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Se la guerra mette alla sbarra la cultura russa

Una fotografia di Fëdor Dostoevskij 

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Dalla polemica su Dostoevskij al Padiglione della Biennale di Venezia. Con l’invasione dell’Ucraina l’arte di Mosca finisce sotto accusa
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C'è chi usa il termine cancel culture e chi le definisce "sanzioni culturali". Il quotidiano britannico Guardian, riassumendo in una formula ciò che sta accadendo, titola: The Show can't go on, lo spettacolo non può continuare. In Italia, in Europa e nel resto del mondo, l'invasione russa dell'Ucraina sta comportando un effetto collaterale nel mondo delle arti. Qualcosa di inedito, che assume molte forme: si prendono le distanze dalla Russia e dalle sue istituzioni culturali statali, ma c'è anche chi chiede il boicottaggio delle arti e degli artisti russi, sia che siano vicini al regime putiniano sia tout court. Addirittura, per eccesso di zelo, si rischia di censurare pure i morti, peraltro illustri. Ha fatto scalpore il caso dello scrittore e russista Paolo Nori, cui la Bicocca di Milano aveva fatto sapere di voler rimandare il suo corso su Dostoevskij per evitare polemiche; l'università ha poi invertito la rotta, …

C'è chi usa il termine cancel culture e chi le definisce "sanzioni culturali". Il quotidiano britannico Guardian, riassumendo in una formula ciò che sta accadendo, titola: The Show can't go on, lo spettacolo non può continuare. In Italia, in Europa e nel resto del mondo, l'invasione russa dell'Ucraina sta comportando un effetto collaterale nel mondo delle arti. Qualcosa di inedito, che assume molte forme: si prendono le distanze dalla Russia e dalle sue istituzioni culturali statali, ma c'è anche chi chiede il boicottaggio delle arti e degli artisti russi, sia che siano vicini al regime putiniano sia tout court. Addirittura, per eccesso di zelo, si rischia di censurare pure i morti, peraltro illustri. Ha fatto scalpore il caso dello scrittore e russista Paolo Nori, cui la Bicocca di Milano aveva fatto sapere di voler rimandare il suo corso su Dostoevskij per evitare polemiche; l'università ha poi invertito la rotta, ma la questione è arrivata in Parlamento, con l'annuncio di un'interrogazione alla ministra Messa sull'accaduto.

Nelle stesse ore, il curatore del padiglione della Russia alla prossima Biennale di Venezia, il lituano Raimundas Malašauskas, ha deciso di dimettersi per protesta rispetto a ciò che accade a Kiev, definendo "intollerabile" l'idea di "tornare indietro o andare verso l'assoggettamento alla Russia" ed esprimendo però "ammirazione e gratitudine" per Alexandra Sukhareva e Kirill Savchenkov, i due artisti russi che dovevano essere protagonisti del Padiglione e hanno invece deciso di ritirarsi, ricevendo "piena solidarietà per questo atto coraggioso" anche da parte della Biennale stessa; non ci sarà quindi la Russia all'Arsenale, ma - fanno sempre sapere da Venezia - si farà di tutto affinché ci sia una presenza dell'Ucraina e dei suoi artisti. E in tutta Italia i casi si moltiplicano: la Children Book Fair che si tiene a Bologna tra tre settimane ha annunciato di aver sospeso ogni collaborazione con le organizzazioni ufficiali russe, ma non con i singoli illustratori o editori di quel Paese che potranno partecipare alla grande fiera, la più importante al mondo, dedicata alla letteratura per ragazzi. Altro caso quello del festival Fotografia Europea, in programma da fine aprile a giugno a Reggio Emilia, dove la Russia avrebbe dovuto essere il Paese ospite. L'iniziativa faceva parte di un progetto di parternariato con il museo Ermitage, che avrebbe curato la mostra Sentieri di ghiaccio con i lavori di tre fotografi russi. La mostra è stata annullata; il direttore della Fondazione Magnani Rocca, che organizza la rassegna, nota che "non è possibile alcuna interlocuzione con le istituzioni di un Paese che in questo momento è aggressore", nonostante la solidarietà verso i singoli fotografi e i curatori dell'Ermitage; per paradosso, uno dei reporter coinvolti, Alexander Gronsky, è stato prima arrestato e poi rilasciato in patria, a Mosca, per aver protestato contro la guerra: interpellato sull'esclusione dalla manifestazione italiana, ha dichiarato che capisce perfettamente la decisione e ritiene "assolutamente inappropriato collaborare con qualsiasi istituzione russa. Dobbiamo fermare la guerra".


Dal caldo fronte dei musei non è tutto. Cecilie Hollberg, che dirige la Galleria dell'Accademia di Firenze, ha depennato le opere in prestito dal Museo Puškin di Mosca che avrebbero dovuto essere esposte nella mostra su Pier Francesco Foschi e il Rinascimento a Firenze. Con l'invasione russa, sostiene Hollberg, "è stata trasgredita ogni tipo di frontiera" e non si può correre il rischio "che il prestito di opere a un'importante istituzione come la Galleria dell'Accademia venga strumentalizzato politicamente e usato ai fini di propaganda". Eike Schmidt, direttore degli Uffizi, che non chiuderà il Museo delle Icone Russe a Palazzo Pitti, pur ribadendo che "in questo momento di embargo economico anche il prestito di opere d'arte è naturalmente interrotto" nota come "i rapporti culturali tra Russia e il resto del mondo sono stati faticosamente ricostruiti dopo la seconda guerra mondiale, e non possiamo vanificarli per un'indole punitiva o vendicativa". Non va meglio sul fronte della musica e del balletto, in Italia e all'estero, dove teatri e festival rinunciano alle star russe: oltre all'affaire Valery Gergiev, il direttore d'orchestra vicino a Putin che non si esibirà alla Scala né al Petruzzelli di Bari (ma è anche stato "scaricato" dalla filarmonica di Monaco di Baviera e dal festival di Edimburgo), la Royal Opera House di Londra ha annullato la residenza estiva del corpo di ballo del Bolshoj.

All'editrice Daniela Di Sora, fondatrice del marchio Voland, è arrivata una mail, inviata da alcune istituzioni culturali ucraine, che invita a boicottare i libri russi. Di Sora commenta sconcertata: "Il nome Voland viene da Bulgakov, che come sappiamo era nato a Kiev e morì a Mosca: nel nostro catalogo ci sono autori russi e libri di autori ucraini. La letteratura unisce, crea ponti".

Sui ponti creati dall'arte, attendendo un altro giorno di guerra, e le notizie di altre sanzioni culturali, potete guardare un video diventato virale in rete e ripreso dal New York Times. Un volontario ucraino, Zhenya, incontra un reporter americano, Alex Lourie, vicino a Kiev. Entrambi hanno vissuto a Teheran e parlano farsi. Il soldato, guardando la telecamera, recita un verso struggente del poeta persiano Hamid Mosadegh. Un uomo si chiede chi annuncerà la sua morte alla sua donna, e conclude: "Il tuo amore ha bruciato fino alla cenere/La giungla della mia anima".