✕

Il silenzio dei puma

"Nel deserto di New York". Cinquantadue storie per vivere un anno, seppur virtualmente, nella Grande Mela. Racconto numero 24
1 minuti di lettura

Quando sono solo ci penso sempre. Le alture sopra Cuzco, con le capanne colorate e il vento nervoso. Gli eserciti dei due fratelli che si affrontano a viso aperto: lance, pietre e pugnali, perché così combattono gli uomini.

I segni azzurri sul volto, le danze propiziatorie e gli sguardi prima della battaglia: c’è chi sfida la morte con il silenzio sanguinario dei puma, chi la corteggia con la sinuosità senza gioia del giaguaro. La battaglia si vince in quel momento, quando fai capire ai tuoi nemici che non hai paura, anche se sono molti più di te.

Atahualpa aveva riunito centomila uomini, e il suo generale gli aveva promesso che non ne avrebbe risparmiato nessuno dei sessantamila di Huascar.

Fu un giorno di strepiti e sangue, perché non c’è nulla di peggio di un fratello che tradisce, e nulla di più sacrilego di chi ignora la volontà del padre.

I guerrieri catturati furono costretti a mangiare il cuore dei …

Quando sono solo ci penso sempre. Le alture sopra Cuzco, con le capanne colorate e il vento nervoso. Gli eserciti dei due fratelli che si affrontano a viso aperto: lance, pietre e pugnali, perché così combattono gli uomini.

I segni azzurri sul volto, le danze propiziatorie e gli sguardi prima della battaglia: c’è chi sfida la morte con il silenzio sanguinario dei puma, chi la corteggia con la sinuosità senza gioia del giaguaro. La battaglia si vince in quel momento, quando fai capire ai tuoi nemici che non hai paura, anche se sono molti più di te.

Atahualpa aveva riunito centomila uomini, e il suo generale gli aveva promesso che non ne avrebbe risparmiato nessuno dei sessantamila di Huascar.

Fu un giorno di strepiti e sangue, perché non c’è nulla di peggio di un fratello che tradisce, e nulla di più sacrilego di chi ignora la volontà del padre.

I guerrieri catturati furono costretti a mangiare il cuore dei loro capi, e poi, prima di essere uccisi, videro massacrare le proprie donne. I soldati di Atahualpa si accanirono soprattutto su quelle incinta: i primi a morire dovevano essere i bambini nel loro grembo.

Quando sono solo ci penso sempre.

Vedo lo scempio di quel giorno e i gesti felini.

Vedo i monili spezzati e tintinnanti.

Vedo Atahualpa in trionfo con i sudditi che lo venerano perché ha ristabilito la volontà di Dio.

E poi vedo il suo sguardo di sgomento quando viene catturato dai soldati di Pizarro: non aveva più un esercito su cui poter contare, dopo quella guerra fratricida.

Lo vedo in catene, che tenta di salvarsi promettendo al conquistatore un palazzo riempito di oggetti d’oro.

E poi al processo, quando capisce che lo stanno giudicando per aver ucciso il fratello Huascar. Così ha voluto Pizarro dopo essersi appropriato del palazzo.

Vedo il momento della condanna ad essere bruciato vivo sul rogo.

Atahualpa dice di essere pronto a morire, ma non in quel modo, perché le fiamme avrebbero bruciato la sua anima. E Vicente de Valverde, un frate dominicano con gli occhi suini gli spiega che se si converte al cristianesimo intercederà per una morte più degna. 

Vedo l’ultimo imperatore Inca battezzato e poi strangolato con la garrota di fronte a soldati rivestiti del suo oro.

Si, vedo tutto questo quando sono solo.

E poi vedo me stesso su questa metropolitana, senza fratelli da combattere o invasori per cui morire, ma solo piatti da lavare in un ristorante di Alphabet city, dove i clienti non danno neanche la mancia, perché è un periodo di crisi e si risparmia anche su quello.