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Lo scrittore Bernhard Schlink: "La guerra in Ucraina sarà lunga e nessuno vincerà"

Il cartello “Putin all’Aia” issato durante una protesta all'Aia 
L'autore bestseller, che è anche giurista, riflette sullo stato del conflitto: "Il segreto della pace sta nello sfinimento. E sia la Russia che l’Ucraina sono lontane da quel punto"
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Com'è visto il maggiore conflitto dei nostri giorni da un giurista? Bernhard Schlink, autore di bestseller (Il lettore, pubblicato in Italia da Neri Pozza) è un esperto dei rapporti tra Est e Ovest e serba ancora ricordi vividi della Guerra fredda.


Lei ha vissuto di persona e toccato con mano molti avvenimenti cardine del Novecento: nato ancora in tempo di guerra, da giovane studente dell'Ovest si è recato a Berlino dove ha assistito anche a una breve e timida apertura della Ddr; e proprio di questo parla il suo ultimo romanzo. In seguito lei ha anche fornito un contributo al progetto di una nuova costituzione della Germania riunita.
"I rapporti tra i due Stati tedeschi hanno suscitato il mio interesse fin da giovane. Scelsi di fare l'università a Berlino perché volevo conoscere tutta la Germania. Noi studenti dell'Ovest potevamo andare a Berlino Est, cosa che non era consentita ai residenti di Berlino Ovest; e dopo tutto Berli…

Com'è visto il maggiore conflitto dei nostri giorni da un giurista? Bernhard Schlink, autore di bestseller (Il lettore, pubblicato in Italia da Neri Pozza) è un esperto dei rapporti tra Est e Ovest e serba ancora ricordi vividi della Guerra fredda.


Lei ha vissuto di persona e toccato con mano molti avvenimenti cardine del Novecento: nato ancora in tempo di guerra, da giovane studente dell'Ovest si è recato a Berlino dove ha assistito anche a una breve e timida apertura della Ddr; e proprio di questo parla il suo ultimo romanzo. In seguito lei ha anche fornito un contributo al progetto di una nuova costituzione della Germania riunita.
"I rapporti tra i due Stati tedeschi hanno suscitato il mio interesse fin da giovane. Scelsi di fare l'università a Berlino perché volevo conoscere tutta la Germania. Noi studenti dell'Ovest potevamo andare a Berlino Est, cosa che non era consentita ai residenti di Berlino Ovest; e dopo tutto Berlino Est era la capitale dell'altra Germania. Anche dopo sono ritornato spesso nella Ddr: ne ho seguito la produzione letteraria con lo stesso interesse dedicato a quella della Germania federale e nel gennaio del 1990 mi sono recato subito a insegnare alla Humboldt Universität. La riunificazione è stata un momento particolare nella mia vita, un momento di speciale felicità".


Non le sembra talvolta di appartenere a una generazione particolarmente fortunata?
"Non bisogna dimenticare la Guerra fredda. A prescindere dalla sua reale pericolosità, la percezione della minaccia era molto forte. Negli anni Ottanta la situazione era già più tranquilla; l'Est si era stancato e l'Ovest era diventato forte. Se ci avessero chiesto allora o ancora di più dopo la caduta del Muro: "Credete nel progresso?", probabilmente avremmo riposto di no - chi mai crede nel progresso? Ma in realtà ci credevamo. La contrapposizione tra Est e Ovest era superata, il Terzo Mondo stava diventando più agiato, le malattie venivano sconfitte, le spade si erano trasformate in vomeri. Tutto pareva destinato a migliorare in modo inarrestabile. Dall'11 settembre, dall'inizio della guerra in Iraq e delle sue conseguenze questa fede nel progresso è andata via via perdendosi. Ma non credo che attualmente noi in Germania e in Europa siamo più esposti a minacce e rischi di quanto non fossimo negli anni Cinquanta e Sessanta".


La mancanza di comprensione dell'Est da parte dell'Ovest gioca un ruolo importante nel suo nuovo romanzo "La nipote". Il personaggio, che in un certo senso rappresenta l'Ovest, coltiva a lungo un'immagine errata della propria forza e non comprende le ferite che, così facendo, procura all'altro. Comprendere questo ci aiuta anche a capire le cause e gli avvenimenti dell'attuale guerra?
"In Occidente e specie in America, una volta finita la guerra fredda, si è diffuso un atteggiamento che possiamo riassumere così: "Noi abbiamo vinto la guerra fredda, loro l'hanno persa, perciò non dobbiamo avere riguardi nei loro confronti". Se l'Occidente avesse rinunciato all'allargamento a est della Nato, se avesse riservato un trattamento diverso prima a Eltsin e dopo a Putin, soprattutto da quando quest'ultimo, nel discorso al Bundestag, aveva tentato di promuovere una fase di maggiore apertura e collaborazione - cosa sarebbe successo? La situazione avrebbe potuto evolversi in modo diverso, in un modo migliore? Si può immaginare un'evoluzione diversa. Ma forse era da sempre che Putin voleva conquistare l'Ucraina. Non saprei dire".


La guerra, con tutto il suo enorme carico di ingiustizie, non è un tema centrale per i giuristi? Oppure la sua reazione è più quella dello scrittore?
"Le ingiustizie subite sono evidenti. Ed è stato già detto tutto. La cosa peggiore, però, mi pare il fatto che non se ne veda la fine. Né la Russia né l'Ucraina otterranno ciò che vorrebbero ottenere. Dovrà passare del tempo prima che i due paesi riescano a farsene una ragione e a ridimensionare le loro rivendicazioni - l'Ucraina perdendo qualcosa e la Russia guadagnando soltanto poco. Il segreto della pace sta nello sfinimento. E sia la Russia che l'Ucraina sono ben lungi dallo sfinimento".


Che ne pensa della discussione sulla fornitura di armamenti da parte della Germania all'Ucraina? In particolare di armi pesanti?
"Se la Nato crede di poter fornire armi pesanti senza per questo evocare il rischio di una terza guerra mondiale, la Germania dovrà porsi la stessa domanda di tutti gli altri partner della Nato".


Per molti dei suoi colleghi scrittori dell'Est europeo la terza guerra mondiale è già in corso, come ad esempio Katja Petrowskaja o Sherij Zhadan non si stancano di evidenziare.
"Una guerra mondiale è una guerra in cui gran parte del mondo è coinvolto nei combattimenti. Non siamo ancora a questo. Le affermazioni delle colleghe scrittrici e dei colleghi scrittori dell'Est europeo le interpreto come monito: "Impegnatevi molto più di quanto non stiate facendo"".


Forse anche lei è convinto che Putin, se non verrà bloccato, non si fermerà ai confini occidentali dell'Ucraina.
"Tutto depone a sfavore del fatto che Putin possa conquistare l'intera Ucraina. Allo stesso tempo niente depone a favore dell'ipotesi che l'Ucraina possa riprendersi la Crimea e la parte orientale del Paese. Ecco quello che dicevo prima: nessuna delle due fazioni otterrà ciò che vorrebbe ottenere. Ma prima che arrivino a riconoscerlo e si decidano, di conseguenza, a fare la pace, passerà ancora del tempo".


©El País/Lena, Leading European Newspaper Alliance
Traduzione di Susanne Kolb