✕

Addio Buli Yehoshua, amico mio

Abraham B. Yehoshua (foto di Basso Cannarsa) 

Ascolta l'audio

Il grande autore israeliano è morto a Tel Aviv. Aveva 85 anni. Lo racconta un collega speciale che gli è stato vicino fino alla fine: “Ci hai trasmesso la forza di non disperare, di non arrenderci"
4 minuti di lettura

B. Yehoshua - "Buli" - era un uomo sempre in movimento, svelto, irrequieto, instancabile, curioso, versatile. Ogni volta che ci incontravamo o parlavamo, percepivo il suo entusiasmo, il brontolio del suo cuore che talvolta si trasformava in un vero e proprio ruggito, caricando di intensità e di potenza quei nostri momenti, sia su un piano emotivo che intellettuale. Per decenni Buli ha arricchito le nostre vite. Con creatività infinita, con uno slancio letterario apparentemente senza sforzo, ci ha trasportato da una realtà ordinaria, consueta, quotidiana, persino banale, in luoghi immaginari, surreali e assurdi. Con un unico battito delle ali della fantasia ci ha mostrato quanto la realtà - soprattutto la nostra, qui in Israele - è surreale.

Ma per Buli i "materiali" attivi della psiche umana non erano soltanto quelli che spaziano dalla realtà più concreta all'assurdo più estremo. Erano anche frutto dell&#…

B. Yehoshua - "Buli" - era un uomo sempre in movimento, svelto, irrequieto, instancabile, curioso, versatile. Ogni volta che ci incontravamo o parlavamo, percepivo il suo entusiasmo, il brontolio del suo cuore che talvolta si trasformava in un vero e proprio ruggito, caricando di intensità e di potenza quei nostri momenti, sia su un piano emotivo che intellettuale. Per decenni Buli ha arricchito le nostre vite. Con creatività infinita, con uno slancio letterario apparentemente senza sforzo, ci ha trasportato da una realtà ordinaria, consueta, quotidiana, persino banale, in luoghi immaginari, surreali e assurdi. Con un unico battito delle ali della fantasia ci ha mostrato quanto la realtà - soprattutto la nostra, qui in Israele - è surreale.

Ma per Buli i "materiali" attivi della psiche umana non erano soltanto quelli che spaziano dalla realtà più concreta all'assurdo più estremo. Erano anche frutto dell'azione del tempo, dei vari strati della storia, della memoria, del retaggio. Del modo in cui la "grande" storia filtra nelle menti dei singoli fino talvolta a incrinarla. Come per esempio accade nel Signor Mani, dove grandi idee nazionali, estremistiche, tossiche, ribollono e si tramandano di generazione in generazione. E chi le sostiene (o meglio, chi ne è ossessionato) sarebbe disposto a sacrificare anche i propri figli in nome di quelle idee. I personaggi di Buli sono al tempo stesso reali e ideali e vivono in noi anche a distanza di tempo proprio perché sono pieni di crepe, di lacune caratteriali, di debolezze, di difetti. Sono immersi fino al collo nella piccolezza dell'esistenza umana, alle prese con ansie, interessi, calcoli meschini. Sono irrimediabilmente umani. La cosa meravigliosa è che Buli è riuscito a creare tutti questi piccoli-grandi movimenti con spigliata disinvoltura ma soprattutto con senso dell'umorismo e con uno sguardo scettico, ironico, amorevole, beffardo e stupito. Uno sguardo che avvolge i suoi personaggi e noi lettori.

Solo pochi giorni fa, parlandomi del suo ultimo libro, Il terzo tempio, Buli mi raccontava che quando la sua amata e defunta moglie Ika lo mandava a fare la spesa o dal fruttivendolo, gli preparava una lista dettagliata e infine gli raccomandava: "Tieni conto della realtà delle verdure, Buli, attieniti alla loro sostanza, non all'ideale!". Buli è l'autore di alcune delle scene più memorabili della letteratura ebraica e mondiale. Chi di noi non ricorda l'attesa del treno serale degli abitanti del villaggio di Yatir, il processo per bigamia in Viaggio alla fine del millennio e, ovviamente, il quinto capitolo del Signor Mani sul tema dell'incesto? E farò un breve riferimento ai sonni, alle famose dormitine dei personaggi di Buli. Sonni che durano ore e talvolta giorni. Cinquanta sfumature di sonno che forse erano per lui un modo per allentare la sua presa ferma e un po' ossessiva sulla realtà, e anche sui familiari e sugli amici. Fin dal nostro primo incontro nella sua casa di Haifa tra noi si creò un caloroso legame affettivo. Io ero uno scrittore giovane, alle prime armi, e lui, senza perdere tempo e senza chiacchiere inutili, volle capire chi aveva davanti, approfondire la conoscenza con me. Con Buli non c'erano quasi mai chiacchiere inutili. C'erano pettegolezzi, sì, ma anche quelli, in qualche modo, forse a causa della veemenza del personaggio, non scadevano mai nella banalità.

Salman Rushdie una volta mi raccontò ammirato che durante una cena in Italia, dopo una serata letteraria, tutti i partecipanti erano stanchi e un po' dimessi. Buli si sedette a tavola e dopo qualche istante chiese ai presenti di non perdere tempo in sciocchezze ma di parlare solo di "argomenti importanti". Durante il nostro primo incontro Buli mi domandò dei miei genitori, dei miei antenati (risalendo fino alla quarta generazione), della famiglia di mia moglie Michal e delle mie abitudini quando scrivevo. Mi chiese a cosa stessi lavorando in quel momento e di quali temi avrei voluto occuparmi... Con la destrezza di un sarto geniale imbastì sotto i miei occhi la mia storia così come la vedeva lui, collocandomi in un contesto sociale e generazionale, associandomi a questa o quella branca della letteratura ebraica e preoccupandosi che non fossi "solo", senza gruppi di riferimento. In breve, mi definì, mi rese decifrabile. Buli, infatti, possedeva anche questa prerogativa: aveva bisogno di mettere ordine nelle cose, di tentare di neutralizzare gli aspetti caotici e folli della realtà, della politica, delle differenti identità, persino del matrimonio, mediante affilate definizioni. In fin dei conti si è sempre considerato un paladino della "normalità". Ricordo che durante il nostro primo incontro mi trattò alla pari. Cosa che mi lasciò stupefatto. Io ero uno scrittore in erba di poco più di vent'anni ma "l'anzianità" di Buli, il suo "status" non incisero minimamente sulla conversazione. Ciò che contava era la forza straordinaria che guidava e attraeva entrambi: la forza della scrittura, della creazione, dell'ispirazione. E quando, anni dopo, gli ricordai quel nostro primo incontro, lui rise: "Guarda", disse, "quando spunta un nuovo scrittore è sempre un po' pericoloso. Vai a sapere che verrà fuori da lui, come attaccherà la vecchia generazione. Perciò quando un potenziale concorrente arriva da me, io lo abbraccio forte. Se lo abbraccio, non mi potrà colpire". Anche questo faceva parte del fascino di Buli: non aveva peli sulla lingua. Diceva ciò che pensava e sentiva, senza censure, senza limature e senza piegarsi al politically correct. Era sicuro di possedere gli istinti di un astuto e sospettoso membro del vecchio Mapai ma la sua dolcezza derivava proprio da questa sua ingenuità e immediatezza. E c'era la politica, certo, dalla quale non c'è scampo. Buli era consapevole delle nostre carenze, dei nostri fallimenti e di quelli dei nostri vicini-nemici. Per più di sessant'anni ha formulato i principi fondamentali del conflitto ma soprattutto, al di là delle parole, ci ha trasmesso la forza di non disperare, di non arrenderci, di riesaminare le nostre idee, di mostrarci sospettosi nei confronti di noi stessi quando la narrativa nazionale dimenticava che la nostra è una storia umana congelata che deve essere ripetutamente sciolta.

Nell'ultimo anno, quando gli telefonavo, i primi momenti erano difficili, pesanti. Buli sussurrava, respirava con difficoltà. Poi però, quasi per caso, nominavo lo stato binazionale e in un batter d'occhio lui si riscuoteva come un leone e dimenticava la sua debolezza, rivolto interamente al futuro. Parlava di uno stato binazionale, sosteneva quanto l'idea fosse giusta e brillante. E io, in cuor mio, mi rallegravo che il mio amico fosse tornato. Buli era un caro amico. Mi è stato vicino nei momenti più difficili. Ricordava, chiedeva, cercava di capire, di arrivare alle radici della condizione umana della perdita di una persona cara. Non temeva il dolore e il lutto, e lo ha dimostrato nei suoi ultimi giorni andando incontro alla morte a occhi aperti, con incredibile coraggio.
Caro e amato Buli, grazie per ciò che mi hai dato, che hai dato a tutti noi, con tanta generosità e profusione. Grazie per il tuo talento, per la tua umanità, per la letteratura e per l'amicizia.
Traduzione Alessandra Shomroni