzo. Dove va signor procuratore? Perché si veste così? È pericoloso girare senza scorta…

Mi fanno seguire sempre da qualcuno, e non c’è volta che non me ne accorga. Lo fanno per difendermi, ma sono dei dilettanti. E ai dilettanti non posso affidare l’esercizio della legge.

Ogni volta che mi metto su una pista da solo si guardano sconcertati, e c’è anche …

Se credete che il mio piacere sia solo essere rieletto, allora sapete leggere le storie soltanto dalla fine. La mia rielezione è un mezzo, non un fine: quello che mi interessa è far affermare la legge, perché è l’unica cosa che può salvare il mondo. E la giustizia, miei cari, o è assoluta o non è giustizia.

Niente di peggio di chi trova compromessi, di chi è pronto a comprendere e giustificare. Se le leggi sono forti, lo possono essere anche gli uomini.

Quando decido di indagare personalmente mi prendono per pazzo. Dove va signor procuratore? Perché si veste così? È pericoloso girare senza scorta…

Mi fanno seguire sempre da qualcuno, e non c’è volta che non me ne accorga. Lo fanno per difendermi, ma sono dei dilettanti. E ai dilettanti non posso affidare l’esercizio della legge.

Ogni volta che mi metto su una pista da solo si guardano sconcertati, e c’è anche chi ride sotto i baffi: sperano che fallisca, che il caso su cui sto indagando mi scoppi in faccia, che affondi nel ridicolo e perda le prossime elezioni. Preferiscono la tranquillità del grigio, quella in cui ogni azione, ogni responsabilità, ogni colpa è sfumata.  Negano a se stessi che la fragilità di cui parlano implica che la corruzione continui ad esistere: a loro non fa orrore conviverci, lo ritengono normale, e mi detestano più dei criminali, ma è un prezzo che sono felice di pagare per ricordare al mondo che alla base del grigio c’è il nero.

Il sesso non mi è mai interessato, e neanche la ricchezza. Mollezze che può godere chiunque, e prima o poi finiscono, lasciando in bocca il vuoto: io cerco in ogni atto qualcosa di assoluto ed eterno, questo non riusciranno mai a capirlo.

Vado al ristorante unicamente per lavoro, e non provo alcun piacere per tutto ciò che mi distoglie dal rendere il mondo più giusto.

È questa la mia forza, e chi ha tentato di corrompermi lo ricorda in galera.

La donna che sta aspettando il treno con me va a letto con un giudice della Corte Suprema.

Ditemi voi che paese è quello in cui anche i più alti rappresentanti hanno queste debolezze. Si rende conto il giudice in che situazione ha messo il suo ruolo? Anche se non le ha mai detto nulla ha infangato la credibilità di quello che rappresenta, di quello che deve far rispettare. 

Un uomo ricattabile non è più un uomo.

Nessuno come un giudice della Corte Suprema ha una voce definitiva: la sua parola è legge, e non può obbedire alla carne.