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Dall'Ucraina all'Italia: guida ai padiglioni nazionali della Biennale di Venezia

Il padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2022 
Un viaggio tra opere e le sorprese di questa edizione: una ricognizione storica dell'identità umana nell'era dell'antropocene e del postumano
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Si è aperta al pubblico la 59esima Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di Venezia con la mostra il Latte dei sogni, a cura di Cecilia Alemani, una ricognizione storica e contemporanea dell'identità umana nell'era dell'antropocene e del postumano. Di quale postumano stiamo parlando? Di quali metamorfosi fra umano, non umano, meccanico e digitale? I riferimenti a pensieri e opere dalle avanguardie surrealiste ai giorni nostri rendono il discorso ancora più complesso e interessante.

La domanda è quale umano sarà in grado di sopravvivere, proliferare, adattarsi a quest'epoca flagellata da pandemie, guerre, global warming? Saremo capaci di inventare strumenti, strategie, identità per invertire la rotta verso il rewilding? Sì, perché come suggerisce l'ottantenne artista americana Jessie Homer French, con i suoi piccoli dipinti all'Arsenale, forse il pianeta sopravviverà, ma senza gli esse…

Si è aperta al pubblico la 59esima Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di Venezia con la mostra il Latte dei sogni, a cura di Cecilia Alemani, una ricognizione storica e contemporanea dell'identità umana nell'era dell'antropocene e del postumano. Di quale postumano stiamo parlando? Di quali metamorfosi fra umano, non umano, meccanico e digitale? I riferimenti a pensieri e opere dalle avanguardie surrealiste ai giorni nostri rendono il discorso ancora più complesso e interessante.

La domanda è quale umano sarà in grado di sopravvivere, proliferare, adattarsi a quest'epoca flagellata da pandemie, guerre, global warming? Saremo capaci di inventare strumenti, strategie, identità per invertire la rotta verso il rewilding? Sì, perché come suggerisce l'ottantenne artista americana Jessie Homer French, con i suoi piccoli dipinti all'Arsenale, forse il pianeta sopravviverà, ma senza gli esseri umani. La crisi politica, ecologica e planetaria è palpabile anche nei padiglioni nazionali che riflettono nell'arte il mondo contemporaneo.

Ai giardini il padiglione russo sul viale principale è sbarrato, il curatore e gli artisti hanno deciso, come molti direttori di istituzioni russi, di non poter lavorare in un regime responsabile della guerra in Ucraina. Poco distante di fronte al Padiglione Centrale una montagna di sacchi bianchi di sabbia come quelli e utilizzati a protezione da bombe ed esplosioni di monumenti è Piazza Ucraina a cura di Borys Filonenko, Lizaveta German, Maria Lanko, curatori del padiglione Ucraina, che qui mostrano  immagini prodotte e inviate via web dagli artisti che sono rimasti nelle città ucraine a combattere, vivere, cercare di sopravvivere. Vengono stampati a Venezia e appesi. Il padiglione dell'Ucraina vero e proprio è a metà dell'Arsenale al primo piano della sala d'armi, progettato da prima dell'inizio della guerra, mostra la fontana di Pavlo Makov che goccia dopo goccia si esaurisce in una corsa contro il tempo, mentre il Pinciuk Art Center di Kiev con l'Ufficio di Stato ha installato un padiglione della resistenza nella Scuola Grande della Misericordia.

Di resistenza sembra parlare anche uno dei padiglioni più poetici di quest'edizione quello del Belgio dove Francis Alÿs proietta film in cui ha ripreso giochi di bambini a diverse latitudini terrestri da Hong Kong alla Repubblica democratica del Congo, al Belgio, a Mexico City. Sembrano strategie di sopravvivenza elaborate con oggetti trovati, in contesti brulli, atti a sviluppare immaginazione  e gioia di vivere. Energia antagonista, resistenza e ribellione a convenzioni politiche e culturali, a rigide identità di genere e razza sembra essere lo spirito che anima i padiglioni dove artiste e artisti, raccontano identità che annientano confini e stereotipi. Simone Leigh protagonista del padiglione Usa, Leone d'Oro di questa edizione, nata nel 1967 a Chicago decostruisce lo stereotipo della cultura africana e della donna nera creata dall'iconografia wasp e colonialista americana proprio citandone le immagini più oleografiche da grandi sottane, che qui diventano sculture,  al tetto dello stesso padiglione coperto di paglia come una capanna.

Contro l'omologazione di un'immagine della black woman si schiera Sonia Boyce nel padiglione della Gran Bretagna, che vince il premio per la miglior partecipazione nazionale. Qui Boyce, figura chiave del British Black Arts, negli Ottanta, attivista per il riconoscimento della diaspora afrocaraibica in Gran Bretagna, realizza Feeling Her Way, un'istallazione video in cinque stanze in cui risuonano e dialogano attraverso la melodia cinque fra le più vibranti musiciste britanniche di colore. Dalla musica al cinema Zineb Sedira, francese d'origini algerine, che vive a Londra, trasforma il padiglione in uno studio di produzione cinematografica, con set e montaggio, dove frammenti di vita vera si confondono con parti filmate e inventate. Qui la contaminazioni di luoghi, tempi, culture, apre a una identità trasversale.

Una riattivazione e reinvenzione della storia è quella dell'artista, attivista, divulgatrice rom polacca Malgorzata Mirga-Tas's che ricopre dal pavimento al soffitto il padiglione della Polonia con dodici pannelli di tessuto su cui sono rappresentati i dodici mesi dal ciclo di affreschi di Palazzo Schifanoia capolavoro del Rinascimento di Ferrara. A ogni mese corrisponde una parte di storia rom, una parte di energia creativa femminile in grado di trasformare il corso dell'ingiustizia storica decolonizzando la cultura rom, quella polacca e quella europea. L'intero padiglione è come un immenso puzzle costellato da simboli, tracce e indizi che sembrano introdurre in un'altra era.

Di antiche culture tratta il padiglione dei Paesi Nordici trasformato in The Sami Pavillion (https://oca.no/thesamipavilion) dove tre artiste Pauliina Feodoroff, Máret Ánne Sara e Anders Sunna scandiscono miti, riti, arte di questa popolazione che vive al nord del nord, dove regnano le renne, in una speciale sintonia con la natura. Un possibile punto da cui ripartire? Durante i mesi di Biennale si terrà un fitto programma di conversazioni e film sull'arte indigena.

Da non mancare ai Giardini il magico padiglione svizzero di Latifa Echakhch distillato in un ambiente sonoro di luci ed enormi sculture. Speciale appena fuori dall'Arsenale l'intenso progetto sulla levitazione Angela Su: Arise, Hong Kong in Venice. Toccante il padiglione di Malta dove l'artista Arcangelo Sassolino fa cadere gocce di acciaio fuso,  incandescente, rosso fuoco in sette vasche d'acqua. Il tutto è avvolto in un ambiente nero squarciato come in Caravaggio, a cui Sassolino fa riferimento, da bagliori di luce.

Visionario e catartico il padiglione Italia quest'anno, per la prima volta affidato a un solo artista, Gianmaria Tosatti, con la cura di Eugenio Viola, e l'allestimento scenografico di Margherita Palli. Storia della notte e destino delle comete ripercorre ascesa e declino del sogno industriale italiano dall'ascesa nei Sessanta ai giorni nostri  in un'opera ambientale straniante. Tosatti mette in scena un contesto passato eppure presente, famigliare eppure distante, l'ambizione e la frustrazione, l'immobilità, che si apre, (forse), nel destino delle comete che si scorgono in lontananza come bagliori su uno specchio d'acqua della Laguna. "L'ultimo atto", come scrive Viola, "è il destino dell'umanità che ha attraversato la terra in una traiettoria rapida e luminosa, senza che, in fondo, le fosse garantito di abitare questo pianeta per l'eternità".