Robert, l'artista
di Antonio Monda , di Antonio MondaDipingo da quando avevo sette anni, e mio padre, che era un macellaio, era fiero di avere un figlio che sarebbe diventato un artista.
Quando non dipingo studio la pittura dei grandi: conosco ogni sfumatura delle pennellate di Rembrandt, e so perché Bacon ha usato un rosso o deformato un volto. Ho imparato da loro che la compiutezza artistica nasce da un semplice gesto fisico che crea un’emozione dello spirito. È l’unica forma di alchimia che mi appassiona.
Di fronte al Bronzino della Frick rimango incantato dallo sguardo strabico di quel giovane altero, e dal verde sullo sfondo, così luminoso e naturale.
Chissà cosa pensava mentre posava per quel ritratto. E cosa pensava Bronzino, anche suo padre era un macellaio.
Sono capace di rimanere davanti ad un quadro per giorni, specie se quel quadro è mio.
A diciotto anni ero una promessa e a venticinque un artista invitato ovunque, perché finalmente stavo per esplodere, lo dicevano t…
Dipingo da quando avevo sette anni, e mio padre, che era un macellaio, era fiero di avere un figlio che sarebbe diventato un artista.
Quando non dipingo studio la pittura dei grandi: conosco ogni sfumatura delle pennellate di Rembrandt, e so perché Bacon ha usato un rosso o deformato un volto. Ho imparato da loro che la compiutezza artistica nasce da un semplice gesto fisico che crea un’emozione dello spirito. È l’unica forma di alchimia che mi appassiona.
Di fronte al Bronzino della Frick rimango incantato dallo sguardo strabico di quel giovane altero, e dal verde sullo sfondo, così luminoso e naturale.
Chissà cosa pensava mentre posava per quel ritratto. E cosa pensava Bronzino, anche suo padre era un macellaio.
Sono capace di rimanere davanti ad un quadro per giorni, specie se quel quadro è mio.
A diciotto anni ero una promessa e a venticinque un artista invitato ovunque, perché finalmente stavo per esplodere, lo dicevano tutti. Ho avuto mostre in gallerie alla moda, recensioni invidiate, tante donne e anche qualche uomo. Ho viaggiato molto, ma sono sempre tornato al più presto di fronte alle mie tele. Perché solo in quel momento mi sento vivo.
A quaranta anni ho cominciato a non essere più invitato, e ora che ne ho sessantadue sono io a non voler andare da nessuna parte. La mondanità non mi ha mai interessato, ma in nessun posto come questa città è segno di quello che vali, rappresenti e, non prendiamoci in giro, di quello che sei.
Stamattina ho sentito una gallerista dire che non esisto.
Il bello è che ha ragione lei: per loro non ho alcun valore, e quindi non esisto.
Quando sono tornato nel mio studio mi chiedevo se esistesse realmente quell’emozione che provavo mentre seguivo il pennello sulla tela. Con il piccolo movimento di un muscolo creavo un mondo tutto mio, e soltanto mio.