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Ucraina. Una guerra totale sulla pelle dei civili

Dopo l’inattesa disfatta delle prime due settimane Mosca può essere tentata da un’escalation senza limiti
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L'Europa è precipitata in una spirale di violenza, che in un mese ha inghiottito l’Ucraina e proietta ombre minacciose sull’intero continente. Una guerra che è diventata totale: senza zone franche, senza rispetto per i civili. Venti milioni di persone la soffrono sulla loro pelle: dieci milioni hanno lasciato le case, dei quali più di due sono fuggiti all’estero, e altri dieci vivono nella sterminata zona dei combattimenti che si estende da Kiev al Mar Nero. Nessuna città è immune dai bombardamenti, con i missili cruise scagliati pure a ridosso del confine polacco e di quello romeno.

Putin ha tentato un conflitto lampo, una sorta di riedizione della blitzkrieg hitleriana: nei primi giorni dell’invasione colonne di carri armati si sono lanciate a tutta velocità verso la capitale e gli altri centri urbani, con l’obiettivo di occupare gli snodi stradali ed economici del Paese, provocandone il collasso. Una t…

L'Europa è precipitata in una spirale di violenza, che in un mese ha inghiottito l’Ucraina e proietta ombre minacciose sull’intero continente. Una guerra che è diventata totale: senza zone franche, senza rispetto per i civili. Venti milioni di persone la soffrono sulla loro pelle: dieci milioni hanno lasciato le case, dei quali più di due sono fuggiti all’estero, e altri dieci vivono nella sterminata zona dei combattimenti che si estende da Kiev al Mar Nero. Nessuna città è immune dai bombardamenti, con i missili cruise scagliati pure a ridosso del confine polacco e di quello romeno.

Putin ha tentato un conflitto lampo, una sorta di riedizione della blitzkrieg hitleriana: nei primi giorni dell’invasione colonne di carri armati si sono lanciate a tutta velocità verso la capitale e gli altri centri urbani, con l’obiettivo di occupare gli snodi stradali ed economici del Paese, provocandone il collasso. Una tattica vanificata dalla resistenza ucraina. L’esercito ha lasciato passare le avanguardie russe, poi ha cominciato a contrattaccare in maniera dinamica, coordinando artiglieria, tank e i raid dei droni turchi Bayraktar. I convogli dei rifornimenti sono stati decimati dalle imboscate, privando la prima linea di carburante e ricambi: le immagini dei mezzi corazzati abbandonati si sono moltiplicate. In tutte le città la popolazione si è mobilitata: Sumy, Chernihiv, Kharkiv sono assediate da trenta giorni ma non mostrano segni di cedimento.

Per i russi le prime due settimane sono state una disfatta. Hanno avuto un numero enorme di caduti: le stime parlano di 7mila morti e 14mila feriti, ossia la metà di quelli pianti dall’intera Urss nei dieci anni di battaglie in Afghanistan. Hanno lasciato sul campo 1.754 veicoli militari – secondo il censimento degli analisti indipendenti di Oryx – tra cui 275 tank e 520 blindati. Fondamentali le armi consegnate da Stati Uniti e Gran Bretagna: i missili portatili anticarro Javelin e Nlaw e gli Stinger terra-aria, che hanno colpito 35 elicotteri e 15 jet.

Di fronte al fallimento dell’offensiva, Mosca è tornata ai metodi sovietici: una campagna di logoramento, affidando a cannoni e bombardieri il compito di smantellare le difese e piegare la popolazione. Il ritmo si è fatto lento, proteggendo la catena dei rifornimenti e cercando di non esporre il personale al fuoco. I russi vanno avanti di poco, ma con ostinazione. Lo si vede a Mariupol, diventata la città chiave del conflitto: cannoni e tank sparano senza sosta contro i palazzi, prima di spedire gli alleati ceceni e daghestani a espugnarli. Così, le unità migliori dell’esercito ucraino, schierate a oriente del Dnepr, rischiano di ritrovarsi senza mezzi, né munizioni. E la popolazione viene spinta ai limiti estremi della sopportazione, con migliaia di vittime: oltre tremila civili sarebbero già stati uccisi.

Quanto proseguirà il massacro? La conquista di Mariupol potrebbe essere un punto di svolta: il Cremlino a quel punto avrà occupato tutto il territorio tra il Donbass e la Crimea, offrendo almeno un risultato ai suoi sostenitori. Se non basterà, si potrebbe combattere ancora per settimane e settimane, fino al crollo di uno dei contendenti. Senza escludere il rischio di un’escalation, provocata da armi ancora più devastanti o dal coinvolgimento di altri Paesi nel conflitto. Putin ha aperto un baratro, che non sembra avere limiti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA