A Kiev la guerra continua ma per ora siamo vivi
di Markijan Kamys , di Markijan KamysNessun attacco nucleare oggi, niente parchi giochi e grattacieli in fiamme, ridotti a scheletri. Solo la voce tremula dell'anziano dittatore sulla Piazza rossa. Una voce che tradiva incertezza: l'agonia dell'autoritarismo a una celebrazione da lui stesso organizzata.
In linea con quest'epoca ibrida neppure la guerra totale ha una risposta chiara: "pace", "vittoria" o "sconfitta". Ma una cosa è sicuramente chiara: a Kiev oggi l'atmosfera si è ulteriormente distesa, si parlava a voce più alta e si facevano progetti e proposte per il futuro. In mezzo alla gente, subito dopo il discorso di Putin, non ho fatto che sentire il suono degli sms e delle chiamate in arrivo sui cellulari, una specie di sinfonia, e anche sul mio sono apparsi quegli stessi messaggi: "Bene e allora? Facciamo un programma?". "Il prossimo fine settimana dove sei?". "Torno dopodomani, ci vediamo bro".
La guerra &egrav…
Nessun attacco nucleare oggi, niente parchi giochi e grattacieli in fiamme, ridotti a scheletri. Solo la voce tremula dell'anziano dittatore sulla Piazza rossa. Una voce che tradiva incertezza: l'agonia dell'autoritarismo a una celebrazione da lui stesso organizzata.
In linea con quest'epoca ibrida neppure la guerra totale ha una risposta chiara: "pace", "vittoria" o "sconfitta". Ma una cosa è sicuramente chiara: a Kiev oggi l'atmosfera si è ulteriormente distesa, si parlava a voce più alta e si facevano progetti e proposte per il futuro. In mezzo alla gente, subito dopo il discorso di Putin, non ho fatto che sentire il suono degli sms e delle chiamate in arrivo sui cellulari, una specie di sinfonia, e anche sul mio sono apparsi quegli stessi messaggi: "Bene e allora? Facciamo un programma?". "Il prossimo fine settimana dove sei?". "Torno dopodomani, ci vediamo bro".
La guerra è nel vivo, ma per ora si è allontanata da Kiev. Per ora, siamo vivi.
Poi, in metropolitana, ho visto entrare un tizio con un berretto con lo stemma del tridente, il simbolo dell'Ucraina. Aveva una chitarra in mano. Ha percorso lentamente il vagone cantando il brano degli Okean Elzy : "Andrà tutto bene per tutti noi, andrà tutto bene, verrà il nostro momento!".
I passeggeri, uno dopo l'altro, gli hanno dato dei soldi, come se stesse cantando le speranze di ciascuno, e in realtà era proprio così. Quando il treno si è fermato alla stazione e c'era meno rumore attorno il musicista ha gridato "Gloria all'Ucraina!" e tutto il vagone gli ha risposto in coro "Gloria agli eroi!".
Markijan Kamyš, Kiev.
24 febbraio - 9 maggio.
Questo testo conclude il diario tenuto in questi mesi dallo scrittore
(Traduzione di Emilia Benghi)