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Diario da Kiev. Un bosco, il lago e il ritorno di un’apparente normalità

Nella foto scattata dall'autore il lago nel parco di cui parla nell'articolo 
Prosegue il racconto dello scrittore dalla capitale ucraina sotto attacco dei russi
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Non lontano da casa mia c’è un parco rigoglioso, disseminato di laghi, colline boscose e paludi. Si estende fino a sud e lì si trasforma in una foresta, dove ci si può imbattere in fontane in rovina, monasteri e osservatori. Dall’inizio della guerra i paracadutisti russi sono atterrati nel parco un paio di volte. Di notte ho visto passare le scie dei traccianti nel cielo sopra gli alberi. L’amministrazione militare proibiva di andarci anche durante il giorno, ma tanto nessuno ne aveva molta voglia, con le cannonate in sottofondo.

Poi i russi sono andati via e il mio parco ha ripreso gradualmente a vivere: ho cominciato a rivedere quelli che vengono a correre, con tute aderenti, braccialetti fitness e bandane dai colori accesi. E anche coppie che passeggiano lentamente e pescatori della domenica che vengono sempre qui per catturare qualche carpa minuscola.

Anche il mio caffè preferito ha riaperto: vende robaccia qualunque, ma vengo …

Non lontano da casa mia c’è un parco rigoglioso, disseminato di laghi, colline boscose e paludi. Si estende fino a sud e lì si trasforma in una foresta, dove ci si può imbattere in fontane in rovina, monasteri e osservatori. Dall’inizio della guerra i paracadutisti russi sono atterrati nel parco un paio di volte. Di notte ho visto passare le scie dei traccianti nel cielo sopra gli alberi. L’amministrazione militare proibiva di andarci anche durante il giorno, ma tanto nessuno ne aveva molta voglia, con le cannonate in sottofondo.

Poi i russi sono andati via e il mio parco ha ripreso gradualmente a vivere: ho cominciato a rivedere quelli che vengono a correre, con tute aderenti, braccialetti fitness e bandane dai colori accesi. E anche coppie che passeggiano lentamente e pescatori della domenica che vengono sempre qui per catturare qualche carpa minuscola.

Anche il mio caffè preferito ha riaperto: vende robaccia qualunque, ma vengo sempre qui a comprare, perché il proprietario è un veterano.

Sul lago è ormeggiato lo scheletro di un pontile. Ci salgo sopra con cautela, passando attraverso un ponticello. Una volta c’era un locale per gangster fatto come un sottomarino, poi è rimasto abbandonato per lungo tempo; un paio di anni fa è stato demolito e lo scheletro è diventato un posto dove vanno i vecchietti a pescare con le loro lenze di bambù di epoca sovietica.

Venivo in questo lago tutte le primavere per proclamare la vittoria della vita. Anche oggi: sussurro che la vita ha vinto, ma senza alzare la voce per non spaventare i pesci.

I gabbiani volano in cerchio sopra il lago, schiamazzando. Qualcuno ha parcheggiato il trattore ai margini del parco. I pescatori scherzano che il trattore se ne sta in agguato in attesa della sua preda, un carro armato russo. Giù sulla collina hanno tagliato alcuni alberi. Normalmente mi arrabbierei, ma era necessario: legna per le necessità di difesa della città.

A un primo sguardo, è cambiato poco qui. Ah, sì: il parco è minato.
Traduzione di Fabio Galimberti