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Dagli orologi alle auto, la matita geniale di Cleto Munari in mostra a Treviso

Dal 20 maggio al 17 luglio due esposizioini celebrano il grande designer le cui collaborazioni non si contano: da Dario Fo a Enzo Ferrari da Giò Ponti a Norman Foster
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Novantadue anni e non sentirli minimamente. Una matita geniale, schizzi e disegni intrecciati alle idee e al “saper come” del suo circolo augusto e dinamico di amici e compagni di strada architetti, letterati e designers. In cinquant’anni di carriera Cleto Munari ha collaborato ed è stato sodale, per dirne qualcuno, di Dario Fo, Lawrence Ferlinghetti e Giò Ponti, Alessandro Mendini e Gaè Aulenti, Norman Foster e Sandro Chia, Toyo Ito e infiniti altri. Alleanze edificanti in entrata e in uscita. Un atlante professionale straordinario, il suo.

Rosso Blu e Giallo, anello dedicato a Mondrian 

Tra l’“Ossessione della bellezza” e l’“Essenza di marmo”, come i titoli delle due mostre che gli dedica Treviso rispettivamente al museo Santa Caterina (dal 20 maggio al 17 luglio) e allo spazio OpenDream (dal 27 maggio al 16 lugli…

Novantadue anni e non sentirli minimamente. Una matita geniale, schizzi e disegni intrecciati alle idee e al “saper come” del suo circolo augusto e dinamico di amici e compagni di strada architetti, letterati e designers. In cinquant’anni di carriera Cleto Munari ha collaborato ed è stato sodale, per dirne qualcuno, di Dario Fo, Lawrence Ferlinghetti e Giò Ponti, Alessandro Mendini e Gaè Aulenti, Norman Foster e Sandro Chia, Toyo Ito e infiniti altri. Alleanze edificanti in entrata e in uscita. Un atlante professionale straordinario, il suo.

Rosso Blu e Giallo, anello dedicato a Mondrian 

Tra l’“Ossessione della bellezza” e l’“Essenza di marmo”, come i titoli delle due mostre che gli dedica Treviso rispettivamente al museo Santa Caterina (dal 20 maggio al 17 luglio) e allo spazio OpenDream (dal 27 maggio al 16 luglio). Le opere di Munari, figura eclettica e globale, non dimenticano di far sognare. E così le sale del Santa Caterina ne accoglieranno più di ottanta, che siano nate per sublimare un ambiente domestico o per essere indossate. Il tavolo “Palafitte” (rappresentò la regione Veneto alla Biennale di Venezia del 2012), due tavoli tondi di Mimmo Paladino, le credenze Halley, Mobilino e Fantasmagorica. Una sezione dedicata ai “Vetri di Munari”, concepiti nella sua vetreria di Murano soffiando con colleghi di mezzo pianeta. A OpenDream invece, cartina di tornasole dell’archeologia industriale, vedremo (in anteprima mondiale) venti tavoli d’artista concretizzati su disegno di Mario Botta, Alessandro Mendini, Massimiliano Fuksas, Paolo Portoghesi, Oscar Tusquets, Mimmo Paladino, Fabrizio Plessie e David Palterer (cinque sono auto-disegnati).

La Porsche dipinta da Munari 

Un po’ di excursus storico. Nel 1973, a 43 anni suonati, Munari incontra l’architetto Carlo Scarpa, tra i più importanti del Novecento. Sono vicini di casa, cominciano a frequentarsi. Prende le mosse da questa contiguità la sua scoperta della passione per il design. A Scarpa chiede di disegnare i primi oggetti in argento (posate, caraffe, vasi) che diventeranno le pietre angolari della “Collezione Argenti Cleto Munari”: in seguito, saranno invitati a contribuirvi svariati altri artisti e molti di questi artefatti sono entrati in pianta stabile in musei del rango del Metropolitan e del MoMa di New York.

Vaso Veronese reinterpretato da Cleto Munari 

Passa una manciata d’anni e il nostro sforna un’altra collezione che farà scuola, i “Gioielli”: circa 250 preziosi - dimensioni cospicue e colori accesi - anche qui disegnati da un’internazionale di architetti. Una produzione ancora oggi al centro degli appetiti di collezionisti e addetti ai lavori. Al suo fianco soprattutto Ettore Sottsass. Nell’allestimento di Treviso trovano spazio pezzi da novanta come Collana Amelia, Anello Palmira e Anello Marilyn. A Cleto Munari, personalità anticonformista, si rivolgono successivamente i maggiorenti dell’industrial design. E dell’automotive di lusso. Amicizia e collaborazione lo legheranno, per esempio, a Enzo Ferrari (disegnerà una sua reinterpretazione del logo di famiglia, il cavallino rampante), mentre per Porsche Italia forgia nel 1998 l’opera d’arte più veloce al mondo, la “Porsche Carrera Cleto Munari 911”.

Qualche primavera prima aveva visto la luce la collezione “Orologi Cleto Munari”, pochissimi esemplari in oro e diamanti e con la griffe di Sottsass per l’Italia, Hans Hollein per l’Europa, Michael Graves per gli States e Arata Isozaki per il Giappone. Tutti a raccolta nella mostra trevigiana. Risalgono al 2004 le cinque “Penne Cleto Munari”, gemellate e controfirmate da altrettanti Nobel della Letteratura: Tony Morrison, Saul Bellow, Wole Soyinka, José Saramago e Nagib Mahfouz. Ci imbatteremo nella stilografica Cleto, nella Mendini e nella Tusquets. Già solo immaginarlo, un progetto del genere, la dice lunga sull’indole prismatica e avventurosa di Munari.

La vecchiaia è un cliché della mente. Già ottuagenario, nel 2012 ecco “Art Carpets” (una trentina di modelli di tappeto fatti completamente a mano in Turchia nel rispetto delle antiche tradizioni manifatturiere) e nel 2013 i primi prototipi di oggetti in pelle. Borse con colori e forme dirompenti e allegre. Un marchio di fabbrica. Di recente Cleto si è concentrato su una nuova collezione di gioielli, stavolta tutti suoi. Un’anteprima del work in progress è stata svelata in un libro edito dalla Treccani. Le Mostre di Treviso si inscrivono in “[e]Design festival”, a cura di Luciano Setten e Paola Bellin, che dichiarano: “È stata una scelta facile dedicare queste due mostre a un maestro del design dalla creatività inesauribile. Qui compone una visionaria, ma estremamente reale, geografia dell’estetica. Lui si muove non solo dove gli artisti e le arti sono ‘istituzionali’, ma anche in quei luoghi in cui la bellezza non si presta a un culto ma a una produzione”. L’ossessione della bellezza, appunto.