La stagione dei sogni nei racconti di Federico Pace
di Zita Dazzi , di Zita DazziL'estate come metafora di quei momenti rari nella vita nei quali sembra di riuscire "a intravedere i vascelli delle nostre infinite esistenze possibili mentre se ne stanno schierati nel blu dell'orizzonte", una stagione effimera in cui si ci innamora e si spera, ci si illude forse, ma anche ci si inebria, pazzi e ingenui, come mai nel resto dell'anno. Una stagione così carica di premonizioni e di metamorfosi, di partenze e di ispirazioni, di avvistamenti e di chimere, da sembrare a volte onirica ed evanescente come un miraggio nel deserto.
Federico Pace, classe 1967, scrittore e giornalista, torna con i suoi racconti carichi di illuminazioni poetiche e citazioni letterarie, in una raccolta che, ancora una volta, come nei precedenti fortunatissimi volumi, non è solo uno splendido esercizio di stile, ma anche un florilegio di storie con al centro alcuni dei miti iconici della cultura degli ultimi secoli, da Van Gogh a Ingmar Bergman, da Emile Cioran …
L'estate come metafora di quei momenti rari nella vita nei quali sembra di riuscire "a intravedere i vascelli delle nostre infinite esistenze possibili mentre se ne stanno schierati nel blu dell'orizzonte", una stagione effimera in cui si ci innamora e si spera, ci si illude forse, ma anche ci si inebria, pazzi e ingenui, come mai nel resto dell'anno. Una stagione così carica di premonizioni e di metamorfosi, di partenze e di ispirazioni, di avvistamenti e di chimere, da sembrare a volte onirica ed evanescente come un miraggio nel deserto.
Federico Pace, classe 1967, scrittore e giornalista, torna con i suoi racconti carichi di illuminazioni poetiche e citazioni letterarie, in una raccolta che, ancora una volta, come nei precedenti fortunatissimi volumi, non è solo uno splendido esercizio di stile, ma anche un florilegio di storie con al centro alcuni dei miti iconici della cultura degli ultimi secoli, da Van Gogh a Ingmar Bergman, da Emile Cioran a Gustav Klimt, da Simone Veil ad Antonio Machado.
Con La più bella estate. Storie di una stagione in cui tutto è possibile che esce di nuovo per Einaudi, Pace propone una lunga cavalcata nel tempo e nello spazio, prendendo a prestito dai celebri protagonisti delle sue pagine alcune considerazioni che alla fine sono valide per tutti i comuni mortali. Anche per chi non possa permettersi una vita all'altezza di Marylin Monroe, che viene sbirciata a Long Island, nell'agosto del 1955, mentre, ancora piena di speranze e voglia di vivere, legge i libri con i quali si vuole migliorare.
La diva magnifica si ispira con "le pagine che riusciamo a scoprire. Tutte quelle che vorremmo leggere d'un fiato e invece non riusciamo. In fondo fu lo stesso Proust, lui che aveva esaltato l'incanto delle letture estive, a spiegare che la lettura è salutare solo finché è capace di darci le chiavi che aprono dimore in cui non saremmo in grado di entrare da soli. Così la stagione terminò". Pace la segue nelle lezioni private con Strasberg, quando Marilyn interpreta una scena dell'Ulisse di Joyce, "il soliloquio di Molly Bloom, quello che travolge ogni cosa nel lunghissimo finale del libro". E come Marylin, nei racconti di Pace scopriamo altri magici momenti estivi che concedono lampi di felicità a figure destinate poi a morti crudeli, folgoranti, catastrofiche per un'intera generazione. Come Amy Whinehouse, che, "affamata, felice, disperata", nel giugno del 2003, a 19 anni, nell'estate più calda del secolo, a Londra "riprese la corsa frenetica sulla risalita degli anni. I desideri covati, il sogno, i concerti e la voce".
A settembre uscì il suo primo album, ma era solo l'inizio della discesa. E come in un caleidoscopio di vite perdute e di attimi fuggenti, ogni storia serve a costruire un'ipotesi complessa di quel che l'estate rappresenta per ognuno, "uno di quei momenti in cui ci trasformiamo, in cui siamo chiamati alla metamorfosi, non è tanto il sentimento della condivisione a eccitarci, a farci percepire qualcosa di vertiginoso e mai provato, quanto la possibilità di inoltrarci per la prima volta da soli, senza che qualcuno, genitori, parenti, o amici, ci costringa a spartire le nostre esperienze. Senza nessun altro che ci faccia compagnia".
Come nei libri precedenti, Controvento. Storie e viaggi che cambiano la vita e Scintille. Storie e incontri che decidono i nostri destini, anche in questo, Federico Pace si libra volentieri nei territori malinconici degli sconfitti e di quelli che non passeranno mai alla storia, come quel Michael Collins che il 16 luglio 1969, a 38 anni, sale a bordo del razzo della Nasa spedito sulla luna, assieme a Neil Armstrong e Buzz Aldrin, "i due che tutti avrebbero ricordato" e coglie comunque l'occasione per capire che il viaggio, d'estate, è un'occasione che "si prova a intraprendere per capire qualcosa in più", per "sfiorare l'infinito e tornare indietro. Approssimarsi all'incredibile mistero e ritrovarsi subito dopo nel banale rifugio della quotidianità".