Cultura

L'invasione russa dell'Ucraina, un mese dopo: lo speciale

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Il 24 febbraio, alle 5 del mattino, il cielo ucraino s’illuminò di traccianti. L’eco delle esplosioni svegliò città incredule: «I russi lo hanno fatto davvero, ci stanno bombardando!», urlava gente stravolta fuggendo nei rifugi. È cambiato tutto, da allora: migliaia di uccisi, fossero soldati col fucile a tracolla o mamme con i bimbi per mano. Le città sono sbriciolate, la vita civile azzerata, la povera gente intrappolata. Milioni di profughi fuggono con il fiato in gola tra mine e imboscate.

Un mese di bombardamenti travolge la vita di chi li subisce, e stravolge gli equilibri di questo mondo inquieto. Repubblica lo racconta qui sul sito (e oggi in edicola con uno speciale di 16 pagine) con i suoi inviati sul campo e le sue grandi firme: Maurizio Molinari ed Ezio Mauro, Concita De Gregorio, Gianluca Di Feo, Paolo Garimberti, Bernard-Henri Levy, Gianni Riotta e Gabriele Romagnoli.

Si fatica a capire che sta cambiando il mondo, quando la normalità si rivolta all’improvviso. Due ore dopo quel primo bombardamento, il 24 febbraio, gente indaffarata con la ventiquattrore in mano percorreva come sempre i marciapiedi di una Kiev stranamente silenziosa, ferita, per andare al lavoro come sempre. Riaprivano pasticcerie, negozi, persino le enoteche. Ma a mezzogiorno, quell’Ucraina non esisteva più. Chiusa, serrata, impaurita. Sconvolta dall’invasione di un popolo fratello che la strangola e la tinge di sangue.