Il libro. La mia Africa dietro la cronaca
di Paolo Di Paolo , di Paolo Di PaoloDiciamo Africa come se fosse una. Ma l’Africa è 30 milioni di chilometri quadrati, 54 Stati, un miliardo e mezzo di abitanti. Irriducibile a ogni definizione, alle categorie del sentito dire, e del visto senza avere mai visto davvero. Pietro Del Re, inviato di Repubblica, il primo viaggio con destinazione africana l’ha fatto a 16 anni appena compiuti: «quando, da solo e con due lire in tasca, attraversai il Marocco in autostop, da Tangeri a Mirlefit». Nel corso dei decenni ha visitato una trentina di Paesi africani; e ne ha scritto in momenti spesso drammatici — da cronista, come si diceva, sul campo.
La sorpresa del volume Un po’ più a sud. Racconti africani (Iod edizioni) è che la scrittura di Del Re diventa fotografia. Il suo sguardo, partecipe, esperto, è fissato da immagini, istantanee di vita quotidiana: e ciascuna, come sapeva Barthes, contiene un romanzo non scritto. Il romanzo del cacciatore di iguane in Camerun…
Diciamo Africa come se fosse una. Ma l’Africa è 30 milioni di chilometri quadrati, 54 Stati, un miliardo e mezzo di abitanti. Irriducibile a ogni definizione, alle categorie del sentito dire, e del visto senza avere mai visto davvero. Pietro Del Re, inviato di Repubblica, il primo viaggio con destinazione africana l’ha fatto a 16 anni appena compiuti: «quando, da solo e con due lire in tasca, attraversai il Marocco in autostop, da Tangeri a Mirlefit». Nel corso dei decenni ha visitato una trentina di Paesi africani; e ne ha scritto in momenti spesso drammatici — da cronista, come si diceva, sul campo.
La sorpresa del volume Un po’ più a sud. Racconti africani (Iod edizioni) è che la scrittura di Del Re diventa fotografia. Il suo sguardo, partecipe, esperto, è fissato da immagini, istantanee di vita quotidiana: e ciascuna, come sapeva Barthes, contiene un romanzo non scritto. Il romanzo del cacciatore di iguane in Camerun. Il romanzo di uno stufato di pipistrello, cucinato chissà dove: «In Africa ho assaggiato pietanze divine, quali il granchio ripieno o il più comune pollo al cocco».
Dev’esserci un segreto, ma inespugnabile, intraducibile in parole. In questo senso, verrebbe da dire che i brevi testi che accompagnano gli scatti non sono, non possono essere didascalie: sono come scatti aggiuntivi, colgono a parole il volto del fotografo — la sua curiosità, il suo dubbio, il piccolo gesto di apertura di credito che presuppone un incontro. Non importa che sia durato un minuto o un’ora; è in ogni caso il tempo misterioso di un appuntamento non concordato, imprevisto.
Punto d’ombra. Sono anche le domande implicite di questo libro di Del Re, che rende visibile il cantiere emotivo del suo lavoro di giornalista. Ciò che lo avvolge e lo scalda. Nel lazzaretto di Ebola, in un mercato di frutta, fra i bambini-soldato di una guerra senza nome, sulla spiaggia di Mogadiscio. O nelle lagune del Nilo Bianco, dove un ragazzo pare essersi smarrito, in fuga anche lui dai massacri del Sud Sudan: «Mi disse che era in acqua da tre giorni. Stava cercando l’isolotto sul quale erano approdati sua madre e i suoi fratelli». Con l’acqua — letteralmente — fino alla vita, ma ancora pieno di speranza.
Un po’ più a sud. Racconti africani
di Pietro Del Re
(Iod, pagg. 96, euro 20)