Avrete anche voi, nel tempo che resta insaturo dalle ultime dal fronte, sentito parlare della gara di ingegni di chi, da casa, suggerisce come si risolve il conflitto. Specialmente a sinistra, che è il luogo dove per tradizione più si dibatte a volte fino allo sfinimento e alla polverizzazione ma, ci si consola: democraticamente, quindi evviva. C'è "la sinistra autoritaria", dice Luigi Manconi, che ignora i destini delle persone irrilevanti nel Grande Disegno. Vero. C'è "l'arroganza dell'Occidente", succube dell'Amerika di Luciana Castellina. C'è "il maccartismo di chi accusa i pacifisti di essere filo Putin", protesta Luciano Canfora: le "ragioni della Storia" non sono la storia minore di "un'Irina qualunque". Naturalmente, le grandi ragioni. Tuttavia migliaia di Irina muoiono, in guerra, le vediamo online. No, non sono comparse. Enrico Letta si è messo l'elmett…
Avrete anche voi, nel tempo che resta insaturo dalle ultime dal fronte, sentito parlare della gara di ingegni di chi, da casa, suggerisce come si risolve il conflitto. Specialmente a sinistra, che è il luogo dove per tradizione più si dibatte a volte fino allo sfinimento e alla polverizzazione ma, ci si consola: democraticamente, quindi evviva. C'è "la sinistra autoritaria", dice Luigi Manconi, che ignora i destini delle persone irrilevanti nel Grande Disegno. Vero. C'è "l'arroganza dell'Occidente", succube dell'Amerika di Luciana Castellina. C'è "il maccartismo di chi accusa i pacifisti di essere filo Putin", protesta Luciano Canfora: le "ragioni della Storia" non sono la storia minore di "un'Irina qualunque". Naturalmente, le grandi ragioni. Tuttavia migliaia di Irina muoiono, in guerra, le vediamo online. No, non sono comparse. Enrico Letta si è messo l'elmetto, lo irride la sinistra della sinistra mentre i consensi del Pd, sorpresa, nei sondaggi crescono. Saremo mica un popolo, anche a sinistra, di guerrafondai?
La gara è a spiegare come si interrompa una guerra, il dibattito è aperto: merita, sarebbe scoperta notevole. Per esempio, riassumo, si può combattere sul campo, con le armi, e vincerla. Arrendersi. Con le sanzioni: affamare, istigare la rivolta interna. Con la foto posata di una ragazzina con lecca lecca e fucile o con quella, certamente non in posa, di una famiglia sterminata mentre fugge. Tagliando i viveri agli aggressori (quelli che non possono scappare, gli altri sono già a Dubai). Usando i profughi come bombe umane per fare pressione sui confinanti. Chiedendo al Papa di andare a Kiev e irritandosi se non lo fa. Suggerendo ai leader democratici di riunirsi tutti insieme sul terreno di guerra, se per caso non lo avessero scartato per evitare di diventare un unico facile obiettivo su cui prendere la mira. Le diplomazie, al netto degli interessi e compresi quelli. Infine: analizzando le ragioni storiche del conflitto, perché niente succede all'improvviso e senza ragione, e di conseguenza decidere chi ha ragione e chi ha torto. I russi, gli americani? Non è una canzone. Le sabbie mobili sono l'equidistanza. È questo il pantano in cui la sinistra (pezzi di) si è di nuovo invischiata. Quando Maurizio Landini, segretario della Cgil, deve dire "non è vero che siamo equidistanti" segnala, come in ogni smentita, il problema e l'accusa.
Non per fare del giornalismo emotivo, ultimamente suscettibile di essere derubricato da informazione a propaganda filoucraina, ma la domanda più sensata sullo stallo della sinistra politica e intellettuale mi pare quella di una bambina che, nella rubrica di un settimanale, chiede al padre: ma se uno grosso picchia uno piccolo, io cosa devo fare? Ecco: cosa.
Come si fa a essere equidistanti fra un missile che abbatte un ospedale e un ospedale abbattuto? In che posizione, esattamente, ci si deve mettere? Nella rotta del missile, dicendosi che spara - poniamo - perché l'Occidente venticinque anni fa ha sparato sulla ex Jugoslavia, o in quella di chi sta nei letti d'ospedale che ha bisogno di aiuto: ora. Né né che posto è?, domanda la bambina. La verità è che non esiste, quel posto. È impossibile non essere al contempo né folli né codardi. Né vili né complici.
La trappola del né-né ha precedenti pesanti, a casa nostra.
"Né con lo Stato né con le Br" è uno slogan nato da Lotta continua, non lo disse Leonardo Sciascia, non lo sussurrò Montale - non furono gli intellettuali. Da cronista, il primo né-né che ricordo è quello di Enrico Berlinguer in un'intervista a Giampaolo Pansa, giugno 1976: sintesi da titolo, "Più sicuro nella Nato che nel patto di Varsavia". "Di là, all'Est, forse vorrebbero che noi costruissimo il socialismo come piace a loro. Ma di qua, all'Ovest, alcuni non vorrebbero neppure lasciarci cominciare a farlo, anche nella libertà. Riconosco che da parte nostra c'è un certo azzardo a perseguire una via che non piace né di qua né di là...". Un certo azzardo, sì. Due anni dopo l'omicidio di Aldo Moro, la storia cambia verso
Nel 1999, governo D'Alema, Fausto Bertinotti votò contro l'intervento in Kosovo accusando D'Alema di essere "completamente appiattito al volere degli Stati Uniti". Citò il Vangelo, "rimetti la spada al suo posto", chiese in aula: "Perché si bombarda la Serbia e non si interviene nei confronti della Turchia, colpevole di genocidio del popolo curdo?". È la formula retorica "allora gli altri?", quella che usa il fisico Carlo Rovelli quando mostra le immagini di altre guerre: Yemen, Libia, Siria. Nessun elmetto di governo, in quei casi: forse, dice Rovelli, "perché non erano bianchi come noi", non ci somigliavano. È un argomento popolarissimo fra i ragazzi. Perché è vero, non erano altrettanto interessanti, quei morti: per la sinistra politica, per i governi.
Magari rendevano meno. Può sempre succedere, difatti, che in futuro esca qualche nuovo Archivio Mitrokin coi nomi dei collaboratori, le cifre dei finanziamenti. Il dibattito fra filorussi e filoatlantici su chi ha ragione e chi ha torto, va da sé, si deve fare con il beneficio della buona fede. Al netto di chi è retribuito per tifare per l'uno o per l'altro e solo di qualcuno, oggi, sappiamo con certezza. Chi prende soldi da chi è rilevante. Poi ci sono gli intellettuali.
Ma gli intellettuali non sono più quelli di una volta, la promozione di sé - del proprio manufatto appena uscito in commercio - è di gran lunga prioritaria rispetto all'adesione a una causa forse giusta ma non redditizia. Quelli "vecchio stile" hanno spesso hanno un'età. Sono perciò accusati di avere nostalgia della propria giovinezza, che può essere. Tuttavia si riconosce il profumo: di chi parla perché crede in quello che dice, e magari sbaglia, chi lo fa invece perché è il momento della promozione stampa. I giornalisti free lance sul campo sono oggi i nuovi intellettuali: sono loro che agiscono senza mandato, senza mandante.
Per il resto. L'antagonismo in tv è quello di chi dice che vaccinarsi significa essere "nel partito di Draghi" e - negli stessi talk show - che armare la resistenza ucraina significa essere schiavi della Nato. Sono le stesse persone. Poi però bisogna tirare una riga: qualcuno muore, qualcuno spara, qualcuno dice la sua e dopo esce per cena. Per carità, non si può mica smettere di cenare se Irina muore. Ma se uno grosso picchia uno piccolo, chiede la bimba, io cosa devo fare? E' questa, la domanda da girare a sinistra, a chi dice: non si risponde alle armi con le armi. Se la risposta non è né reagire, né farsi ammazzare, né arrendersi. Allora cosa.