"Profondo cordoglio per la morte dello scrittore Boris Pahor. Voce autorevole della minoranza slovena in Italia, limpida e alta espressione letteraria del Novecento, testimone e vittima degli orrori causati dalle guerre, dal nazionalismo esasperato e dalle ideologie totalitarie, interprete della complessità della storia del suo territorio, lascia un grande vuoto nella cultura europea. La sua lezione gli è valsa l'onorificenza di Cavaliere di Gran Croce da parte della Repubblica". Questo il ricordo del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dopo aver appreso della morte di Boris Pahor, questa mattina, all'età di 108 anni.
"Grazie Boris Pahor. Hai denunciato tutte le dittature. Ma ti battevi perché non venisse omesso nulla dei crimini che il fascismo ha commesso contro il tuo Paese, la Slovenia. Non volevi morire perché sapevi quanto è debole e pigra la memoria degli uomini, e volevi continuare a fare la tua testimonianza. E lo hai fatto fino all'ultimo. I tuoi libri, oggi e per sempre, continuano la tua lotta". Queste le parole di Elisabetta Sgarbi, editrice de La nave di Teseo, ricordando lo scrittore.
"A Boris Pahor, 108 anni, testimone oculare delle tragedie del Novecento sul confine orientale, ci ha lasciati. Restano i suoi libri, che continueranno a interrogarci sulle nostre responsabilità storiche, politiche e culturali in alcune delle pagine più buie del secolo", ha aggiunto Sgarbi. Ai suoi libri pubblicati dalla Nave di Teseo - "Oscuramento", "Il rogo nel porto", "Una primavera difficile" - si aggiunge adesso la sua autobiografia senza frontiere, "Figlio di nessuno", che sarà in libreria tra pochi giorni. "E' una preziosissima testimonianza del Novecento, una lezione imprescindibile sul coraggio e la memoria", spiega Sgarbi.
"Scompare Boris Pahor ma non scompariranno le sue parole poetiche e profetiche sugli orrori del Novecento contro le minoranze. Un dovere ripeterle e trasmetterle alle future generazioni". Lo scrive su Twitter Enrico Letta, segretario del Pd, ricordando lo scrittore triestino scomparso questa mattina.
"Con Boris Pahor perdiamo un grande scrittore, un gigante del Novecento che ha saputo raccontare, con maestria, lucidità e senza sconti, l'orrore del lager e della deportazione e condannare ogni forma di totalitarismo. Mi stringo al dolore dei familiari e dei tanti amici che oggi perdono un punto di riferimento" commenta il ministro della cultura, Dario Franceschini.
Con un intervento della senatrice Tatiana Rojc del Pd, anche l'aula del Senato ha ricordato lo scrittore Boris Pahor scomparso a 108 anni. "Oggi se n'è andato un grande della cultura italiana e non solo", ha detto e aggiunto: "Va considerato come un Ulisse moderno, il cui racconto è nel contesto delle grandi testimonianze del '900". Al termine, la presidente di turno Anna Rossomando ha aggiunto: "La presidenza si associa alle sue belle e importanti parole".
"Rendiamo omaggio allo scrittore Boris Pahor, scomparso oggi a 108 anni. Ci lascia un grande intellettuale, la cui testimonianza di vita e le cui opere hanno contribuito a rendere giustizia e a restituire dignità ad un'intera comunità come quella slovena in Italia, la cui storia di persecuzione e marginalizzazione sotto il Fascismo era stata dimenticata". Così i 5 Stelle in commissione Cultura al Senato.
"Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo non può dimenticare la sua ironia, anche con se stesso, il sarcasmo, il suo essere diretto. Con Boris Pahor, scomparso a 108 anni, se ne va un grande uomo prima ancora che uno dei più grandi scrittori di lingua slovena. Aveva saputo raccontare gli orrori del novecento, la guerra, la persecuzione delle minoranze, il pericolo dei regimi totalitari, orrori che lui aveva vissuto in prima persona. Lo chiamavano non a caso lo scrittore del secolo. Sono vicino alla famiglia, alla comunità slovena e a tutta la città di Trieste. Il suo insegnamento rimanga un monito per tutti per costruire un futuro di convivenza pacifica e libertà". Così sui social il Presidente di Italia Viva e Vice presidente della Camera Ettore Rosato.
L'amministrazione regionale del Friuli Venezia Giulia, per voce del governatore Massimiliano Fedriga, esprime "cordoglio per la scomparsa di un intellettuale che ha trasformato la propria drammatica esperienza personale in testimonianza utile a comprendere le tragedie del novecento".
Per il presidente del consiglio regionale, piero mauro zanin, se ne va "un testimone straordinario del novecento, che ne ha vissuto e raccontato tutte le tragedie, dall'odio etnico ai lager fino alla compressione della libertà esercitata dalle dittature".
"Un secolo di arte e vita a servizio della verità e della giustizia, questo è stato Boris Pahor". Lo ha detto Debora Serracchiani, capogruppo Pd alla Camera, che ha definito lo scrittore - morto oggi all'età di 108 anni. "Non solo un testimone e un artista di levatura europea nella tradizione letteraria dei grandi del Novecento. Il triestino sloveno Pahor è stato un monumento vivente alle tragedie dello scorso secolo, - ha aggiunto Serracchiani - ha subito le persecuzioni del fascismo e il bando del comunismo, finché ha dovuto essere spettatore anche dei tormenti del nuovo millennio. Mai domato, conscio del suo essere portatore di un'esperienza unica, lascia con le sue opere il monito che l'intolleranza è un male assoluto, e che le minoranze etniche e linguistiche sono preziose, anche come sismosgrafi del livello di democrazia di un Paese", ha concluso la capogruppo dem.
"Un'eccezionale testimone sia della pluralità culturale della città di trieste, sia delle tragedie che nel secolo scorso hanno coinvolto il nostro territorio. Ci resta il suo prezioso impegno per la memoria di una delle fasi più buie che abbiamo attraversato, in particolare attraverso la sua importante produzione letteraria che lo porta ad arricchire anche la tradizione triestina dei grandi autori di frontiera". Il rettore dell'università di Trieste, Roberto Di Lenarda, ricorda così lo scrittore triestino. "Più volte candidato al Nobel per la letteratura, insignito con numerosi premi e riconoscimenti, Pahor- aggiunge - rimarrà nel ricordo dei lettori non solo per le sue preziose pagine letterarie, ma anche per la sua alta testimonianza civile di sopravvissuto all'olocausto, per la sua lotta contro il fascismo, il nazismo e ogni altra forma di totalitarismo, per il suo impegno in favore della libertà, della democrazia, della pace, della convivenza tra i popoli e del dialogo interculturale, particolarmente tra italiani e sloveni".