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Un artista, un’installazione: ecco l’Italia alla Biennale

Gian Maria Tosatti al lavoro 
Il curatore Eugenio Viola ha presentato il progetto con Gian Maria Tosatti: sarà una riflessione sul paesaggio dall’ascesa alla caduta del nostro sogno industriale
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Roma
"Anna Maria Ortese in Corpo celeste scriveva che cercare una prospettiva è un dovere di ferro. E parlo non di una via d'uscita, ma di una via di evoluzione". Sceglie di citare una delle autrici simbolo del nostro dopoguerra Gian Maria Tosatti, per raccontare lo spirito di Storia della notte e destino delle Comete, l'opera che sta ultimando per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia (apertura il 23 aprile), presentato oggi a Roma presso il Ministero della Cultura.

Per la prima volta nella storia della Biennale, l'Italia ospita un solo artista e un'unica opera, che abbraccerà l'intero spazio - circa 2000 metri quadri - delle Tese delle Vergini, all'Arsenale. Nella manifestazione guidata da Cecilia Alemani, a cui si guarda come a una sorta di prima dichiarazione collettiva del mondo dell'arte mondiale sul post pandemia, la netta scelta italiana ha la forza di uno statement, e così la intendono Tosatti e il curatore …

Roma
"Anna Maria Ortese in Corpo celeste scriveva che cercare una prospettiva è un dovere di ferro. E parlo non di una via d'uscita, ma di una via di evoluzione". Sceglie di citare una delle autrici simbolo del nostro dopoguerra Gian Maria Tosatti, per raccontare lo spirito di Storia della notte e destino delle Comete, l'opera che sta ultimando per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia (apertura il 23 aprile), presentato oggi a Roma presso il Ministero della Cultura.

Per la prima volta nella storia della Biennale, l'Italia ospita un solo artista e un'unica opera, che abbraccerà l'intero spazio - circa 2000 metri quadri - delle Tese delle Vergini, all'Arsenale. Nella manifestazione guidata da Cecilia Alemani, a cui si guarda come a una sorta di prima dichiarazione collettiva del mondo dell'arte mondiale sul post pandemia, la netta scelta italiana ha la forza di uno statement, e così la intendono Tosatti e il curatore del Padiglione Italia, Eugenio Viola, legati da un'affinità di lunga data.

Storia della notte e destino delle comete ("da ex uomo di cinema sarei stato felice di produrre un film con un titolo così" commenta il presidente della Biennale Roberto Cicutto) è infatti pensata come una grande installazione ambientale, "un viaggio sensibile" lo definisce Viola, ma anche un dispositivo teatrale, in linea con la traiettoria artistica multidisciplinare di Tosatti, che si sviluppa attraverso un prologo, un primo atto, Storia della notte, e un'epifania finale, Destino delle comete e che, mentre riflette un dialogo con il mondo esprime anche, secondo Viola, "le ragioni di una ricerca irriducibilmente italiana".

Gian Maria Tosatti ed Eugenio Viola 

Se l'obiettivo è una riflessione sul presente e sullo spillover che Viola cita esplicitamente, la riflessione di Tosatti parte dal nostro paesaggio, "dall'ascesa e dalla caduta del sogno industriale italiano". Quel sogno e quella caduta raccontati da La dismissione di Ermanno Rea, da Andrea Zanzotto, e da Pier Paolo Pasolini quando, nel 1975, descrive la rottura definitiva del rapporto tra l'uomo e la natura piangendo la scomparsa delle lucciole.

Tosatti cita Le troiane di Euripide, proponendo un parallelo tra una civiltà sconfitta e "venduta a pezzi, che ha perso la propria libertà" e ciò che accade oggi, dove migrazioni e venti di guerra mostrano come l'umanità sia bloccata. Non c'è però la tentazione di abbandonarsi al nichilismo e alla disperazione, c'è anzi nella parte finale di Storia della notte e destino delle comete l'invito positivo a un'evoluzione collettiva. Appartenenti alla stessa generazione (Tosatti ha 41 anni, Viola 47) artista e curatore hanno accumulato esperienze internazionali ma mantenuto un fortissimo legame con l'Italia e con il sud: Tosatti ha vissuto e lavorato a New York e a Varsavia, prima di stabilirsi a Napoli, città di provenienza di Viola, che dopo essere stato curatore del museo Madre nella città partenopea oggi dirige il Mambo di Bogotà.

"È perché mi sono formato a Napoli, ultima città europea spalancata sulla ecumene mediterranea, città porosa e città soglia, che ora posso lavorare in Colombia", spiega Viola a Repubblica prima di congedarsi, come a rivendicare l'accettazione della profondità, della stratificazione, delle contraddizioni come armamentario indispensabile per indagare il futuro. Un compito imprescindibile dell'arte, secondo Onofrio Cutaia, commissario del Padiglione Italia e direttore della divisione Creatività contemporanea del Mic, per il quale è nel dna della Biennale la capacità dei curatori di spingere gli artisti "non solo a guardare la complessità del presente, ma anche a scorgerne le potenzialità".

Lo ribadisce il ministro Dario Franceschini, quando nota come la stessa creazione della divisione dedicata al contemporaneo all'interno del Ministero della Cultura stia ad indicare che è avvenuto il superamento di una mentalità di esclusiva tutela del patrimonio, "verso la volontà di investire sul presente, sui maestri e sui giovani talenti del contemporaneo". E Cutaia dà anche i numeri di questo investimento per ciò che riguarda il Padiglione Italia: dal ministero sono arrivati 600 mila euro. Gli altri fondi, 1 milione e 450 mila euro, arrivano dai privati. Main sponsor la società di yacht Sanlorenzo e Valentino, che proprio all'Arsenale, pochi mesi fa, ha fatto sfilare le sue creazioni.