✕

Larissa

"Nel deserto di New York". Cinquantadue storie per vivere un anno, seppur virtualmente, nella Grande Mela. Racconto numero 30
1 minuti di lettura

Mia madre mi ha chiamato Larissa perché ama i nomi greci.

Mio padre l’ha lasciata quando lei gli ha detto di essere incinta, eppure non era mai stata così felice: “è la cosa che ci rende simili a Dio, creiamo una vita,” gli aveva detto.

Lui è sparito pochi giorni dopo e mia madre si è convinta che doveva arrivare un maschio, perché altrimenti non esiste una famiglia. 

Aveva deciso di chiamarlo Achille, perché non doveva aver paura di nulla: uno come lui non lo sarebbe mai stato lasciato. Poi invece sono arrivata io e mi ha dato il nome del luogo in cui è nato.

Non è la stessa cosa, ma a me sta bene così. E mia madre mi ha insegnato che l’amore più vero è quello che si ha nei confronti delle cose che vanno diversamente da come vorremmo. Cioè tutte.

Mi ha detto sin da bambina che devo essere forte come il suo eroe, e non scoprire mai il tallone. Mai, Larissa mia, …

Mia madre mi ha chiamato Larissa perché ama i nomi greci.

Mio padre l’ha lasciata quando lei gli ha detto di essere incinta, eppure non era mai stata così felice: “è la cosa che ci rende simili a Dio, creiamo una vita,” gli aveva detto.

Lui è sparito pochi giorni dopo e mia madre si è convinta che doveva arrivare un maschio, perché altrimenti non esiste una famiglia. 

Aveva deciso di chiamarlo Achille, perché non doveva aver paura di nulla: uno come lui non lo sarebbe mai stato lasciato. Poi invece sono arrivata io e mi ha dato il nome del luogo in cui è nato.

Non è la stessa cosa, ma a me sta bene così. E mia madre mi ha insegnato che l’amore più vero è quello che si ha nei confronti delle cose che vanno diversamente da come vorremmo. Cioè tutte.

Mi ha detto sin da bambina che devo essere forte come il suo eroe, e non scoprire mai il tallone. Mai, Larissa mia, figlia mia adorata.

Oggi forse l’ho scoperto quando ho letto i messaggi che arrivano continuamente sul cellulare di Lander.

Chi è Melissa, amore mio? Perché ti scrive sempre? Perché ti vuole vedere oggi alle 3:30 in questa stazione della metropolitana? Ha anche specificato il binario e la direzione Nord, così ho deciso di venire anche io e aspettarvi di fronte, in direzione Sud.

Chissà se è già arrivata e se è una di queste persone. Magari è quella che sta guardando la sua borsa. Magari finge, perché mi ha visto.

O magari non c’è nulla di strano, in questo appuntamento, tranne il modo in cui lo avete fissato.

Perché io non posso credere che mi stai facendo questo.

Non posso credere che lo fai a chi ti ha dato la vita e continuerà a dartela, anche se Melissa esiste già nella tua, di vita.

Perché continuerò ad amarti. È questo il mio tallone di Achille, mamma.