✕

Alla riscoperta dei poeti veristi dell’Ottocento

Giosuè Carducci  
Un’antologia curata da Giuseppe Iannaccone
2 minuti di lettura

Un libretto intitolato Letto, latrina e cantina (edizioni Interlinea) può essere l'occasione per riscoprire poeti dei quali si sono perse le tracce che a fine Ottocento diedero vita a un filone verista che sfidava ogni temperanza in nome dell'aderenza a una realtà fotografata nei suoi aspetti più crudi, a volte grotteschi. Da principio fu fame di "verità", poi si tramutò in una sorta di ossessione per l'osceno, il turpe, il marginale ad ogni costo, una voglia di libertà e scompostezza, un desiderio di lascivia come reazione al canone idealizzato della versificazione romantica. Con tratti misogini a volte urticanti sebbene parodici.

Si forzava la mano con epigrammi, satire e componimenti che celebravano l'amore carnale nei suoi aspetti più scabrosi. Bordelli, prostitute e incontri mercenari, corpi in disfacimento facevano parte di un catalogo che serviva a ribaltare ogni misura etica ed estetica. Giuseppe Ianna…

Un libretto intitolato Letto, latrina e cantina (edizioni Interlinea) può essere l'occasione per riscoprire poeti dei quali si sono perse le tracce che a fine Ottocento diedero vita a un filone verista che sfidava ogni temperanza in nome dell'aderenza a una realtà fotografata nei suoi aspetti più crudi, a volte grotteschi. Da principio fu fame di "verità", poi si tramutò in una sorta di ossessione per l'osceno, il turpe, il marginale ad ogni costo, una voglia di libertà e scompostezza, un desiderio di lascivia come reazione al canone idealizzato della versificazione romantica. Con tratti misogini a volte urticanti sebbene parodici.

Si forzava la mano con epigrammi, satire e componimenti che celebravano l'amore carnale nei suoi aspetti più scabrosi. Bordelli, prostitute e incontri mercenari, corpi in disfacimento facevano parte di un catalogo che serviva a ribaltare ogni misura etica ed estetica. Giuseppe Iannaccone ha curato un'antologia di autori noti, meno noti, a volte sconosciuti, protagonisti di una tendenza che riportava in auge il "vero" spingendolo fino agli abissi della repellenza, anche in chiave anticattolica e anticlericale. I dioscuri della nuova scuola si divertivano a prendere di mira i benpensanti. Ad aprire la strada, scrive Iannaccone nell'introduzione, c'era stata la collana "Collezione Elzeviriana" edita da Nicola Zanichelli presso la quale uscirono Postuma di Olindo Guerrini, pseudonimo di Lorenzo Stecchetti, e le Odi barbare di Giosuè Carducci. Ma questi sono due dei nomi più noti, insieme a D'Annunzio, per il resto si tratta di poeti perlopiù dimenticati.

Tra lettori e critici già allora non mancarono i detrattori: Alberto De Gubernatis, autore di una Storia della letteratura in più volumi, considerava Carducci ispiratore di "una scuola satanica". In effetti il diavolo come maestro di gioie epicuree mieteva adepti tra i versificatori: "Sia benedetto Satana / che porse il pomo de 'l peccato ad Eva" (Guerrini). Scoppiò una vera e propria guerra tra tifoserie: "È un arcade!", o al contrario "Scandalo! È un mostro!". Postuma comunque fu premiato dai lettori, registrando vendite pazzesche. Si creò così un contro-canone, una koinè del laido e del brutto. Dimenticatevi le romantiche fanciulle svenevoli, i loro pallori, i sospiri, i baci al chiarore lunare e sostituitele con donne avvenenti, più concrete che sospirose. Il registro è vario. Quando Ulisse Tanganelli scansa il "gentil sorriso" dell'amata perché "le puzza il fiato" è probabilmente ironico. Lo è senza dubbio qui: "Tu mi sfondi perdio letto e solaio: / io non ti posso amar sei troppo grassa". Se oggi non ridiamo è perché l'umorismo per fortuna cambia nel tempo. Per il resto è tutto un inseguirsi di amori torbidi e sacrileghi, inni a Bacco, amplessi. Durò poco. Come scrive Iannaccone fu "una reazione e non una rivoluzione".

Letto, latrina e cantina. La poesia verista in Italia, a cura di Giuseppe Iannaccone (Interlinea, pagg. 280, euro 18)