Maximilien
di Antonio Monda , di Antonio MondaMi chiamo Maximilien, perché avrei dovuto rivoluzionare il mondo.
Così volevano i miei genitori, che hanno voluto che studiassi dai gesuiti, pur odiandoli, perché sapevano che Robespierre aveva imparato da loro il rigore, l’abilità dialettica e l’obbedienza sino alla morte.
Virtù di altri tempi, come ogni cosa rivoluzionaria.
A casa festeggiavamo il 14 luglio, e i miei mi hanno insegnato a fregarmene dei vicini che ci prendevano in giro perché eravamo gli unici in America a celebrare con dieci giorni di ritardo.
Devo a loro se ho imparato ad essere distaccato, lucido e anche implacabile: chi si fa sedurre dalla mollezza condanna il mondo.
L’unica mollezza che ho avuto è averli amati con tenerezza. Ho anche pianto quando mi hanno lasciato, ma è stato il solo attimo di commozione di tutta la mia vita.
È stato nel momento in cui li ho sepolti che ho capito che non potevo vivere un sogno non mio, e che …
Mi chiamo Maximilien, perché avrei dovuto rivoluzionare il mondo.
Così volevano i miei genitori, che hanno voluto che studiassi dai gesuiti, pur odiandoli, perché sapevano che Robespierre aveva imparato da loro il rigore, l’abilità dialettica e l’obbedienza sino alla morte.
Virtù di altri tempi, come ogni cosa rivoluzionaria.
A casa festeggiavamo il 14 luglio, e i miei mi hanno insegnato a fregarmene dei vicini che ci prendevano in giro perché eravamo gli unici in America a celebrare con dieci giorni di ritardo.
Devo a loro se ho imparato ad essere distaccato, lucido e anche implacabile: chi si fa sedurre dalla mollezza condanna il mondo.
L’unica mollezza che ho avuto è averli amati con tenerezza. Ho anche pianto quando mi hanno lasciato, ma è stato il solo attimo di commozione di tutta la mia vita.
È stato nel momento in cui li ho sepolti che ho capito che non potevo vivere un sogno non mio, e che l’unica rivoluzione possibile è quella dentro di noi, ma per realizzarla è necessaria la fede: una grazia che non ho mai avuta. Forse è una punizione dei gesuiti, da cui rubavo il sapere mentre li detestavo.
Sono diventato un ricco, potente e temuto agente di borsa: non voglio neanche pensare cosa avrebbero detto i miei, ma ogni volta che qualcuno mi ha chiesto del mio nome ho spiegato l’origine con orgoglio.
Ho avuto tutto quello che un uomo possa desiderare, ma poi ho perso tutto. Forse era quello che volevo, e, comunque, non sono mai stato felice.
Ora vivo conquistando ogni giorno in attesa della sera. E spero che la notte non sia troppo lontana.
Aspetto il mio momento di andarmene senza rimpianti, e il fato ha voluto essere ironico con me. Perché quello che dirò, uscendo dal ridicolo palcoscenico della vita, saranno le ultime parole di Danton: “vengo dal nulla, e al nulla ritorno”.