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Una pista per collaudare le opere d'arte

Giardino sul tetto del Lingotto e un’installazione dell’artista svizzera Sylvie Fleury  
Sul tetto del Lingotto, dove si testavano le automobili, ora si espongono i capolavori della Pinacoteca Agnelli. Ecco il nuovo corso dello spazio diretto da Sarah Cosulich. Tra Picasso, Dora Maar e tante novità
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TORINO - "Sali sul tetto del Lingotto, a quasi 30 metri d'altezza, e hai a disposizione un paesaggio mozzafiato con le montagne e un giardino pensile con 40 mila piante. Puoi ammirare un capolavoro dell'architettura industriale e aggirarti tra le installazioni artistiche, che connettono i vari aspetti tra di loro e con il luogo. Più che una visita, offriamo un'esperienza immersiva". La direttrice Sarah Cosulich racconta il nuovo corso della Pinacoteca Agnelli, di cui il progetto realizzato dallo studio di Benedetto Camerana sulla ex pista di collaudo della Fiat - oggi si chiama Pista 500 - è uno dei punti forti. L'istituzione presieduta da Ginevra Elkann presenta in questo periodo anche la personale di Sylvie Fleury Turn me on e la mostra Pablo Picasso e Dora Maar, in dialogo con il ritratto di Picasso Homme appuyè sur une table, della Collezione Giovanni e Marella Agnelli, e in collaborazione con la Fondation Beyeler.

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TORINO - "Sali sul tetto del Lingotto, a quasi 30 metri d'altezza, e hai a disposizione un paesaggio mozzafiato con le montagne e un giardino pensile con 40 mila piante. Puoi ammirare un capolavoro dell'architettura industriale e aggirarti tra le installazioni artistiche, che connettono i vari aspetti tra di loro e con il luogo. Più che una visita, offriamo un'esperienza immersiva". La direttrice Sarah Cosulich racconta il nuovo corso della Pinacoteca Agnelli, di cui il progetto realizzato dallo studio di Benedetto Camerana sulla ex pista di collaudo della Fiat - oggi si chiama Pista 500 - è uno dei punti forti. L'istituzione presieduta da Ginevra Elkann presenta in questo periodo anche la personale di Sylvie Fleury Turn me on e la mostra Pablo Picasso e Dora Maar, in dialogo con il ritratto di Picasso Homme appuyè sur une table, della Collezione Giovanni e Marella Agnelli, e in collaborazione con la Fondation Beyeler.

La pista del Lingotto dall'alto 

"Abbiamo aperto la pista per la prima volta al pubblico in modo definitivo e in poche settimane si sono staccati 15 mila biglietti, è un buon inizio. Tanti vengono per passeggiare all'aperto, poi vincono una sorta di diffidenza per l'arte contemporanea ed entrano in pinacoteca. Siamo uno spazio democratico". Cosulich, alle spalle la guida di cinque edizioni di Artissima nei vicini padiglioni del Lingotto, quello spazio lo conosceva bene. Ma in sei mesi l'ha rivoluzionato, con un team fatto solo di donne, sono 12 in tutto, coinvolgendo gli artisti in progetti collegati all'identità di un luogo che, dice, ha una storia da raccontare: "Non abbiamo chiesto loro di piazzare semplicemente delle sculture, ma di riflettere su un contesto unico, che parla di automobili, velocità, movimento, fabbrica e di architettura, da Giacomo Matté Trucco a Renzo Piano".

Eccoli allora gli artisti sul tetto, a partire da Sylvie Fleury che accoglie il visitatore con l'installazione al neon Yes to All, di fronte allo "Scrigno" di Piano: "Il titolo si riferisce alla frase che compare sul computer chiedendoci di accettare o meno date condizioni, ma vuole essere anche un invito fatto a tutti, in particolare al pubblico dell'arte. Perché lo spazio, oltre che democratico, è inclusivo".

La seconda installazione di Fleury, First Spaceship on Venus, sfida l'aspirazione maschile all'esplorazione dello spazio ricoprendo un razzo con una vernice rosa brillante e lucida, che ricorda un lucidalabbra o uno smalto per le unghie (chi vuole conoscere meglio un'artista dissacrante, che si definisce "femminista punk sotto mentite spoglie", può proseguire la visita in Pinacoteca).

Silvye Fleury, Labrisrynthe, dente di squalo argentato 

Poco distante sulla pista si sente quello che sembra un cinguettio di uccelli, ma è in realtà la voce di Louise Lawler, che in Birdcalls pronuncia i nomi di 28 artisti uomini celebri come se fossero il richiamo di altrettante specie ornitologiche. Ci si imbatte poi in due enormi forbici intrecciate tra loro: è Die Doppelgangerin, scultura in bronzo dorato alta quattro metri di Valie Export, che con il rimando al cucito e al taglio richiama ancora l'universo femminile. "In un contesto in cui hanno prevalso sempre le presenze di uomini, attraverso la fabbrica, gli operai, le automobili, e con una collezione permanente di 25 opere di artisti rigorosamente maschi, che per lo più ritraggono donne, diamo spazio a un immaginario differente o addirittura opposto, in cui prevale spesso l'ironia" continua Cosulich.

Sulla curva parabolica, l'installazione video di Mark Leckey Beneath My Feet Begins to Crumble ricorda gli schermi televisivi installati negli stadi, che proiettano l'evento sportivo in tempo reale. Qui invece nel grande schermo Led, come attraverso una finestra, si vede la catena montuosa delle Alpi che circonda l'area del Lingotto.
"È il paesaggio che appare oltre l'architettura, in una sorta di contrasto tra naturale e digitale e con un riferimento a un'altra catena che qui era di casa, la catena di montaggio" spiega Cosulich.
Poco più in là, sulla rampa elicoidale da dove le auto raggiungevano la pista per il collaudo, si sentono le note di Dead Time (Melody's Warm up) di Cally Spooner. Un lavoro sonoro in cui una violoncellista esegue esercizi di tonalizzazione a partire dal prologo della Suite per Violoncello n.1 in sol di Bach. Mentre il violoncello suona, l'architettura della fabbrica fa da cassa di risonanza e l'eco delle auto che attraversano l'edificio viene incorporato nella traccia.

Il 28 giugno arriverà sul tetto del Lingotto una nuova opera, The Guardians di Nina Beier: un'installazione con cinque leoni di marmo monumentali sdraiati su un fianco, in una sorta di ribaltamento fisico e concettuale di un monumento prodotto di una lunga storia culturale, che ha viaggiato per millenni dalla Grecia all'India, dalla Cina all'Italia.

"Abbiamo voluto creare un ponte tra la tradizione e la contemporaneità. Non siamo un museo né un centro per l'arte contemporanea, ma un'istituzione in cui c'è la possibilità di connettere l'arte del passato con le visioni del presente, in modo multidisciplinare e multiesperienziale. Per questo abbiamo commissionato e accolto opere fatte di luce, suoni, video, fluide ma sorprendenti nei messaggi che trasmettono" prosegue Cosulich. E confessa: "Mentre allestivamo gli spazi è venuto a trovarci Renzo Piano, che ci ha invitato a osare. L'abbiamo ascoltato".