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Premio strega 2022, i finalisti in tour a Copenaghen

Ospiti dell'Istituto italiano di cultura, che fa parte della platea dei giurati, sei dei sette candidati al riconoscimento: Desiati, Raimo, Piersanti, Amerighi, Carati e Galletta. Assente giustificato Bacà. Un incontro nel segno del ricordo di Raffaele La Capria
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COPENAGHEN - Il Premio Strega in tour va a Copenaghen nel segno di Raffaele La Capria. E' una bella giornata, fuori la temperatura è sui 25 gradi, e già questo sembra un omaggio al sud salvifico raccontato dallo scrittore morto il 26 giugno, autore di uno dei romanzi che hanno segnato il Novecento.

I finalisti sono ospiti dell'Istituto italiano di cultura della città, uno dei 33 Istituti esteri che votano allo Strega rimpolpando la giuria storica dei 400 Amici della Domenica. La sede dell'Istituto è una graziosa villa in mattoncini rossi di inizio Novecento nel quartiere residenziale di Hellerup, tra il pubblico in sala ci sono i sei giurati danesi che il prossimo 7 luglio contribuiranno a decretare il vincitore. 

Sul palco gli scrittori sono in sei. All'ultimo momento Fabio Bacà, autore di Nova (Adelphi) ha dovuto rinunciare alla trasferta per via del Covid. La notizia crea un po' di ansia soprattutto perché da gio…

COPENAGHEN - Il Premio Strega in tour va a Copenaghen nel segno di Raffaele La Capria. E' una bella giornata, fuori la temperatura è sui 25 gradi, e già questo sembra un omaggio al sud salvifico raccontato dallo scrittore morto il 26 giugno, autore di uno dei romanzi che hanno segnato il Novecento.

I finalisti sono ospiti dell'Istituto italiano di cultura della città, uno dei 33 Istituti esteri che votano allo Strega rimpolpando la giuria storica dei 400 Amici della Domenica. La sede dell'Istituto è una graziosa villa in mattoncini rossi di inizio Novecento nel quartiere residenziale di Hellerup, tra il pubblico in sala ci sono i sei giurati danesi che il prossimo 7 luglio contribuiranno a decretare il vincitore. 

Sul palco gli scrittori sono in sei. All'ultimo momento Fabio Bacà, autore di Nova (Adelphi) ha dovuto rinunciare alla trasferta per via del Covid. La notizia crea un po' di ansia soprattutto perché da giorni i finalisti viaggiano insieme, impegnati in un serrato giro a tappe da nord e a sud. Il superfavorito per la finale del 7 luglio rimane Mario Desiati con Spatriati (Einaudi) e non dovrebbero esserci sorprese. Per lo Struzzo concorre anche Veronica Raimo con Niente di vero, già vincitrice dello Strega Giovani. Rizzoli è invece in gara con Quel maledetto Vronskij di Claudio Piersanti, che sta riscuotendo apprezzamenti tra i giurati anche all'estero dopo essersi posizionato secondo nella sfida dell'8 giugno. C'è poi la sorpresa di Randagi di Marco Amerighi che ha portato per la prima volta Bollati Boringhieri allo Strega. Infine E poi saremo salvi di Alessandra Carati (Mondadori), ex aequo con Bacà, e in quota editori indipendenti Veronica Galletta con Nina sull'argine (minimum fax).

 

Il ricordo di La Capria

L’Istituto italiano di cultura è frequentato da italofoni e italofili, in sala saranno più di cento.  Raffaello Barbieri, il direttore, ricorda in apertura che La Capria vinse lo Strega con Ferito a morte nel 1961 e Desiati nel corso dell’incontro raccoglie il testimone: “Il mito della bella giornata raccontato da La Capria nel suo romanzo ha a che fare con l’utopia di dare un senso di pienezza alla propria vita. Vi auguro a tutti una bella giornata, una giornata piena d’amore”. Il che non vuol dire necessariamente senza ostacoli, visto che l’amore, anche quello delle fiabe, sa essere cruento. La Sirenetta di Andersen, la cui statua opera di Edvard Eriksen vigila all’ingresso del porto cittadino di Copenaghen, per amore ha perso la lingua e la parola. Ma a Copenaghen è una bella giornata e tutto si stempera. Perfino l’accenno di Raimo alle poche donne premiate allo Strega dal 1947 a oggi ­- 11 in tutto – rimane laterale.

 

La letteratura italiana in Danimarca

"Da qualche anno il Premio Strega sta contribuendo a far conoscere la nostra letteratura in Danimarca, grazie anche alla collaborazione con l'università di Copenaghen e con la Società Dante Alighieri". A quanto ci racconta Raffaello Barbieri, gli ultimi vincitori del premio sono stati tutti tradotti in danese o sono in via di traduzione: "Non solo loro, naturalmente. La lista è più corposa". Eccoli gli autori pubblicati in Danimarca, stregati e non: Michela Murgia, Melania Mazzucco, Nicola Lagioia, Paolo Cognetti, Helena Janeczek, Ascanio Celestini, Valerio Magrelli, Elena Ferrante, Claudio Magris, Antonio Pennacchi.  "A questi vanno aggiunti nomi ormai  classici: Leonardo Sciascia, Anna Maria Ortese, Goliarda Sapienza, Umberto Eco e Elsa Morante. Ma sull'onda di Camilleri sono soprattutto i gialli italiani, grazie alla loro ambientazione 'esotica', ad aver successo qui, con autori come Alessandro Perissinotto, Marco Malvaldi e Antonio Manzini ". Uno dei compiti degli Istituti italiani di cultura è quello di promuovere la cultura italiana all'estero. "In Danimarca - spiega Barbieri - generalmente è difficile presentare l'opera di uno scrittore straniero e lo studio dell'italiano negli ultimi 15-20 anni ha subito una riduzione di studenti sia nei licei che nelle università. Ecco perché i traduttori possono giocare un ruolo importante nel proporre i titoli". La Danimarca ha cinque milioni e mezzo di abitanti e i lettori giovani pare siano sempre meno ma tra gli appassionati c'è calore e le domande del pubblico esperto sono accurate, citano passi, pagine, personaggi.

 

La giuria danese

Ma come hanno votato al primo rush i giurati danesi? Barbieri: "Posso solo dire che quest'anno i nostri giurati, tra i quali ci sono accademici, insegnanti, operatori culturali, traduttori, erano in consonanza con i risultati della semifinale, cosa che non sempre accade. Lo scorso anno Due vite di Emanuele Trevi è piaciuto meno, così come anni prima non era stato apprezzato Zerocalcare". Va detto che i giurati danesi hanno una media di 50 anni. "Bisogna anche aggiungere che il tempo che hanno per leggere tutti i libri è poco", dice Barbieri. Infine tutti a cena insieme, ospiti dell'ambasciatore italiano Luigi Ferrari nella sua residenza a Copenaghen, il cui pensiero, è inevitabile, va alla guerra: "Quando questa tragedia avrà fine, la cultura ci salverà. Noi cerchiamo di costruire ponti e speriamo che i prepotenti non l'abbiano vinta". Prossime tappe prima della finale Paestum e Bisceglie.