Cultura

Da MM&DD, "L'abisso del male", Recagno-Freghieri, 2018
Da MM&DD, "L'abisso del male", Recagno-Freghieri, 2018 

Fumetti, quando Martin Mystère incontrò Dylan Dog e gli altri eroi Bonelli

Per i quarant'anni del personaggio creato da Alfredo Castelli, ripercorriamo una delle sue innovazioni: una via italiana ai team-up, gli speciali che uniscono personaggi e serie in un unico mondo narrativo. Un po' come i tre storici albi con il detective dell'impossibile e Dylan Dog

3 minuti di lettura

Non ci sarebbero team-up bonelliani, gli incontri tra eroi di serie diverse così iconici per i lettori, senza Martin Mystère e senza il suo creatore, Alfredo Castelli. Ma la storia di questo filone nasce un po’ con la luna storta. Sergio Bonelli i team-up non li voleva fare; a Giovanni Freghieri non piaceva la storia del primo che andava disegnando; a Tiziano Sclavi infastidivano certe scelte di Castelli, che aveva scritto quella sceneggiatura, pensata comunque da entrambi.

Almeno così ne racconta la genesi Castelli stesso, sempre troppo modesto, quasi trent’anni dopo, nella riedizione del 2019 di Ultima fermata; l’incubo!, il primo team-up bonelliano che nel ’90 fece incontrare Mystère e Dylan Dog. Il detective dell’impossibile e l’indagatore dell’incubo si trovavano alle prese con un orrore di occultismo metropolitano, in senso letterale, fatto di treni affollati di morti viventi e scaraventati come ottovolanti per le profondità di abissi allucinati e infernali, dalla Subway di Manhattan all’Underground britannica.

Un numero squisito, con certe tavole di Freghieri iconiche. Fu il momento in cui si scoprì perché i due eroi non potessero incontrarsi più spesso: diciamo che ogni volta che sono insieme il mondo rischia di finire nel torbido. Forse fu anche un modo per mettere le mani avanti sulla futura quantità (magra) di team-up, come a dire: ne facciamo pochi per salvare tutti quanti. Questa ragione, per la cronaca, era stata anticipata qualche albo prima in Martin Mystère 85, ma non spiegata.

Direzione: inferno. Dal primo team-up di Castelli, con i disegni di Freghieri che accompagneranno anche le altre avventure con Martin e Dylan, 1990
Direzione: inferno. Dal primo team-up di Castelli, con i disegni di Freghieri che accompagneranno anche le altre avventure con Martin e Dylan, 1990 
Tenendo fede al monito sull’averli insieme, da allora non è che ci sia stato un florilegio di incontri tra Dylan e Martin. Ce ne sono stati per altri eroi, ma non poi così tanti. Questo non toglie meriti a Castelli, che inaugurò i team-up di casa Bonelli proprio in quel 1990, lui che, già insieme a Sclavi, aveva sperimentato le rimpatriate tra personaggi fin dal tempo del Corriere dei ragazzi.

Ma un conto è lasciar intendere che il mondo in cui si muovono due eroi sia lo stesso, o ancora mostrarne uno che di sfuggita passeggia per la strada dell’altro - il criterio base delle “ospitate” - e un altro è ricavare un numero speciale e firmarlo sotto l’egida di entrambi. Certo, è la formula più difficile.

Da MM&DD, "L'abisso del male", Recagno-Freghieri, 2018
Da MM&DD, "L'abisso del male", Recagno-Freghieri, 2018 

Sarà per questo che si dovettero aspettare due anni per un secondo speciale tra detective e indagatore, La fine del mondo, stavolta scritto, per par condicio, da Tiziano Sclavi, il creatore di Dylan, con al cuore dell’intreccio un bambino dai poteri sovrannaturali. È il più onirico, l'opposto del razionale Castelli-Mystère e in un certo senso quasi un'anti-team-up con le sue continue false partenze.

Il secondo team-up con Dylan Dog è il più onirico. Naturalmente, lo scrive Sclavi
Il secondo team-up con Dylan Dog è il più onirico. Naturalmente, lo scrive Sclavi 
E ancora, per un terzo numero ne sono passati altri 26 di anni! È quello sceneggiato nel 2018 da Carlo Recagno, disegnato ancora da Freghieri splendidamente - e la copertina sempre del grande Angelo Stano - con la consulenza, per DD, di Roberto Recchioni. S’intitola L’abisso del male e per Castelli è il migliore tra tutti, come dirà per la riedizione della serie; un “Trivial Pursuit bonelliano” che riesce a creare in un sol colpo un universo narrativo coeso capace di abbracciare tutta la storia della casa editrice. Un multiverso, se proprio dobbiamo usare un termine inflazionato.

Il terzo team-up di Martin-Dylan è perfettamente consapevole di essere un team-up
Il terzo team-up di Martin-Dylan è perfettamente consapevole di essere un team-up 

È sempre intorno alla linea Mystère che si svilupperanno gli altri team-up bonelliani. Se con Sclavi, nonostante stima e affetto, non se ne realizzeranno più dopo il ’92, anche per distanza di stili, l’anno dopo sarà la volta proprio di Sergio Bonelli. Nei panni del suo alterego di penna Guido Nolitta si cimenterà con Castelli in un episodio speciale di Mister No l’anno seguente (Fuga da Skynet). Seguono due albi con Nathan Never e il detective dell’impossibile, in versione clone robot: uno nel ’96, dall'azzeccato titolo di Prigioniero del futuro (impagabile la scena di Martin che si affaccia sulla megalopoli del futuro); un altro nel 2001. Ma poi, salvo appunto le ospitate, passeranno tredici anni (con il mega crossover Eroi che fa incontrare un po’ tutti nel 2014) prima di farne fiorire di nuovi, anche slegati da Mystère.

Da "Prigioniero del futuro", team-up con Nathan Never del '96, disegni di Gino Vercelli e testi di Antonio Serra
Da "Prigioniero del futuro", team-up con Nathan Never del '96, disegni di Gino Vercelli e testi di Antonio Serra 
Sarà forse questo il fascino del team-up bonelliano? Raro e inaspettato, non lento come il ricambio dei papi in Vaticano, ma quasi. O meglio, per certe accoppiate, come con Dylan e Martin, sì. Per dire, nel mezzo, tra la seconda e la terza avventura, si sono alternati tre pontefici. È più facile che il detective diventi Topolino, come in Topin Mystère scritto e disegnato da Casty (e non da Castelli, attenzione). Più di recente, per far tornare il detective con Never e Mister No c’è voluto il ministero della Transizione ecologica, in una storia per le scuole sul cambiamento climatico, uscita l’anno scorso.

Tutto un ritrovarsi... Sempre da "L'abisso del male", 2018
Tutto un ritrovarsi... Sempre da "L'abisso del male", 2018 
Il punto è che ci deve sempre essere un motivo speciale per avere un team-up in casa Bonelli e bisogna esser contenti che non si forzi la mano per trovarlo. Nemmeno i quarant’anni di MM sono spinta sufficiente per averne uno, anche perché festeggiare Martin mettendogli tra i piedi Dylan non sarebbe stato molto sensato. È la lezione bonelliana: bisogna dare al lettore qualcosa che non sia solo la passeggiata in compagnia dell’amico col soprabito di colore diverso.

Se torniamo al 1990, in Ultima fermata c’erano le origini di molte cose, comprese piccole chicche come la ragione di certe imprecazioni ricorrenti (il “diavoli dell’inferno” di Mystère) e il perché sulle scelte di vestiario di Dylan. Tutto, insomma, per scongiurare il rischio del ridicolo, o meglio della futilità, come spesso succedeva nei comics americani. E pensare, invece, che proprio da una di quelle uscite forse un po’ raffazzonate aveva origine la fascinazione di Castelli per le rimpatriate tra eroi. Iniziò con Nembo Kid, come chiama Superman la vecchia guardia. Lo racconta a Franco Busatta, sempre in calce all’Ultima fermata: “Fu grazie a un suo team-up che conobbi Batman”.

Da "Ultima fermata: l'incubo". Tecnicamente, in questo flashback scopriamo come nasce l'imprecazione iconica - e didascalica - di Mystère
Da "Ultima fermata: l'incubo". Tecnicamente, in questo flashback scopriamo come nasce l'imprecazione iconica - e didascalica - di Mystère 

Credit, per tutte le immagini (tranne Topin Mystère): Sergio Bonelli Editore