Langston, il poeta
di Antonio Monda , di Antonio MondaMi chiamo Langston, e il nome me l’ha scelto mia madre. Perché voleva celebrare con la mia vita un tipo che aveva fatto molto per la mia gente. E per gente intendo i negri come me.
Voleva che diventassi un poeta e un filosofo, uno in grado di scrivere commedie e ispirare il mio popolo. Uno di cui andar fiero, al quale intitolano una scuola o un museo.
Non ho mai fatto nulla di tutto ciò, ma il soprannome di poeta mi è rimasto appiccicato addosso. Mi chiamano così le ragazze che lavorano per me nel Barrio, e anche i clienti che sanno che da me hanno prezzi buoni e roba pulita, di prima qualità.
Perché nella vita la reputazione è tutto, qualunque sia il tuo lavoro. E nel Barrio sanno tutti di potersi fidare di Langston, il poeta.
Poi stamattina una delle ragazze mi ha dato un libro che si era portato un cliente. Lo aveva dimenticato sul letto, ed era pieno di appunti: doveva essere uno studioso, aveva certamente una buona reputa…
Mi chiamo Langston, e il nome me l’ha scelto mia madre. Perché voleva celebrare con la mia vita un tipo che aveva fatto molto per la mia gente. E per gente intendo i negri come me.
Voleva che diventassi un poeta e un filosofo, uno in grado di scrivere commedie e ispirare il mio popolo. Uno di cui andar fiero, al quale intitolano una scuola o un museo.
Non ho mai fatto nulla di tutto ciò, ma il soprannome di poeta mi è rimasto appiccicato addosso. Mi chiamano così le ragazze che lavorano per me nel Barrio, e anche i clienti che sanno che da me hanno prezzi buoni e roba pulita, di prima qualità.
Perché nella vita la reputazione è tutto, qualunque sia il tuo lavoro. E nel Barrio sanno tutti di potersi fidare di Langston, il poeta.
Poi stamattina una delle ragazze mi ha dato un libro che si era portato un cliente. Lo aveva dimenticato sul letto, ed era pieno di appunti: doveva essere uno studioso, aveva certamente una buona reputazione.
Tina era rimasta colpita che il libro l’aveva scritto da un tipo con il mio stesso nome. Ed infatti era proprio lui, l’idolo di mia madre, il poeta di Harlem.
Non ho capito molto di quello che scrive, ma sembra roba forte. Storie di schiavi e libertà, dolore e dignità. E sogni.
Il libro dice che aveva un bisnonno bianco, che era proprietario di schiavi. Chissà se mia madre lo ha mai saputo, ma comunque avrebbe detto che è la prova che in questo mondo è possibile tutto, anche la redenzione.
Mia madre, l’avrete capito, era una romantica.
Ma il libro mi è rimasto dentro, ed oggi ho solo voglia di rimanere su questo treno, e guardare la gente che mi sfila davanti. Ombre, non molto diverse da quelle che ho conosciuto tutta la vita.
Chissà, magari un giorno prenderanno forma.
Mentre le vedo sfilare ho avuto un sogno: che nonostante tutto, sulla mia tomba venga scritto anche per me: la mia anima è cresciuta profonda, come i fiumi.