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Torna in Italia il vaso di Ulisse, capolavoro etrusco ritrovato in una collezione americana

Polifemo accecato da Ulisse nel grande vaso etrusco esposto a Cerveteri 
Sarà in mostra fino a giugno al museo archeologico di Cerveteri, da dove proviene in origine, il grande "pithos", risalente al VII secolo a.C., con la storia dell'accecamento di Polifemo. Dopo un'indagine congiunta tra Italia e Stati Uniti, è rientrato nel patrimonio del nostro Paese
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"Essi, alzando il palo puntuto di olivo, / nell'occhio lo spinsero: e io premendo da sopra / giravo, come un uomo col trapano un asse di nave / trapana", sono versi celebri dell'Odissea (IX, 382-385), dove si ricorda l'accecamento del ciclope Polifemo da parte di Ulisse e dei suoi compagni.


Quei versi devono avere ascoltato cantare il committente e l'ignoto ceramista che ha realizzato, tra il 650-630 a.C., il vaso monumentale decorato nella tecnica "bianco su rosso" e ora esposto - in occasione della mostra Ulisse torna a casa - a Cerveteri nel Museo Archeologico Nazionale (sino al 5 giugno 2022).


Sul vaso - alto 1 metro e 7 centimetri - è raffigurata tale scena, ma con alcune varianti significative che forse volevano renderla più accettabile alla committenza aristocratica ricostruendo un'ambientazione da corte: Polifemo non si trova all'interno di un antro (o, almeno, l'ambiente non è segnalato come tale), non &…

"Essi, alzando il palo puntuto di olivo, / nell'occhio lo spinsero: e io premendo da sopra / giravo, come un uomo col trapano un asse di nave / trapana", sono versi celebri dell'Odissea (IX, 382-385), dove si ricorda l'accecamento del ciclope Polifemo da parte di Ulisse e dei suoi compagni.


Quei versi devono avere ascoltato cantare il committente e l'ignoto ceramista che ha realizzato, tra il 650-630 a.C., il vaso monumentale decorato nella tecnica "bianco su rosso" e ora esposto - in occasione della mostra Ulisse torna a casa - a Cerveteri nel Museo Archeologico Nazionale (sino al 5 giugno 2022).


Sul vaso - alto 1 metro e 7 centimetri - è raffigurata tale scena, ma con alcune varianti significative che forse volevano renderla più accettabile alla committenza aristocratica ricostruendo un'ambientazione da corte: Polifemo non si trova all'interno di un antro (o, almeno, l'ambiente non è segnalato come tale), non è impegnato a mungere le "pecore e le capre belanti", ma è raffigurato seduto su uno sgabello elegante dalle gambe tornite.

Anche il suo abito è curato e non da lavoro. Inoltre la corporatura del Ciclope non appare smisurata ed è simile a quella di Ulisse e del suo compagno: l'enfasi è su di loro. Il ceramista vuole esaltare i due uomini, ai quali il committente voleva essere avvicinato con ogni probabilità. Un eroe in grado di sconfiggere con il coraggio e l'astuzia chi lo aveva catturato, aveva esercitato una violenza inaudita verso i suoi compagni ed era ancora pronto a farlo. Nei versi successivi il dono che Polifemo promette ad Ulisse (a Nessuno, come gli dice di chiamarsi: "Nessuno mi chiamano madre e padre e tutti quanti i compagni") è quello di divorarlo da ultimo, così da ringraziarlo per il vino puro che gli aveva offerto con la segreta intenzione di renderlo meno lucido e quindi più vulnerabile.


Uno stratagemma pienamente riuscito: "lo vinse / il sonno che tutto doma: e dalla bocca vino gli usciva, / e pezzi di carne umana; vomitava ubriaco". Al centro della scena raffigurata sull'opera esposta sono l'eroe e il suo sodale impegnati con notevole sforzo a manovrare il palo appuntito di olivo e un contenitore in ceramica che deve avere contenuto il vino, al quale - come si è appena visto - è affidata una funzione importante nella vicenda.


La stessa rappresentazione compare su un vaso ben noto conservato nei Musei Capitolini a Roma, sostanzialmente coevo (650 a.C. circa) e proveniente sempre da Cerveteri: si tratta di un cratere che porta la firma di chi lo realizzò: Aristónothos. Qui Ulisse ha quattro compagni al suo fianco e Polifemo è seduto a terra e anche in questa raffigurazione non è presentato come un gigante.


Il vaso, avente la forma di un pithos, ora esposto nella mostra curata da Vincenzo Bellelli, direttore del Parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia, era confluito in una collezione privata di New York e poi al Getty Museum. È tornato nella disponibilità del patrimonio culturale italiano grazie all'impegno del Ministero della Cultura e all'operato dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, che hanno portato avanti le indagini insieme all'Antiquities Trafficking Unit del Manhattan District Attorney's Office di New York.


Si tratta di un capolavoro dell'arte etrusca che suggerisce la precoce ricezione del mito di Ulisse in Etruria e del suo gradimento da parte dei ceti aristocratici e, dall'altro, indica la dimensione mediterranea della città-stato di Cerveteri, aperta verso le dinamiche commerciali, culturali e sociali che caratterizzavano l'area.