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Nadia Busato: "Edie e le altre ragazze della Factory, il lato oscuro del mito Warhol"

Edie Sedwick 
Nel suo nuovo libro, l'autrice indaga la vita tormentata di Sedwick, la più celebre tra le donne che il genio della pop art elesse per breve tempo a sue muse. E dice: "Allora come oggi, la società non accetta le donne che si ribellano"
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Chi erano le Factory Girl? Erano Viva, Ultraviolet, Baby Jane Holzer, Nico, c. Giovani, magre, belle ed eleganti, furono loro a far scintillare di glamour la Factory, l’atelier di Andy Warhol al 231 East 47th Street, Midtown Manhattan. Furono meteore, “muse” si diceva un tempo, durate una sola stagione e condannate poi a vite spesso brevi, tormentate da problemi psichici, abuso di alcol e di droghe. Tutti le conosciamo dalle foto patinate che le ritraggono insieme al mentore-pigmalione ai party più chic della New York di fine anni Sessanta, ma non ne sappiamo di più.

Come in una serigrafia wharoliana, sono condannate a restare immagini, fisse per sempre in una giovinezza maledetta e bruciata. A riscattarle dall’oblio è il libro che dedica loro Nadia Busato, intitolato Factory Girl. Non un romanzo in senso tradizionale, né un saggio: piuttosto, come già aveva fatto con la storia di Evelyn McHale in Non sarò mai la brava…

Chi erano le Factory Girl? Erano Viva, Ultraviolet, Baby Jane Holzer, Nico, c. Giovani, magre, belle ed eleganti, furono loro a far scintillare di glamour la Factory, l’atelier di Andy Warhol al 231 East 47th Street, Midtown Manhattan. Furono meteore, “muse” si diceva un tempo, durate una sola stagione e condannate poi a vite spesso brevi, tormentate da problemi psichici, abuso di alcol e di droghe. Tutti le conosciamo dalle foto patinate che le ritraggono insieme al mentore-pigmalione ai party più chic della New York di fine anni Sessanta, ma non ne sappiamo di più.

Come in una serigrafia wharoliana, sono condannate a restare immagini, fisse per sempre in una giovinezza maledetta e bruciata. A riscattarle dall’oblio è il libro che dedica loro Nadia Busato, intitolato Factory Girl. Non un romanzo in senso tradizionale, né un saggio: piuttosto, come già aveva fatto con la storia di Evelyn McHale in Non sarò mai la brava moglie di nessuno (SEM, 2018), una narrazione molto documentata che vuole riscattare dall’ombra queste figure, e dar loro una nuova lettura. Cresciute spesso in famiglie benestanti, a volte addirittura ricchissime, le ragazze che gravitarono intorno a Warhol fuggivano da contesti familiari apparentemente impeccabili ma spesso difficili e abusanti, e rifiutavano il ruolo di socialite, di perfetta ragazza ricca in cerca del buon matrimonio, che negli anni Sessanta sembrava l’unico sbocco possibile per una giovane donna della loro condizione sociale. Volevano essere libere, volevano essere ribelli. Ma la Factory fu insieme per loro un’opportunità e un incubo, come spiega Busato, la cui ricerca è partita da due lunghe interviste con John Giorno, ex compagno di Warhol scomparso nel 2019.

Lei definisce il suo libro “il diario di un viaggio possibile tra le macerie di un decennio memorabile ed esplosivo”. Che tipo di ricerca ha fatto per scrivere “Factory Girl”?

Intervistai John Giorno, compagno di Andy Warhol all’epoca in cui lavorava al ciclo Death and Disaster. Della serie fa parte anche Fallen body, in cui Warhol lavorò sulla celebre fotografia del suicidio di Evelyn McHale dall’Empire State Bulding, che è il punto di partenza del mio libro Non sarò mai la brava moglie di nessuno. Giorno parlava del mito della Factory come di una gabbia, di una prigione da cui nessuno di loro era riuscito mai veramente a evadere.  E raccontò della dipendenza di Warhol dalle amfetamine. All’epoca, alle donne in America le anfetamine venivano consigliate per “stare su”, per adempiere al loro ruolo di mogli perfette. Quelle interviste a Giorno diventarono un capitolo poi eliminato dal manoscritto finale di Non sarò mai la brava moglie di nessuno. John è morto nell’ottobre 2019, ma da quel materiale sono ripartita per scrivere Factory Girl.

Pochi giorni fa una delle Marilyn di Warhol è stata venduta all’asta a New York per la cifra record di 195 milioni di dollari. L’esperienza della Pop Art e della Factory è stata mitizzata. Ma c’è qualcosa che ancora non sappiamo?

Esiste molto materiale, ma a me interessava la parte dell’incubo più che il sogno. Le ragazze hanno fatto tutte una fine terribile. Warhol è diventato per molti un simbolo della controcultura dei tardi Sessanta, mentre lui desiderava più di ogni altra cosa far parte del sistema, anzi arrivare in cima al sistema. Avere intorno le ragazze, e Ultraviolet lo racconta molto bene nel suo libro Famosi per 15 minuti, gli permise di fare della Factory un simbolo di glamour: lui ed Edie divennero la coppia che tutti volevano vedere, una sorta di doppio androgino. Sedwick mantenne tutta la Factory per più di un anno con i soldi della sua eredità. Le ragazze fecero arrivare la fama, gli anti-film, e la loro disponibilità e consenso sessuale rendevano più attraente quell’ambiente. Ma dopo un po’ di tempo lui si stancava di loro, e loro fecero quasi tutte una fine terribile. Proprio Ultraviolet fa questa conta delle sopravvissute. Qualcuna di queste ragazze era ricca,  praticamente tutte erano anti femministe. L’unica che reagisce è Valerie Solanas: una donna intelligentissima, che Warhol non denuncia  quando lei gli spara. Lei comincia a fare avanti e indietro dagli ospedali, come Edie.

Cosa unisce la parabola umana di queste donne?

"Rileggere la vicenda della Factory dalla prospettiva delle donne mostra che la ribellione, la rabbia, la frustrazione delle donne è una materia inaccettabile. La società accetta che le donne abbiano delle fragilità, ma non che si ribellino. Una donna viene compatita se si autodistrugge ma non viene accettata se si arrabbia. Jean Stein, che era amica di Edie, scrisse una sua biografia, Edie: American Girl, un vero libro inchiesta sun con 250 testimonianze, che Warhol cercò sempre di boicottare. Ma è stata dimenticata. Il valore delle opere di Warhol continua a crescere, il suo nome è un colosso che continua a produrre denaro, ora c’è una serie celebrativa su Netflix (I diari di Andy Warhol) in cui si è cercato di ricostruire la con l’uso dell’AI. Factory Girl racconta l’altro lato della storia".

Il libro. Nadia Busato, Factory Girl, Sem, pagg. 300, euro 18