Una riflessione sul carcere, sulle pene più o meno giuste, sull'espiazione e sulla ricerca scientifica, in questo caso senza scrupoli: parliamo di uno dei più bei racconti di George Saunders, Fuga dall'Aracnotesta, contenuto nella raccolta Dieci dicembre (minimum fax, traduzione di Cristiana Mennella). Genere: fantascienza d'autore, scritto benissimo, finale, come da cifra dello scrittore, contro l'egoismo, difficile da rendere in un film. Una sfida affascinante e difficile che ora sbarca su Netflix, Spiderhead, sui nostri schermi dal 17 giugno.
Sul fronte del libro, le domande di Saunders fanno da filo rosso al testo: "Cosa provi quando provi qualcosa? O quando non provi niente" e "Cosa saresti disposto a fare per salvare la vita di una estranea?" ma soprattutto: "Si può fuggire dal proprio passato?".
"Flebo?", disse Abnesti dall'altoparlante. "Che c'è dentro?", dissi io."Spiritoso", disse. "Affermativo", dissi. Inizia così Fuga dall'Aracnotesta. Jeff, l'uomo che è costretto a dire "affermativo" prima della ribellione finale, sta scontando una pena per un reato che scopriremo nell'ultima parte della trama ma non sta affrontando una detenzione tradizionale: la sua condanna è fare da cavia a esperimenti condotti da Abnesti, per controllare l'amore. Abnesti testa su Jeff, su due donne e su altri due uomini dei farmaci che permetterebbero di fare innamorare follemente due persone e poi di riportarle a quello che Saunders definisce "lo stadio iniziale". "È formidabile, una bomba. Abbiamo svelato un segreto eterno e misterioso. Che svolta epocale. Mettiamo che uno non sa amare, no? Problema risolto. Provvediamo noi. Mettiamo che uno ama troppo, no?... Gli diamo una bella regolata a questo amore" dice lo scienziato, pazzo, a Jeff, che manifesta i primi dubbi, fino alla decisione che prenderà al termine della storia.
Americano, nato in Texas nel 1958, studioso di buddismo, una formazione scientifica che, dichiara, gli è stata utile e che si riflette nel racconto diventato un film per Netflix, George Saunders ha Kurt Vonnegut come punto di riferimento letterario, a proposito di visionarietà. Ed è anche un celebre insegnante di scrittura creativa, oltre che autore riconosciuto tra le menti più brillanti della sua generazione. Ricordiamo, tra i premi che ha ricevuto, il Man Booker Prize per Lincoln nel Bardo (Feltrinelli) sul presidente americano Abraham Lincoln, romanzato. Il suo ultimo libro appena uscito in Italia è Un bagno nello stagno sotto la pioggia (Feltrinelli) ovvero come parlare di scrittura, lettura e vita attraverso i racconti di Turgenev, Tolstoj, Cechov e Gogol.
Uno scrittore, anche di fantascienza, che alle neolaureate e ai neolaureati della Syracuse University, in un discorso pubblicato da minimum fax con il titolo L'egoismo è inutile, ha detto: "C'è un equivoco, in ciascuno di noi, anzi, una malattia: l'egoismo. Ma esiste anche una cura". E Jeff, il protagonista del racconto in questione, lo sa bene, costi quel che costi.