Con Carofiglio le parole sono importanti
a cura di a cura della redazione Cultura , a cura di Redazione culturaPiù le parole si svuotano di senso più diventa importante riappropriarsene. La politica, i social, la fretta di una comunicazione che preferisce i manicheismi alla riflessione articolata hanno impoverito il nostro linguaggio e quindi anche la democrazia, che del linguaggio si nutre. Martedì 22 febbraio con Repubblica esce La nuova manomissione delle parole di Gianrico Carofiglio (9,90 oltre al prezzo del giornale), un libro che riflette sull’impoverimento linguistico dei nostri tempi in chiave politica ed etica, muovendosi con agilità tra cronaca, storia de pensiero e letteratura.
Manomissione, avverte l’autore, significa danneggiamento ma anche liberazione (nel diritto romano era la cerimonia con cui uno schiavo veniva liberato). Carofiglio si diverte allora a smontare e rimontare il lessico strattonato per restituirgli vitalità e profondità civica. Quante parole sono state usurpate? A cominciare da una delle più belle e complesse: libertà. Scrive Carofiglio: «Un esempio calzante dell’utilizzo vago e manipolatorio della parola libertà è il dibattito su vaccini e green pass».
Non è la sola parola ad essere manipolata. La lista è lunga. Il vocabolo amore, così delicato e così danneggiato: «Si pensi all’uso della parola ‘bacioni’ da parte del leader leghista Matteo Salvini nella sua spregiudicata comunicazione social». E si pensi a quante sono le storture intorno alla parola più importante e più inflazionata: popolo. Ma che cosa vuol dire veramente? Carofiglio: «Il popolo come unità omogenea è una finzione». Il popolo è diventato appannaggio del populismo come contraltare delle élite corrotte.
Le parole selezionate da Carofiglio sono fondamenta della democrazia: ribellione, bellezza, scelta. Quest’ultimo è il lemma della consapevolezza, del non asservimento, dell’esercizio del libero pensiero: «Scelta è il contrario di rinuncia, di conformismo e di vigliaccheria. Scelta è il contrario di vergogna. Scelta è il contrario di indifferenza».
L’attenzione alle parole dovrebbe far parte dell’etica democratica, perché sono sempre i regimi autoritari a impoverire la lingua a fini propagandistici e di controllo sociale. L’esempio letterario più efficace è ancora la Neolingua descritta nel romanzo 1984 di George Orwell: poche parole, poca possibilità di pensare. Carofiglio sceglie di aprire il primo capitolo con una riflessione di Gustavo Zagrebelsky: «Il numero delle parole conosciute e usate è direttamente proporzionale al grado di sviluppo della democrazia e dell’uguaglianza delle possibilità».
Negli ultimi anni il lessico si è abbassato enormemente: il turpiloquio è pane quotidiano, così come le continue distorsioni della realtà. Si può reagire senza cadere nella trappola dell’insulto? Un modo c’è: prendendosi cura delle parole.