Da anemone a papavero: l’alfabeto dei fiori
di Ilaria Zaffino , di Ilaria ZaffinoRegalare una viola del pensiero significa una cosa sola: ti penso. Nell’antica Grecia è il fiore che addobba la Terra per festeggiare il ritorno di Persefone nel mondo dei vivi. Basta un alito di vento, due dita che si avvicinano per sfiorarla, ed ecco che l’acacia pudica sembra ritirarsi: le sue foglioline si avvicinano fra loro a protezione della parte superiore del fiore che per questa ragione viene associato alla sensibilità. L’anemone invece è sicuramente il fiore più giusto per dire che si sente la mancanza di un’altra persona: per amicizia, amore, affetto. E, ancora, un’antica leggenda cinese narra che le ninfe utilizzavano i petali di peonia per nascondersi agli sguardi e ai pericoli del mondo: per questa ragione, nel linguaggio dei fiori, la peonia rappresenta la timidezza, la vergogna e il pudore.
Regalare una viola del pensiero significa una cosa sola: ti penso. Nell’antica Grecia è il fiore che addobba la Terra per festeggiare il ritorno di Persefone nel mondo dei vivi. Basta un alito di vento, due dita che si avvicinano per sfiorarla, ed ecco che l’acacia pudica sembra ritirarsi: le sue foglioline si avvicinano fra loro a protezione della parte superiore del fiore che per questa ragione viene associato alla sensibilità. L’anemone invece è sicuramente il fiore più giusto per dire che si sente la mancanza di un’altra persona: per amicizia, amore, affetto. E, ancora, un’antica leggenda cinese narra che le ninfe utilizzavano i petali di peonia per nascondersi agli sguardi e ai pericoli del mondo: per questa ragione, nel linguaggio dei fiori, la peonia rappresenta la timidezza, la vergogna e il pudore.
Per ogni fiore esiste un significato codificato: è un’usanza che vanta una storia antichissima nel vicino Oriente, da dove fu importata in Europa, dapprima in Inghilterra, nella prima metà del Settecento conoscendo poi un’ampia diffusione nell’Ottocento. All’anima dei fiori e ai sentimenti che prendono la forma di edelweiss, mimosa, gardenia, ginestra, mughetto nel 1903 anche una grande scrittrice come Matilde Serao dedicò una delle sue opere, a torto, meno conosciute, intitolata proprio L’anima dei fiori che ora le edizioni Spartaco stanno riportando in libreria in otto volumetti: il sesto è in uscita a fine febbraio, mentre l’ultimo è previsto per il 2023 in occasione dei 120 anni dalla prima pubblicazione, a cura della studiosa Donatella Trotta.
Ma dalla grammatica floreale si lascia affascinare anche una casa editrice come Aboca, molto attenta ai temi della natura, la salute, l’ecologia e l’arte, che proprio in questi giorni ha pubblicato un delizioso volumetto illustrato – già in ristampa, balzato subito al primo posto per la sua categoria nella classifica di Amazon – dedicato all’alfabeto dei fiori. Nel quale a ciascuno dei 40 fiori prescelti viene abbinato il sentimento corrispondente e una suggestiva illustrazione. Si intitola Le parole più belle sono fiori e lo firma l’illustratrice, messinese di nascita ma trapiantata da anni a Firenze, Virginia Di Giorgio, meglio conosciuta su Instagram con il suo alter ego Virgola.
Si tratta di “un libro non troppo scritto”, come ci racconta lei stessa dal suo studio fiorentino quando l’abbiamo raggiunta per chiederle come è nato questo progetto, “che sposa una mia grande passione: i fiori. Il fiore è l’architettura perfetta, con colori perfetti che creano un’armonia bilanciatissima. È tra le mie fonti di ispirazione più importanti. Così mi è venuto spontaneo coniugare la natura, dunque i fiori, con il mio tratto minimal. Ed è nato questo libro”. Dove brevi testi ci raccontano il significato storico di ogni fiore, accompagnato da una citazione d’autore – da Marziale a Neruda, da Sofocle a Balzac – che a quel sentimento si riferisce e dall’illustrazione corrispondente: alcune le abbiamo pubblicate anche qui.
Nel libro sono rappresentati 39 fiori più uno: il fiore di vetro, al quale l’autrice ha voluto dare un significato tutto suo. “È un fiore che realmente esiste ma non ha un significato codificato in letteratura, non gli è mai stato attribuito. Ci tenevo particolarmente a inserirlo, mi piace tantissimo, purtroppo non si trova in Europa. Così ho voluto dargli io un significato ispirato a quello che mi trametteva: e cioè una preziosa fragilità”.
La tecnica che qui ha utilizzato rimanda molto all’acquarello: “È da lì che vengo, normalmente utilizzo l’acquarello. Per questo libro ho provato a ricreare anche attraverso il digitale lo stesso effetto, ho provato a restituire l’acquarello attraverso la tavoletta grafica”, spiega.
Virginia Di Giorgio è laureata in Storia dell’arte medievale a Firenze e Virgola – il personaggio al quale ha dedicato molte linee di prodotti di grande successo su Instagram disegnati da lei – è nata mentre ancora studiava. "E' stata lei a trovare me e a poco a poco questo disegno ha preso sempre più spazio". Ma l’influenza degli studi che ha fatto, confessa, è sempre presente. “Nel mio lavoro mi lascio molto ispirare da quello che conosco, per esempio faccio ricerca nei musei”.
Proprio in un museo è nata l’ispirazione per uno dei fiori che l’autrice ama di più: il papavero. “È quello che preferisco perché resta sublime anche se nasce dalla strada. Non è come il glicine che sta nelle ville, è un fiore borghese. Il papavero è fiore di strada, ma conserva quell’eleganza che lo contraddistingue da tutti gli altri. Per disegnare il fiore del papavero mi sono ispirata alla mostra Inferno che ho visto alle Scuderie del Quirinale: in qualche modo, ho voluto rappresentare Paolo e Francesca”.
Il libro
Le parole più belle sono fiori: 40 sentimenti dell'alfabeto floreale di Virgola (Aboca, pagg. 94, euro 17)