Massimo Caprara comunista togliattiano che disse no a Mosca
di Umberto Gentiloni , di Umberto Gentiloni"Carissima Flaminia, sono assai felice di avere ricevuto una lettera così piena d'interesse da te", risponde così nel 2004 alla nipote che indaga sulla traiettoria di un comunista italiano che volge il proprio sguardo indietro. Scrivere è una buona tradizione di famiglia, Massimo Caprara (1922-2009), assistente di Palmiro Togliatti, parlamentare di lungo corso sceglie le parole per una comunicazione diretta, ben collocato nelle intemperie dell'alba del XXI secolo.
Parte dalle scelte personali nella nuova geografia politica del paese: "Non ho votato per Berlusconi perché non lo sento a me vicino. Non per questo lo combatto, anzi lo apprezzo per alcuni aspetti. Da quando votai per la prima volta a Portici, nel lontano 1945, ho dato sempre il mio consenso alla Repubblica e al Partito comunista. Non ho sufficienti motivi per votare ora per Berlusconi e per la sua politica che giudico accettabile ma non condivisibile fino al punto di sost…
"Carissima Flaminia, sono assai felice di avere ricevuto una lettera così piena d'interesse da te", risponde così nel 2004 alla nipote che indaga sulla traiettoria di un comunista italiano che volge il proprio sguardo indietro. Scrivere è una buona tradizione di famiglia, Massimo Caprara (1922-2009), assistente di Palmiro Togliatti, parlamentare di lungo corso sceglie le parole per una comunicazione diretta, ben collocato nelle intemperie dell'alba del XXI secolo.
Parte dalle scelte personali nella nuova geografia politica del paese: "Non ho votato per Berlusconi perché non lo sento a me vicino. Non per questo lo combatto, anzi lo apprezzo per alcuni aspetti. Da quando votai per la prima volta a Portici, nel lontano 1945, ho dato sempre il mio consenso alla Repubblica e al Partito comunista. Non ho sufficienti motivi per votare ora per Berlusconi e per la sua politica che giudico accettabile ma non condivisibile fino al punto di sostenerlo con il voto. Non mi considero di Centro-destra perché non lo sono. Sono piuttosto al Centro".
La lettera si trova in appendice al volume (Massimo Caprara, Discorsi Politici e Parlamentari, Camera dei deputati, 2022) che ricostruisce il profilo di un italiano che ha attraversato il secolo XX come recita il titolo del bel ritratto proposto in apertura dal nipote Maurizio. Un percorso nel secolo breve a partire dalle contraddizioni di una scelta condizionante. Basta tornare alla lettera per la nipote, alla forma di un dialogo generazionale senza mediazioni: "Tu sai che per oltre quarant'anni sono stato uno dei dirigenti del Partito comunista. Non lo sono più perché i capi del momento (era il 1969) decisero di mettermi fuori dal Partito a causa delle mie opinioni critiche di dissenso che avevo lealmente espresso. Soprattutto ero contrario non solo nei confronti del comunismo italiano ma di quello della potente Russia che allora aveva invaso con le sue truppe Praga e la Cecoslovacchia, perseguitando gli studenti e gli operai. Non so se ebbi ragione: certo seguii la mia mente e il mio cuore".
Il volume propone una significativa selezione di interventi pubblici, alla Camera e su diversi organi di stampa, tra il 1955 e il 2002. A seguire l'appendice con le lettere, l'inserto fotografico, il documento declassificato dell'Ambasciata americana a Roma che comunica al Dipartimento di Stato la decisione del comitato centrale del Pci: "Un'altra radiazione. Dopo la radiazione dei quattro leader del Manifesto, due dei quali sono anche membri della Camera dei deputati, il 2 dicembre il Comitato Federale e la Commissione di Controllo del Pci di Napoli hanno congiuntamente radiato dal Pci l'on. Massimo Caprara, che è anche deputato. La ragione è una lettera in cui Caprara esprimeva solidarietà al gruppo del Manifesto".
Una radiazione che non si dimentica, compare a più riprese nelle pagine del volume come una ferita non rimarginata, insieme agli altri due momenti chiave della vita del segretario personale di Togliatti: la frattura del 1956 il peso di quel passaggio nelle biografie dei comunisti italiani e l'epilogo del partito, l'ultima fase attorno al 1989 e la diffidenza verso eredi veri o presunti, il distacco progressivo e inarrestabile dall'agone politico. Caprara viene eletto per quattro legislature alla Camera dei deputati: dal 1953 al 1972, dalla fine del centrismo degasperiano allo scioglimento anticipato della legislatura nei primi anni Settanta; dalle origini del centro sinistra alle premesse del compromesso storico.
Una fase della storia della Repubblica nella quale si occupa tra l'altro di industria, Mezzogiorno, urbanistica, competenze tra centro e periferia, pubblica amministrazione, costruzione dell'aeroporto di Fiumicino. Le pagine scorrono mentre la storia sullo sfondo scivola su un nastro di eventi e compatibilità ormai lontani. Gli interventi pubblici sono il frutto di studio, preparazione, competenze costruite nel momento di prendere decisioni, condizionare indirizzi e scelte. Lo spaccato prezioso di un tempo che appare distante, quasi perduto; la politica come impegno e servizio per la comunità, ne scrive con un pizzico di rimpianto nella lettera per la nipote Flaminia: "Ancora oggi seguo queste scelte. Penso, infatti, che occuparsi di politica significa impegnarsi disinteressatamente con le proprie qualità di intelletto e di rispetto verso gli altri, tutti gli altri, specialmente i più umili. Non sono più comunista ma non diventerò mai anticomunista". Cambiamenti e ripensamenti, analisi e riflessioni lungo il crinale complesso del Novecento tra cesure e continuità, linearità e frattura: "Come mi considero adesso? Ho molto sofferto per il mio distacco dai comunisti cioè dalla sinistra. Oggi mi ritengo una persona che vuole essere libera e aperta alle cose del mondo coltivando la sua opinione e quella degli altri".
Il libro
Discorsi Politici e Parlamentari di Massimo Caprara (Camera dei deputati, pagg. 195)