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Evergreen. Un Harmony è per sempre

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Intervista a Laura Donnini, amministratore delegato di HarperCollins che detiene il marchio. Un successo rosa che fa bene alle edicole a cui dedichiamo il prossimo numero di Robinson, il settimanale culturale di Repubblica
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Si chiama Harlequin, versione inglese del nostro Arlecchino. Ma potremmo ribattezzarlo “Mister sette miliardi”, pari ai libri con questo marchio venduti in decenni di storia. Grazie al monopolio assoluto, globale, nell’ambito della letteratura rosa. E se non sapete di cosa si tratta, è perché in Italia lo conoscete con un altro nome: Harmony, icona del sentimentalismo cartaceo, familiare a chiunque sia mai passato davanti a un chiosco di giornali. Dove questi libri di passioni, tormenti e lieto fine non mancano mai.

Ed è proprio alla cara vecchia edicola, alla sua capacità di coniugare tradizione e rinnovamento, che dedichiamo il nuovo Robinson, disponibile da domani. E in attesa di leggerlo parliamo di uno dei suoi prodotti d’elezione, l’amore formato tascabile, con Laura Donnini, amministratrice delegata di HarperCollins Italia: l’editore che nel 2015 ha acquisito Harmony.

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Si chiama Harlequin, versione inglese del nostro Arlecchino. Ma potremmo ribattezzarlo “Mister sette miliardi”, pari ai libri con questo marchio venduti in decenni di storia. Grazie al monopolio assoluto, globale, nell’ambito della letteratura rosa. E se non sapete di cosa si tratta, è perché in Italia lo conoscete con un altro nome: Harmony, icona del sentimentalismo cartaceo, familiare a chiunque sia mai passato davanti a un chiosco di giornali. Dove questi libri di passioni, tormenti e lieto fine non mancano mai.

Ed è proprio alla cara vecchia edicola, alla sua capacità di coniugare tradizione e rinnovamento, che dedichiamo il nuovo Robinson, disponibile da domani. E in attesa di leggerlo parliamo di uno dei suoi prodotti d’elezione, l’amore formato tascabile, con Laura Donnini, amministratrice delegata di HarperCollins Italia: l’editore che nel 2015 ha acquisito Harmony.

Laura Donnini, ad di HarperCollins che detiene il marchio Harmony 


Cominciamo dalle origini.
«Iniziò in Canada, nel 1949. C’era lì la moglie di un editore appassionata di romanzi rosa, che lo spinse a buttarsi in questo settore. Nacque così Harlequin, che aveva come punto di forza l’essere disponibile nei punti vendita più frequentati dalle donne negli anni Cinquanta, a partire dai supermercati. Nel tempo il progetto esplode, si espande in parallelo con l’emancipazione femminile. Nei primi anni Settanta nuovo boom, anche grazie a contenuti sessuali più espliciti».

E da noi?
«Mondadori pubblica il suo primo Harmony – il nome è una crasi tra il suo e Harlequin – nel 1981. Allora la serie era già diffusa in cento paesi del mondo, tra cui Brasile e Giappone. E ha successo pure in Italia».

Con quali storie?
«L’archetipo è: una donna si innamora di un uomo alfa, c’è un ostacolo, poi l’ostacolo viene superato. Era così 70 anni fa, quando esordì sul mercato in lingua inglese, ed è così adesso. La differenza è che ora le protagoniste sognano l’amore ma non più il matrimonio, e spesso hanno carriere importanti».

Oltre ai contenuti cos’altro spiega la fortuna del marchio?
«Libri accessibili, si trovano ovunque. Economici. Di piccole dimensioni. Con una precisa data d’uscita. E una grafica riconoscibile, un po’ retrò: una coppia, un contesto da sogno... Un modello che ha resistito nel corso del tempo: dalla nascita, Harlequin ha già venduto globalmente oltre 7 miliardi di copie».

Una cifra monstre! Ma torniamo in Italia: il canale di distribuzione resta l’edicola?
«Sì, e non è un caso: quando nacque Harmony, Mondadori era già un editore fortissimo nel campo, grazie agli Oscar e soprattutto ai gialli. Fu di Arnoldo l’intuizione di diffondere la letteratura attraverso questi punti vendita. Una formula vincente ancora oggi: vendiamo i nostri libri in 15 mila edicole italiane – 2500 delle quali sono Harmony Point, con spazi espositivi dedicati – con oltre due milioni di copie all’anno. Il 25% del totale arriva invece dagli ebook».

I punti vendita fisici però restano predominanti…
«Perché il pubblico è composto da lettrici abituali: l’80% frequenta Harmony da più di dieci anni, e questo dimostra l’effetto addiction, la fedeltà. Il resto è composto da nuove lettrici, il che ci dà speranza. Tra chi ci legge il target più forte appartiene alla fascia d’età 35-64 anni: gente che compra più di 26 Harmony l’anno, mentre il 53% ne acquista tra i 6 e i 25. E infine ci sono le lettrici giovani che ci conoscono attraverso i social».

Del resto c’è il boom dei romanzi d’amore anche in libreria.
«Su Facebook ci sono decine di community di appassionati di romance. Il 70% di chi visita il nostro sito Harmony ci ritorna, con una media di 17 minuti di permanenza: altro segno d’interesse per il genere. Al Festival del romance che si è tenuto alcuni giorni fa a Milano persone di tutte le età andavano via con trolley pieni di libri».

Cosa cercano?
«Le farfalle nello stomaco, l’immedesimazione, il sogno. Una storia d’amore eccezionale. Vogliono distrarsi, evadere. Infatti il romance è anticiclico: va benissimo nei tempi di crisi, quando abbiamo bisogno di conforto. Come ci ha dimostrato il nostro più 5% nel lockdown».

Eppure c’è tanto snobismo, no?
«Una sorta di stigma: rosa uguale scarsa qualità. Io credo che dietro questo atteggiamento ci sia un misto di misoginia e di scarsa conoscenza del fenomeno. Non dimentichiamo che per Harlequin hanno scritto autrici importanti come Nora Roberts, e qui in Italia Stefania Auci. E che da romanzi Harlequin sono tratte serie Netflix di successo come Il colore delle magnolie o Virgin River, per non parlare di Bridgerton (che però in Italia non pubblichiamo noi). La sfida è superare un pregiudizio così radicato».

A proposito di sfide, lei è da cinque anni al timone di HarperCollins Italia, nata due anni prima. Qual è il suo bilancio?
«Alcuni anni fa la nostra casa madre acquisì Harlequin: non solo per diventare leader mondiale del settore rosa, con ricavi davvero alti, ma anche per appropriarsi di un marchio che aveva sedi in ben 18 paesi del mondo, compreso il nostro. Questo ci ha permesso di stabilirci ovunque e di lavorare con efficacia sui vari territori in tutto il resto dei nostri prodotti editoriali, lontanissimi da Harlequin, prendendoci grande cura dei nostri autori. E promuovendoli all’estero, come qui abbiamo fatto per Alberto Angela, Marco Bianchi, Lia Levi. In Italia siamo partiti da un fatturato annuale di un milione di euro, siamo arrivati a 8,5 milioni. E vogliamo crescere ancora».