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Endless: uno street artist alla Biennale di Venezia

Già primo e unico street artist presente all’interno delle Gallerie degli Uffizi di Firenze, è stato invitato dal Padiglione di San Marino alla Biennale Arte 2022. Qui, in anteprima le immagini dell’opera che presenterà a Venezia, legata a Karl Lagerfeld (suo mecenate)
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VENEZIA. Da seicento anni Palazzo Donà dalle Rose accoglie gli artisti contemporanei nelle maestose sale dell'edificio in Fondamenta Nove. Oggi la famiglia che ha dato tre dogi alla città (Nicolò, Leonardo e Francesco) continua la missione di mecenati con i coniugi Francesco e Chiara. Le pareti del Palazzo, come una galleria d'arte, ospitano dalle opere commissionate all'epoca a Tiziano a quelle degli artisti odierni. Lo stesso androne, in occasione della 59. Biennale di Arte, è aperto ai visitatori per il Padiglione della Repubblica di San Marino nella mostra Postumano Metamorfico (dal 23 aprile al 27 novembre) con la guest star Endless, street artist di fama mondiale nonché unico artista contemporaneo entrato nella collezione degli Uffizi. Qui a Venezia, tra i tesori che raccontano la storia secolare dei Donà delle Rose, come un puntale da calcese e una lanterna posizionata un tempo sulla poppa delle galee, irrompono le opere del…

VENEZIA. Da seicento anni Palazzo Donà dalle Rose accoglie gli artisti contemporanei nelle maestose sale dell'edificio in Fondamenta Nove. Oggi la famiglia che ha dato tre dogi alla città (Nicolò, Leonardo e Francesco) continua la missione di mecenati con i coniugi Francesco e Chiara. Le pareti del Palazzo, come una galleria d'arte, ospitano dalle opere commissionate all'epoca a Tiziano a quelle degli artisti odierni. Lo stesso androne, in occasione della 59. Biennale di Arte, è aperto ai visitatori per il Padiglione della Repubblica di San Marino nella mostra Postumano Metamorfico (dal 23 aprile al 27 novembre) con la guest star Endless, street artist di fama mondiale nonché unico artista contemporaneo entrato nella collezione degli Uffizi. Qui a Venezia, tra i tesori che raccontano la storia secolare dei Donà delle Rose, come un puntale da calcese e una lanterna posizionata un tempo sulla poppa delle galee, irrompono le opere dell'artista britannico lunghe 14 metri, installate su dei pali di legno che ricordano i cantieri urbani e le palificazioni veneziane. Parte del pavimento è ricoperto di un materiale riflettente che richiama l'acqua ed evoca un'atmosfera onirica. Organizzato da FR Istituto d'Arte Contemporanea in collaborazione con CRIS CONTINI CONTEMPORARY, il Padiglione, a cura di Vincenzo Rotondo, presenta anche i lavori di Rosa Mundi, Elisa Cantarelli, Nicoletta Ceccoli, Michelangelo Galliani, Roberto Paci Dalò, Anne-Cécile Surga e Michele Tombolini. A breve comincerà un restauro del Palazzo che verrà ricoperto con un tessuto che riproduce in filigrana la facciata dove, al posto delle finestre, ci saranno le opere degli artisti in mostra. In questo modo l'arte unisce l'interno all'esterno, le sale alle calli, lo spazio della casa a quello urbano.

Endless, come si sente uno street artist a esporre in un luogo che non è la strada?

Mi sento comunque a mio agio perché io ho esordito nelle strade per far conoscere il mio lavoro ed espanderlo senza avere un limite, da qui anche il mio nome Endless. Tuttavia la strada per me è un mezzo per raggiungere le persone, come lo è in questo caso il Padiglione. Sono laureato in arte, l'arte è la mia passione più grande e per questo mi sento di dire che non appartengo alla strada. Le opere qui esposte sono una riflessione della relazione tra uomo, tecnologia e natura e spero che possano essere viste da tante persone che magari non le potrebbero vedere nelle strade. 

Che cos'ha trovato nella strada come artista?

Ho trovato un luogo dove esporre i miei lavori e anche un luogo di grande riflessione e ispirazione. Ci sono delle strade piene di negozi fashion dove le persone si recano anche nei giorni di festa per fare shopping, quando un tempo invece alla domenica ci si recava in chiesa. Questa visione fa riflettere anche sulla nostra società, sui cambiamenti in corso. Il fashion prende il posto del sacro e assistiamo a una sorta di adorazione del marchio, da qui il simbolo rivisto di Chanel che ho trasformato in Chapel, presente in molte opere. Non a caso inserisco anche i volti di Kate Moss o di Karl Lagerfeld e qui anche della Regina. La strada è quindi un luogo dove espongo, ma anche che uso per porre delle domande.

Che ruolo ha la tecnologia?

Come racconto nelle mie opere, in particolare in quelle esposte, la tecnologia può essere utile perché può salvare delle vite, ma se ne abusiamo può creare dipendenza, come mostro attraverso la raffigurazione di siringhe che si collegano alla droga, ma anche agli emotions, i simboli che si utilizzano oggi per comunicare, ma dai quali si può diventare dipendenti. 

Le opere raffigurano due persone androgine con le braccia aperte, ma nei corpi troviamo cellulari e rami, perché?

Ognuno può vedere quello che vuole, ma quando le ho realizzate ho pensato al rapporto tra uomo e natura, a come rappresentiamo noi i corpi, a come sta cambiando la percezione dei nostri corpi. Per questo sono raffigurati fili metallici, ma anche foglie. Ci sono poi degli edifici con centinaia di appartamenti che mi ricordano la mia infanzia e Londra, edifici dove siamo tutti vicini, ma dove ci si può sentire anche soli.

Ci sono anche degli uccellini...

Gli uccellini presenti, con il volto come quello di Twitter e il filo spinato come il materiale che si trova nei luoghi di sicurezza, prendono il volo dai palmi delle mani a indicare un futuro, risultato di queste interazioni tra uomo e natura. Le opere emergono da un materiale che sembra acqua e che dialoga con la città e si riflettono sul pavimento creando un'atmosfera onirica che evoca per me anche il titolo di questa Biennale, Il latte dei sogni.