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La Pop Art e Andy Warhol: perché fu una rivoluzione del gusto

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Il record della Marilyn di Warhol all'asta indica che, a sessant'anni dalla sua comparsa, il movimento artistico della "popular art" è più influente che mai. Ecco come nacque e chi furono i suoi protagonisti
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La vendita record all’asta, per 195 milioni di dollari, di Shot Sage Blue Marilyn (1964), una delle celebri Marilyn di Andy Warhol, dimostra quanto, a distanza di quasi cinquant’anni da quando fu realizzata, l’estetica “pop art” che Warhol aveva iniziato a sperimentare nei primi Sessanta continui a incontrare il gusto contemporaneo.

Ciò si deve all’intuizione profonda che Warhol e gli altri artisti che oggi identifichiamo come parte del movimento della Pop Art (ossia Popular Art, arte popolare o per tutti) seppero convogliare nelle proprie opere, mettendo in scena la società dei consumi, che si faceva planetaria, attraverso gli elementi che la caratterizzavano: il linguaggio pubblicitario, sia nello stile delle immagini che in quello della parola scritta, e i suoi soggetti: merci, cibo, visi in primo e primissimo piano.

Nonostante le sue radici possano essere trovate anche altrove, ad esempio nella Gran Bretagna del dopoguerra e nei lavori dell’Indipendent Group, la Pop Art si svilupp…

La vendita record all’asta, per 195 milioni di dollari, di Shot Sage Blue Marilyn (1964), una delle celebri Marilyn di Andy Warhol, dimostra quanto, a distanza di quasi cinquant’anni da quando fu realizzata, l’estetica “pop art” che Warhol aveva iniziato a sperimentare nei primi Sessanta continui a incontrare il gusto contemporaneo.

Ciò si deve all’intuizione profonda che Warhol e gli altri artisti che oggi identifichiamo come parte del movimento della Pop Art (ossia Popular Art, arte popolare o per tutti) seppero convogliare nelle proprie opere, mettendo in scena la società dei consumi, che si faceva planetaria, attraverso gli elementi che la caratterizzavano: il linguaggio pubblicitario, sia nello stile delle immagini che in quello della parola scritta, e i suoi soggetti: merci, cibo, visi in primo e primissimo piano.

Nonostante le sue radici possano essere trovate anche altrove, ad esempio nella Gran Bretagna del dopoguerra e nei lavori dell’Indipendent Group, la Pop Art si sviluppò soprattutto negli Stati Uniti. Fin dagli anni Cinquanta, artisti come Jasper Johns (le sue Flags, le bandiere americane, sono del 1954-55) e Robert Rauschenberg (ad esempio con i suoi combine paintings) sono i pionieri dello sviluppo della Pop Art.

Andy Warhol mette a frutto la sua esperienza di grafico pubblicitario per elaborare immagini in serie basate sulla tecnica della serigrafia e rielaborate con la pittura. Dipinge prodotti di larghissimo consumo, come la celebre zuppa Campbell (32 Campbell Soup Cans, 1962) e si ispira non solo a Marilyn, ma a una serie di personaggi famosi (tra le altre serie celebri, quelle su Jackie Kennedy e quella su Mao); si occupa anche di quei fatti di cronaca, come gli incidenti stradali, che la comunicazione di massa segue morbosamente (ad esempio, nella serie verrà poi conosciuta come Death and Disaster).

Dai primi anni Sessanta, fino alla morte nel 1987 (era nato a Pittsburgh, città industriale, nel 1928) Warhol porta avanti non solo attraverso le opere, ma attraverso film e performance prodotte nella sua Factory, sorta di mega atelier intorno a cui ruotano ammiratori e assistenti, un mondo creativo di enorme successo, che mentre conquista musei e case d’asta viene anche riprodotto in infinite forme sui più svariati mezzi di comunicazione, ottenendo così proprio ciò che voleva: dimostrare che nel mondo contemporaneo non può più esistere l’originalità, ma solo la copia prodotta dall’industria di massa e diffusa dai mass media.

Fin dagli anni Sessanta, con mostre come The popular image (Washington, 1963) e il padiglione degli Stati Uniti alla Biennale di Venezia del 1964, il “verbo” della pop art si fa conoscere in tutti gli Stati Uniti e all’estero, e influenza in vario modo artisti di altri paesi e correnti, fino ad oggi, travalicando i confini e influenzando il design, la grafica, la moda. Tra coloro che l’hanno fatta diventare fenomeno di costume bisognare ricordare anche Roy Lichtenstein, che si ispira al fumetto creando opere che, come quelle di Warhol, sono entrate nell’immaginario collettivo.

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